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Sicilia, i conti che non tornano (5,3 miliardi spariti), l’assessore Baccei e gli scippi sulla sanità

La cancellazione di 5,3 miliardi di crediti dal Bilancio della Regione siciliana 2015 sta diventando un caso politico. L’assessore Baccei prova a giustificare una vicenda dai contorni inquietanti (con il Parlamento siciliano inguaiato). Sabato prossimo la replica di Riccardo Compagnino (Sicilia Nazione). L’ammissione che lo Stato ruba alla Sicilia 600 milioni all’anno di fondi sanitari. PD siciliano=ascari

Alla fine il governatore ‘effettivo’ della nostra sempre più disastrata Isola – che non è il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ma il plenipotenziario di Matteo Renzi, l’assessore all’Economia Alessandro Baccei – è stato costretto a venire allo scoperto. Ed è anche logico: la storia dei 5 miliardi e rotti di Euro di crediti che governo regionale e Parlamento siciliano hanno cancellato dal Bilancio 2015 con una discutibilissima legge di assestamento di Bilancio sta diventando pesante. Forse anche la Corte dei Conti sta cominciando a indagare su questa vicenda. Così Baccei e il suo staff, ieri, hanno convocato in frett’e furia una raffazzonata conferenza stampa a Palermo, nella sede dell’assessorato. E’ evidente che assessore e alti burocrati cominciano ad avere paura se hanno deciso di scoprire qualche carta.

Ovviamente, non hanno detto che l’incontro è stato organizzato per rispondere ai giornali e al movimento Sicilia Nazione (e, in particolare, a Riccardo Compagnino, di professione commercialista con il pallino della finanza locale, che in materia di Bilancio della Regione sta facendo le ‘bucce’ a Baccei e ai suoi collaboratori) che contestano la cancellazione di 5 miliardi di crediti. Soldi che pagheranno gli ignari siciliani con nuove tasse in trent’anni.

dpeefBaccei e i suoi hanno preso la scusa del Dpeef, sigla che sta per Documento di programmazione economica e finanziaria. Di questo Documento – che dovrebbe descrivere lo scenario finanziario (nel caso della Sicilia, ovviamente, della Regione, perché c’è anche il Dpeef dello Stato, che oggi si chiama Def, Documento di economia e finanza) e anticipare gli interventi per il futuro – non glien'è mai fregato niente a nessuno. Tant’è vero che, negli anni passati, in più occasioni, il Parlamento siciliano ha esaminato e approvato il Dpeef dopo l’approvazione del Bilancio! La dimostrazione che il Dpeef è solo una mera prescrizione di legge.

Insomma, noi la convocazione di una conferenza stampa sul Dpeef non ce la siamo ‘bevuti’. E infatti dopo qualche dato sul Dpeef, è stato lo stesso assessore Baccei a portare il discorso sul Bilancio regionale 2016 ancora da definire (lo stesso assessore ha comunicato che il ‘Bozzone’, cioè lo schema della manovra 2016 vedrà la luce a metà novembre, con un mese e mezzo di ritardo, con la speranza che, nel frattempo, lo Stato restituisca alla Regione una parte dei soldi che ha indebitamente trattenuto, se non rubato).

Baccei ha detto che, per il 2016, c’è un disavanzo di 3 miliardi di Euro. E fino a qua c’eravamo arrivati pure noi. Poi ha cominciato a enunciare il perché di questo disavanzo, contraddicendosi. Ha detto che la responsabilità è delle gestioni passate (e in minima parte ha ragione), ma poi ha aggiunto che lo Stato, ogni anno, attraverso gli accantonamenti, toglie alla Regione siciliana un miliardo e 400 milioni di Euro circa.

fiscal compactGli accantonamenti sono i soldi che lo Stato trattiene alle Regioni per il risanamento dei conti pubblici. Dovrebbero servire per pagare il Fiscal Compact, un trattato internazionale truffaldino che l’Italia deve a due ‘geni’ dell’europeismo: Giorgio Napolitano e Mario Monti. Soldi che, ogni anno, per vent’anni, l’Italia dovrebbe immolare sull’altare di un’Unione Europea dell’Euro di banditi, di massoni e di ladri. Uno scippo ai danni degl’italiani che il Parlamento nazionale di nominati ha ‘cristallizzato’, vulnerando la Costituzione italiana del 1948 con l’introduzione del cosiddetto “equilibrio di bilancio”.

Però c’è un però. Perché l’Italia, fino ad oggi, non ha mai applicato il Fiscal Compact. Da due anni va in deroga a questo trattato internazionale-demenziale. E andrà in deroga anche il prossimo anno. Morale: non si capisce a che titolo prima il governo Letta e poi il governo Monti abbiano restrallato e continuino a rastrellare (nel caso di Renzi) questi soldi alla Regioni.

Baccei, bontà sua, ha ammesso che lo Stato, con gli accantonamenti, toglie alla Sicilia più di quanto toglie ad altre Regioni. Ciò si evince, anche se in modo un po’ confuso, dalle tabelle distribuite in conferenza stampa. La confusione deriva dal fatto che, se è corretto il raffronto tra le cinque Regioni italiane a Statuto speciale, lo stesso raffronto diventa problematico con le Regioni a Statuto ordinario: nel caso delle Regioni a Statuto speciale lo Stato trattiene risorse finanziarie, nel caso delle Regioni a statuto ordinario eroga meno risorse (i conti, in questa storia, li ha fatti il professore Massimo Costa, come potete leggere qui). In ogni caso è importante l’ammissione di Baccei circa il fatto che la Regione siciliana paghi di più. Ma il vero dato politico di questa storia è un altro: perché lo Stato continua a scippare soldi alle Regioni nel nome del “risanamento dei conti pubblici” se il Fiscal Compact non viene applicato? Noi un’idea ce la siamo fatta: con gli accantonamenti, che ormai sono diventati strutturali (e che invece dovrebbero essere congiunturali, perché un piano di risanamento dura alcuni anni e non per sempre!), lo Stato paga gli interessi sul debito pubblico (che aumenta di anno in anno nonostante i sacrifici degli italiani: da mille e 900 miliardi di Euro di debito pubblico ai tempi del governo Monti siamo passati a 2 mila e 200 miliardi di Euro, con una proiezione di 2 mila e 300 miliardi di Euro per il 2016).

Baccei, per la prima volta, ha toccato il tema della sanità. E ha ammesso che lo Stato ruba alla Regione siciliana 600 milioni di Euro all’anno. Ma non ha dato  garanzie circa la fine di queste ruberie dello Stato ai danni di 5 milioni di siciliani. E, per giunta, ha raccontato solo una mezza verità. E qual è la verità intera? E’ scritta nelle ‘carte’. Basta leggerle. Finanziaria nazionale 2007: il governo Prodi stabilisce che, in tre anni, la quota di compartecipazione della Regione siciliana alle spese sanitarie passerà dal 42% circa al 50% circa. In cambio la Regione incasserà una quota delle accise sui carburanti, previo passaggio dalla Conferenza Stato-Regioni. Questo è quanto prevede il testo approvato dalla Camera dei deputati, relatore l’allora parlamentare nazionale siciliano di centrosinistra, Franco Piro.

anna finocchiaro

Anna Finocchiaro

Nel passaggio al Senato va in scena l’inghippo. A seguire questo passaggio legislativo cruciale, a Palazzo Madama, per conto di cinque milioni di siciliani, è la senatrice catanese Anna Finocchiaro. La senatrice – nota anche per essere stata immortalata dai paparazzi mentre si reca a fare la spesa con la scorta – non deve essere stata molto ‘attenta’. Infatti, in alcuni punti, il testo che esce dal Senato sembra un po’ diverso da quello uscito dalla Camera. In questi casi la Camera, in ‘terza lettura’, dovrebbe ratificare, se è il caso correggendoli, eventuali ‘sviste’. Secondo voi la Camera si cimentava nella ‘terza lettura’ per la sola Sicilia? Non scherziamo! Risultato: da allora le burocrazie ministeriali – contrarie all’Autonomia siciliana dai tempi di De Gasperi – arzigogolano su questo passaggio della Finanziaria 2007 che il Senato ha reso un po’ ‘torbido’. I ‘dubbi’ dei burocrati ministeriali vengono recepiti dalla Conferenza Stato-Regioni che si guarda bene dal chiudere questa vicenda riconoscendo alla Regione siciliana quanto previsto dalla legge Finanziaria 2007. Una vergogna.  

Quello che Baccei non ha detto (e che invece ha detto, numeri alla mano, il deputato regionale del Movimento 5 Stelle, Sergio Tancredi), è che lo Stato, oltre ai 600 milioni all’anno, deve alla Regione siciliana anche gli arretrati: un miliardo di Euro circa dal 2007 al 2009 e 600 milioni all’anno dal 2010 ad oggi. In totale fanno 4 miliardi e 600 milioni di Euro. Se lo Stato restituisse quello che ha rubato alla Regione dal 2007 ad oggi in materia di sanità, la stessa Regione siciliana non avrebbe più un ‘buco’ di 3 miliardi di Euro nel Bilancio 2016, anzi avrebbe un miliardo e 600 Euro in più!

Ora, che il PD siciliano sia un partito di ascari è ormai matematicamente provato, visto che invece di fare gli interessi dei siciliani tutela gli interessi romani. Ma che questo scippo ai danni di 5 milioni di siciliani vada in scena mentre due siciliani – Sergio Mattarella e Piero Grasso – occupano, rispettivamente, la carica di presidente della Repubblica e di presidente del Senato (in pratica, le due più alte cariche dello Stato), beh, questo ci sembra veramente troppo!

Sapete, cari lettori, qual è l’altro aspetto incredibile di questa storia? Che l’assessore Baccei, ieri, in conferenza stampa, ha annunciato tagli alla sanità siciliana per circa 200 milioni di Euro! Pensate: gli ospedali siciliani sono già nel caos, i medici (con il contratto bloccato da sei anni) e gli infermieri sono oberati da superlavoro, interi reparti sono stati chiusi (ci sono Pronto soccorsi privi di servizio di ortopedia!), hanno lasciato in piedi ospedali ‘fantasma’ come quello di Giarre solo per evitare rivolte popolari, stanno per smantellare una parte dei servizi di Cardiologia (è anche per questo che la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, e il Nuovo centrodestra del Ministro Alfano hanno bloccato la nuova rete ospedaliera siciliana: per impoverirla ulteriormente: se lo ricordino gli elettori siciliani), la medicina del territorio, nell’80 per cento dei casi, è una presa in giro: e che cosa stanno per fare l’assessore Baccei e l’assessore alla Salute, Baldo Gucciardi? Si accingono a tagliare altri 200 milioni di Euro dalla sanità siciliana! Invece di recarsi a Roma da Mattarella e da Grasso per costringere il governo nazionale a restituire alla Sicilia i già citati 4,6 miliardi di Euro di arretrati, più i 600 milioni all’anno, si accingono a tagliare altri 400 milioni di Euro. Incredibile!

Che dire? Mattarella è del PD, Grasso è del PD, Renzi è del PD, Baccei è il braccio operativo di Renzi in Sicilia e quindi anche lui assimilabile al PD, Gucciardi è del PD: ce n’è abbastanza per invitare tutti i siciliani che hanno diritto al voto a non votare più per il PD, partito che, lo ribadiamo, numeri alla mano, penalizza 5 milioni di siciliani. Idem per il Nuovo Centrodestra Democratico di Angelino Alfano, altro partito di ascari che va contro gli interessi della Sicilia e dei siciliani.

Un altro tema toccato ieri da Baccei riguarda le pensioni. Altra storia vecchia che l’assessore sta maneggiando a proprio uso e consumo. La Regione siciliana, ai tempi di Piersanti Mattarella, ha abolito il fondo pensioni. Risultato: i circa 15 mila pensionati di oggi si pagano con il Bilancio regionale (in realtà il fondo pensioni regionale è stato ripristinato nel 2009, ma è incapiente). Questo, ha detto Baccei, provoca un ‘buco’ di 500 milioni di Euro all’anno. Vero. Quello che l’assessore Baccei e i suoi giovani collaboratori non hanno detto è che, a partire dagli anni ’80 del secolo passato, sono passati nei ranghi della Regione centinaia e centinaia di dipendenti dello Stato (soprattutto nel ruolo tecnico, ma non solo). Molti di questi sono oggi in pensione, pagati con i fondi del Bilancio regionale. Doppia fregatura per la Sicilia: lo Stato si è tenuto i contributi pagati da questi lavoratori fino al passaggio negli uffici della Regione; e la Regione,come già detto, gli ha pagato (il riferimento è ai deceduti) e gli paga la pensione. Come mai nessuno, fino ad oggi, si è occupato di tale questione?

Vi risparmiamo le amenità dette dall’assessore Baccei sullo Statuto autonomistico siciliano, sull’articolo 37 dello stesso Statuto e sul fatto che, siccome sarebbe “di difficile applicazione”, dovrebbe essere abolito (approfondiamo qui questo argomento). Discorsi senza né capo, né coda, peggiorati da semplificazioni su un ipotetico passaggio delle residue funzioni che lo Stato esercita in Sicilia alla Regione. Invece di andare a Roma a chiedere i diritti dei siciliani negati dal governo Renzi, ci mettiamo a fare ‘filosofia’ sul nulla mescolato col niente. In verità l’assessore ha detto che andrà a Roma a chiedere quanto spetta alla Sicilia. Ma ci andrà da ‘valvassino’ di Renzi… Insomma, quello che ci spetta di diritto verrà lasciato ai capricci di Renzi e degli ascari del PD siciliano. Che sarebbe una cosa da ridere se di mezzo non ci fossero 5 milioni di siciliani massacrati da Renzi e dal Partito Democratico.     

Ultimo argomento, serio almeno quanto le ruberie sulla sanità operate dal governo nazionale: i residui attivi. Ovvero i già citati crediti della Regione – circa 5 miliardi di Euro – cancellati dal Bilancio 2015 con un’ascara legge di assestamento di Bilancio. Su questo argomento Baccei ha dimostrato di avere tante idee, ma tutte confuse. Ha detto che di questi soldi “non si perde il diritto alla riscossione”, però, intanto, tra le entrate del Bilancio regionale non ci sono più…

Messo alle strette, Baccei ha ceduto la parola ai due dirigenti generali del suo assessorato, Giovanni Bologna e Salvatore Sammaritano. Due simpaticissimi Azzeccagarbugli che, con argomentazioni capziosissime, in ‘bilico’ tra Pitagora e Gorgia da Lentini, hanno provato a dimostrare che i numeri di un Bilancio pubblico non esistono come mere ‘cose in sé’, ma cambiano in ragione di motivi imperscrutabili. Infatti, nel sito dell’assessorato all’Economia, su questo spinosissimo tema, spuntano dati dei quali Bologna e Sammartano negano l’esistenza o rileggono, ora secondo ‘magie’ pitagoriche, ora in chiave sofistica.

‘Filosofia’ a parte, siamo riusciti a ‘stringere’ Baccei, Bologna e Sammartano. E li abbiamo costretti ad ammettere che dei 5,3 miliardi di crediti della Sicilia cancellati dal Bilancio, circa 600 milioni di Euro sono crediti dello Stato. A questi tre signori abbiamo chiesto, pronto accomodo, perché stiamo regalando questi 600 milioni di Euro al governo Renzi che già ci deruba. A questa domanda – che in realtà è politica e non tecnica – avrebbe dovuto rispondere l’assessore Baccei: ma non ha risposto (e avrebbe dovuto rispondere anche il presidente Crocetta: ma dovrebbe essere in grado di esercitare il ruolo di presidente della Regione, non delegando a un assessore la trattazione di argomenti così delicati: ma Crocetta, si sa, è quello che è). Su questi 600 milioni di Euro cancellati, a nostro modesto avviso dovrebbe intervenire la Corte dei Conti, ammesso che in Italia ci sia ancora uno Stato di diritto.

Appurato che Roma sta rubando alla Regione siciliana altri 600 milioni di Euro circa di crediti che sono stati cancellati con la connivenza del Parlamento siciliano (che si sommano ai soldi che lo Stato ruba alla Sicilia con lo scippo sulla già citata sanità, ai soldi che lo Stato ruba alla Sicilia dal gettito IVA, ai soldi che lo Stato ruba alla Sicilia dal gettito IRPEF e via continuando), siamo passati all’esame dei 4 miliardi e 700 milioni di Euro che, a detta di Baccei, Sammartano e Bologna non sarebbero altro che tributi non più esigibili.

Su questo punto, forse senza rendersene conto, l’assessore Baccei ha detto una cosa estremamente grave. Ha affermato che gli uffici del suo assessorato avrebbero accertato l’inesigibilità di questi 4,7 miliardi di crediti in due mesi: Agosto e Settembre. Scopriamo, così, che negli uffici dell’assessorato all’Economia non ci sono solo uomini, ma anche maghi. Perché solo un mago può effettuare un accertamento così complesso in due mesi. Un accertamento, peraltro, effettuato in presenza di uno Stato centrale (al quale compete l’accertamento) che non fornisce alla Regione le informazioni secondo quanto previsto dalle prescrizioni di legge, come si evince da una relazione firmata da un dirigente dello stesso assessorato al Bilancio.

Sammartano e Bologna, detto in parole semplici, non ci hanno convinto. Tutt’altro. Sono stati gentili e disponibili. E ci hanno anche invitato nei loro uffici per ulteriori chiarimenti. E noi andremo. Ci recheremo negli uffici dell’assessorato all’Economia dopo che Riccardo Compagnino, di fatto, replicherà alla conferenza stampa di ieri. Sabato prossimo, infatti, Compagnino ha organizzato un incontro per rispondere, punto per punto, a quanto affermato ieri in conferenza stampa dall’assessore Baccei, e dai dottori Sammartano e Bologna.

Una delle cose che ci ripromettiamo di fare è di verificare, uno per uno, i crediti che governo regionale e Parlamento siciliano hanno cancellato dal Bilancio 2015 perché inesigibili. E lo faremo perché, a nostro avviso, i soldi che la Regione sta regalando allo Stato sono di più. Anticipiamo, ad esempio, che con l’assestamento di Bilancio governo regionale e Parlamento hanno regalato allo Stato 328 milioni di Euro destinati alla Formazione professionale, con riferimento agli anni 2011-2013. Si tratta di una parte delle risorse del Fondo Sociale Europeo destinate alla Sicilia ‘parcheggiate’ nelle ‘casse’ romane dal governo di Raffaele Lombardo, in pratica dei fondi del Piano Giovani? La nostra è solo una domanda. Alla quale sarebbe bene che il governo regionale dia una risposta. Subito. Anche perché i dipendenti di questo settore non navigano nell’oro e non si possono permettere di regalare 328 milioni di Euro allo Stato.

Sempre tra i crediti cancellati da governo e Parlamento siciliano ci sono 26 milioni di Euro che lo Stato doveva al dipartimento Programmazione. Poi altri 7 milioni di Euro che lo Stato doveva al dipartimento delle Attività produttive. Quindi 26 milioni di Euro che lo Stato doveva al dipartimento delle Infrastrutture. E ancora 23 milioni di Euro che lo Stato doveva al dipartimento Agricoltura. Per non parlare di circa 100 e passa milioni di Euro, relativi al 2006-2007 senza indicazione!

Insomma, per noi questa storia rimane brutta. Così come bruttissima è la vicenda della sanità. Sabato parlerà Compagnino. La partita su questi 5,3 miliardi di Euro cancellati dal Bilancio regionale è tutt’altro che chiusa.

ps

Ah, dimenticavamo: in conferenza stampa sono stati ricordati i 2 miliardi di Euro che, negli anni passati, erano stati accantonati per fronteggiare il problema dei crediti inesigibili. Soldi che il governo Lombardo ha rastrellato e utilizzato per la spesa corrente. Tutto vero. Ad ognuno le proprie responsabilità.  

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