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Ignazio Marino si è dimesso: ecco perché alla partitocrazia quel sindaco di Roma dava fastidio

Ignazio Marino sarà stato forse pure un politico poco competente, ma non è per questo che il sindaco di Roma è stato costretto alle dimissioni. No, nemmeno per qualche cena pagata con la carta di credito del comune. Le ragioni sono ben altre e hanno a che fare più con il suo rifiuto a stringere patti con la partitocrazia per la spartizione dei contratti e per non volersi sottomettere alle lobby del malaffare

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, sarà antipatico, maldestro e fors'anche incompetente ma non è per questo che si è voluto mandarlo via. E – semmai fosse confermato – non è nemmeno per qualche cena a scrocco con la famiglia invece che con ospiti della città.

I veri motivi sono altri. Marino non ha stretto patti trasversali tra i partiti per la spartizione degli uffici e dei contratti; insieme al capo della Procura, Giuseppe Pignatone, ha lottato contro la corruzione, solitamente presente in ogni ramo dell'amministrazione capitolina; diversamente dai suoi predecessori – e, in particolare da due sindaci del centrosinistra come Francesco Rutelli e Walter Veltroni – non ha rinnovato l'alleanza con i palazzinari che ha permesso a quest'ultimi di stringere Roma in una morsa di cemento senza aver costruito i nuovi rami o i prolungamenti della metropolitana promessi in cambio delle concessioni; contrariamente al suo predecessore, Gianni Alemanno,  neofascista e alleato di Silvio Berlusconi, Marino non ha fatto assumere migliaia di parenti, clienti e amici all'ATAC o all'AMA, e non ha permesso alla malavita di rinnovare gli appalti lucrosi "meglio della vendita della droga" per l'assistenza ai migranti.

Nei due anni in cui è stato sindaco Marino ha fatto alcune cose molto importanti. Come ha ricordato Norma Rangeri su il Manifesto, “(…) iniziava la sua battaglia colpendo personaggi e lobby che i suoi predecessori neppure osavano nominare. Chiude la discarica di Malagrotta mettendo i fari addosso al business dei rifiuti; mette mano allo snodo urbanistico dei Fori Imperiali scontrandosi con la potente lobby dei commercianti; sbaracca il gotha dell’Acea, l’azienda di gestione delle risorse idriche e dell’energia, pestando i piedi a imprenditori e finanzieri; rimette in discussione tutta la gestione dell’Atac. Solo per ricordare le più importanti questioni, senza citare quelle meno appariscenti come togliere il monopolio alla potente famiglia di Tredicine, monopolisti degli ambulanti in tutto il centro storico, contrastare l’abusivismo commerciale…”

Nel suo discorso d’addio, Ignazio Marino si è rivolto ai cittadini di Roma ricordando quel che la sua giunta ha fatto e paventando un ritorno al passato:

“In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo basato sull'acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo – nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi. (…) Mi importa che i cittadini – tutti, chi mi ha votato come chi no, perché il sindaco è eletto da una parte ma è il sindaco di tutti – comprendano e capiscano che – al di là della mia figura – è dal lavoro che ho impostato che passa il futuro della città. Spero e prego che questo lavoro – in un modo o nell'altro – venga portato avanti, perché non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio".

Immediatamente dopo le dimissioni di Marino, seppur ufficiosamente, è partita la campagna elettorale, e sono davvero tanti quelli che vorrebbero mettere le mani su questa poltrona ambita, inclusi i neofascisti di Casa Pound. Con un post su Facebook, il Movimento 5 Stelle ha fatto sapere di essere interessato a governare la capitale: “Marino si è dimesso, metteteci alla prova”! E non è un mistero per nessuno che, su quella poltrona, il Premier Matteo Renzi vorrebbe piazzarci un suo uomo di fiducia.

Le elezioni si terranno a maggio dell’anno prossimo per cui è presto per capire chi potrà avere la meglio ma si può scommettere che il sistema politico non permetterà mai la vittoria di un altro outsider come lo era stato Marino, che aveva battuto alle primarie due candidati ufficiali del PD, il partito di Renzi. 

A Roma sono in molti a condividere i timori di Marino, e cioè che il nuovo sindaco possa essere qualcuno che attuerà la restaurazione, ricreando nella capitale il tradizionale connubio corrotto tra affari e politica, e cioè “business as usual”.

Indubbiamente, le dimissioni di Marino rappresentano un fallimento grave e una sconfitta, oltre che per l’ex-sindaco, per il PD, per il sistema politico e per tutti i romani onesti.

 


Wolf* Wolfgang Achtner, nato e cresciuto a New York, da molti anni residente a Roma, è un giornalista freelance e regista di documentari. Dall'Italia ha lavorato per la ABC News, CNN, Press TV, The Independent & The Independent on Sunday.

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