Cerca

PoliticaPolitica

Il Senato e il “Supercanguro” divertente

senato

L'emiciclo del Senato della Repubblica

Lo svolgimento della "battaglia parlamentare" sulla riforma del Senato svela un'atmosfera da gioco di società, l'acquisizione compiuta e diffusa di un linguggio unico, con cui si animano diverse maschere di un pensiero dominante

Emendamento. E uno pensa che sia una proposizione di rango normativo intesa a variarne un'altra, di pari valore. E' invece è un marsupiale o metatero. Pare sia una specie non solo fin qui ignota, ma anche di sovrastante forza, di irresistibile corsa, tale da giustificare un superlativo assoluto che ne fermi, se non l'aereo moto, per lo meno l'immagine, l'idea: si chiama supercanguro. L'attitudine affabulatoria degli analisti politici, tuttavia, dice più di un'inerzia barocca, di un espressionismo seriale. Segnala quell'arietta di divertimento cicisbeo e incipriato che sempre più trasuda dalle maschere della critica corrucciata, della militanza strenua e pronta ad ogni spasmo e martirio.

 Il disegno di legge costituzionale di cui si favoleggia, all'art. 1 fisse le nuove competenze del Senato, quasi nulle; sarebbe stata più sensata l'abrogazione, ma la sedicente minoranza del Partito Democratico, sin dall'insediamento del Governo Renzi, ha impugnato la bandiera della democrazia, ovviamente umiliata e offesa, e si è addivenuti a questa specie di simulacro. Sul simulacro ora si tende a convergere. Ma la fiamma arde sotto la cenere. E' una sedicente minoranza, non per il profilo numerico, ma per gli interessi rappresentati. E' una sedicente minoranza perché è una reale oligarchia. E tale per inveterata vicenda. I nomi sono noti.

Ora, la qualità oligarchica di questo gruppo di potere risulta chiaramente dalla consumata abilità con cui si muovono su proscenio. Ovviamente, non si tratta solo di parlamentari; sono soprattutto uomini di studio: cattedre, case editrici, mass media. Che, di tanto in tanto, scrivono manifesti, fondano comitati, allertano le coscienze, ampliando l'ambito strettamente politico-partitico.

Ha imposto il suo linguaggio. Tutti usano le sue parole.

Questo avviene subliminalmente, perché la sedicente minoranza democratica, per occhio di mondo, è "tutta un'altra cosa" rispetto a Forza Italia, Lega e M5S. Un altro mondo, ci mancherebbe.   

Ricordo che il marsupiale avrebbe dovuto essere il testo di un nuovo art. 1 che, se approvato, avrebbe comportato la decadenza di tutti gli altri emendamenti proposti.  Salta quello, saltano questi.  78 milioni di "variazioni sul tema", frutto di un software, divertito e divertente, con cui il Sen. Calderoli ha rivendicato di aver fatto giocherellare sinonimi, contrari, verbi e congiunzioni. La lingua come polistirolo espanso. E poi tutti gli altri, forse una pattuglia manoscritta. Ma non è questo il punto, anche perché il Presidente Grasso ha assicurato che con lui nessuno salta. Forse. 

E' questa aria di scena (e di cena), questo sentire Calderoli, già rinomato produttore di leggi suiniformi, parlare come gli eroi dei week-end in Piazza Syntagma: "E' un attentato alla democrazia"; o la Sen. Bonfrisco, del Gruppo "Conservatori e Riformisti" (chiaro, no?) scandire "volgare macelleria parlamentare", come una Barbara Spinelli d'antàn (prima che scegliesse l'onusto confino di Bruxelles), che svela le quinte, i costumi, le parti. Tanto che il casto "discriminazione", consegnato da SEL agli annali, fa pensare che abbiano seguito lo stesso corso di buone maniere del Sen. Romani, di Forza Italia, che appena vibra un "E' una burla". 

Sembra un gioco di ruolo. In cui maschere e interpretazioni hanno il solo effetto di rappresentare, nel senso proprio di inscenare, lo svilimento dell'azione politica. L'esautoramento della comunità dei consociati, così, si consuma non mediante la formale soppressione dei diritti politici, ma per la loro canzonatura, la loro riduzione a costumino di scena. Di questo cancro sorridente, quella oligarchia di cattedre e finanza è stata la matrice; lì una trentina di anni fa, si è preso a sostenere, come fosse acqua fresca, che in Italia c'erano solo maggioranze incolte che andavano tenute a freno, che solo pochi sapevano qual'era il bene pubblico. Questo assunto, con buona pace delle pretese dottrinarie rimasticate suoi autori,  costituisce una farsa che, per quanto tragica, rimane pur sempre una farsa.

Lungo quella scia tragicamente farsesca, il dotto e "minoritario" Prof. Sen. Gotor, per es. ha potuto concordare, in un assolato e solitario pomeriggio estivo, con il suo collega Calderoli, la strategia senatoriale per "fargliela vedere"; e poi invece fermarsi; e poi invece no, si vedrà. E i Sen. "minoritari" Mineo e Casson hanno potuto votare come la maggioranza. Tale fucina di pensiero politico alterna isteria barricadera (chez Scalfari) a compunzione benpensante (tendenza Ezio Mauro). Perché conta solo il ruolo impersonato, il "messaggio", l'ammiccamento tortuoso, considerati come varie munizioni di un unico arsenale; ma da impiegare con misura, e a seconda del programma del giorno, come nelle esercitazioni.

Questo è un gioco in cui sacerdoti e cani da guardia della democrazia hanno rubriche telefoniche comuni, comparsate reciproche e nessuno deve farsi male. Dove il pericolo per la libera manifestazione del pensiero è rappresentato dalla sovversiva ipotesi che il mandarinato di Bianca Berlinguer o di Michele Santoro possano avere almeno un inizio di crepuscolo; o da ingenue intemperanze, piovute sullo share fallimentare del vice-direttore di Repubblica e subito sciorinate, come un balsamo pubblicitario, sul registro martirologico. E non invece da centinaia o forse migliaia di giovani, variamente aspiranti a vivere di pensiero (non necessariamente un ritrovato da baraccone) che devono acconciarsi a guardicchiare,  al di qua di una cinta di deliziosi ristorantini, discreti appartamenti e turrite cattedre: il fouier e il priveé di quegli attori.

Ciascuno ha la sua parte, anche il Movimento 5S: quella del popolino arrabbiato e inconcludente.

Non ci poteva essere altro effetto, né miglior risultato di questo per chi, per luetica mission lobbistico-editoriale, inneggia alla politica delegittimata, alla immaturità, alla immoralità di almeno tre quarti degli italiani, secondo inarrivabile stima del Prof. Eco.

Non è stata una profezia che si autoavvera: è stata una manomissione costituzionale, culturale e storica, che non ha esitato a ricondurre l'azione penale al paradigma inquisitorio e la classe media, uscita dal boom economico vittoriosa nella battaglia con la sua miseria storica, alla pregressa condizione di corpo politico minorato, maledetto e apolide.

Ma l'arma risolutiva è stata la ridicolizzazione costante della rappresentanza politica.

E oggi ci si dovrebbe stupire se, a minacciare la democrazia, secondo l'oligarchia dell'umorismo sicuro, del corruccio sempre pronto, sarebbero, anziché fucili e scimitarre, il saltellare di un canguro parlamentare e del suo marsupio normativo? La battaglia in odore di schizofrenia per il ridimensionamento del "Parlamento degli inquisiti"?

E infatti nessuno si stupisce. E nessuno ci crede.

 

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter