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La sinistra che può contare nonostante il fattore L

La recente campagna elettorale in Portogallo

La recente campagna elettorale in Portogallo

Il recente esempio del Portogallo ci ricorda che mandare al potere una sinistra vera, anticapitalista, è molto più difficile adesso che mezzo secolo fa. Ma ciò non significa che ci si debba rassegnare o disperare. E' merito di Bernie Sanders che Hillary Clinton è stata costretta a criticare gli eccessi del capitalismo. In Italia, nonostante il "fattore L", serve un partito che impedisca a Renzi di far quel che gli pare

Perché stupirsi di ciò che è avvenuto in Portogallo, ossia del rifiuto del presidente Cavaco Silva, un economista liberista, di conferire l’incarico di formare il governo al leader della coalizione di sinistra, maggioritaria, con la scusa che le sue posizioni anti-euro “destabilizzerebbero i mercati”? 

Una volta c'era il "fattore K", azzeccata espressione inventata da Alberto Ronchey (di ben altro livello erano i giornalisti allora, anche quelli conservatori) per spiegare l'impossibilità di ricambio politico in Italia: ci toccava restare e morire democristiani perché l'alternativa comunista non era accettabile dagli Stati Uniti, il Vaticano, la Confindustria. In cambio le alternative socialdemocratiche erano ammesse, sia pure obtorto collo, proprio per via della minaccia costituita dall’URSS e dai partiti che a essa facevano riferimento – e dalle masse che riuscivano a portare in piazza. 

Poi il neocapitalismo ha vinto la Guerra Fredda e imposto la sua egemonia, e il libero mercato è diventato un dogma assoluto: chiunque si opponga al continuo arricchimento dei ricchi e al culto delle celebrity e del successo, fosse pure al prezzo della distruzione dell'ambiente, delle comunità, della civiltà e della democrazia, è un eretico. Esiste oggi un "fattore L", in cui la elle sta per Liberismo. È una religione fondamentalista e non tollera alternative a sé stessa. 

Meglio prenderne atto: mandare al potere una sinistra vera, anticapitalista, è molto più difficile adesso che mezzo secolo fa. Ma ciò non significa che ci si debba rassegnare o disperare. Soprattutto non significa che ci tocchi diventare liberisti per forza, con la scusa che è l’unico modo per andare al governo e fare affari, come il Pd renziano.

Al contrario. Più l’opposizione è radicale più il centro tende a spostarsi in quella direzione. Non importa vincere: importa organizzarsi e mobilitarsi. 

Guardate gli imprevedibili cambiamenti che la comparsa di Bernie Sanders ha provocato nel panorama politico americano: alla fine poco conta che abbia la concreta possibilità di imporsi nelle primarie; è per merito suo se anche la candidata che piace a Wall Street, Hillary Clinton, è stata costretta a criticare gli eccessi del capitalismo, chiamandolo proprio con quel nome. Per la prima volta da quando seguo i dibattiti televisivi (ossia da decenni) è stata addirittura usata la parola socialismo in senso non automaticamente denigratorio. Qualcuno forse ricorderà che nel 1972 Nixon travolse l’avversario McGovern e venne confermato alla Casa Bianca con il 61% dei consensi: McGovern era troppo di sinistra, si disse. Ma il fatto che quasi il 40% degli americani fosse disposto a scegliere un candidato davvero progressista fu sufficiente a costringere Nixon a politiche sociali ed economiche moderate.

È quello che in Italia accadde negli anni del fattore K: benché escluso dal governo e bloccato intorno al 30%, il PCI influenzò enormemente la politica della DC. Non ci fossero stati i comunisti, De Gasperi avrebbe imposto le trasformazioni renziane già nel 1953, quando fece passare la legge truffa (una specie di Italicum un po' meno osceno). Invece perse le elezioni, dovette dimettersi e morì poco dopo; mentre per l'Italia si aprì la stagione delle riforme, alcune delle quali molto avanzate. E senza la presenza al suo interno di una quinta colonna del capitalismo come il migliorista Napolitano, il PCI avrebbe forse ottenuto di più.

Negli anni del fattore L la sinistra portoghese deve rifiutare gli avventurismi ma ancor di più i compromessi e di sicuro la rassegnazione: il governo di destra voluto da Cavaco Silva potrà essere condizionato dall’opposizione se essa resterà unita e determinata e se conserverà il suo programma di cambiamenti profondi, anti-sistema – l’uscita dall’euro, l’uscita dalla NATO. In Italia bisognerebbe andare nella medesima direzione ma siamo molto indietro: la democristianizzazione del Pd ha lasciato un vuoto spaventoso e la priorità è ricostituire un partito (non un'accozzaglia di cani sciolti e megalomani) che pur senza speranze di vincere le elezioni (e dunque di spartirsi poltrone) tuttavia impedisca a Renzi di fare quello che gli pare. 

 

 

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