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Crocetta vara il suo quarto governo, ma la Sicilia continua ad affondare

Crisi economica. Crisi sociale. Autostrade e strade abbandonate. Con le piogge che provocano frane ovunque. L’ultima ha spezzato la condotta idrica che porta l’acqua a Messina. Dove ormai si va avanti con le autobotti e le navi cisterna. Disastri, disastri e ancora disastri   

Dopo  giorni e giorni di snervanti trattative con le forze di maggioranza – ma per ristabilire la vera verità i contatti veri hanno coinvolto quasi esclusivamente i big del PD e dell'UDC – sembra sia arrivata la #voltabuona per il nuovo governo regionale. Il presidente della regione, Rosario Crocetta, ha messo fuori dalla Giunta due assessori: l’avvocato Antonio Fiumefreddo, che era stato nominato 24 ore prima, e l’uscente Cleo Li Calzi, che era stata riconfermata sempre 24 ore prima.

Il nuovo governo siciliano risulta così composto: Mariella Lo Bello vicepresidente, assessore per le Attività produttive; Antonello Cracolici assessore per l'Agricoltura, sviluppo rurale e della pesca mediterranea; Giovanni Pistorio assessore per le Infrastrutture e la Mobilità, Maurizio Croce, assessore per il Territorio e Ambiente; Antony Barbagallo assessore per il Turismo, sport e spettacolo; Baldo Gucciardi assessore per la Salute; Gianluca Miccichè assessore per la Famiglia, politiche sociali e lavoro; Alessandro Baccei assessore per l'Economia; Carlo Vermiglio, assessore per i Beni culturali e l'identità siciliana; Vania Contrafatto assessore per l'Energia e i servizi di pubblica utilità; Bruno Marziano assessore per l'Istruzione e la Formazione professionale.

All’appello manca il dodicesimo assessore. Il Presidente Crocetta ha dichiarato alla stampa: "Completerò la squadra di governo in accordo con la segreteria nazionale e regionale del PD, per risolvere alcuni problemi politici rimasti in campo. Ringrazio i partiti e il segretario Fausto Raciti per il grande lavoro svolto per assicurare alla Sicilia un governo politico".

Il risultato che viene fuori allo stato attuale vede la piena soddisfazione di Giampiero D'Alia e meno mal di pancia del Partito Democratico. E’ stata trovata una soluzione di buon senso che ha fatto fare un passo indietro a Rosario Crocetta che ha dovuto rinunziare ancora una volta a inserire un proprio beniamino nel nuovo governo: si tratta del già citato Fiumefreddo, che per la seconda volta viene nominato e poi sostituito nel giro di 24 ore.

Non mancano gli scontenti, rimasti a bocca asciutta. Come Sicilia Futura di  Totò Cardinale. O come i socialisti (si tratta di deputati del Parlamento siciliano raccolti qua e là che si autodefiniscono socialisti). O, ancora, come i deputati dell’ex gruppo di Sicilia Democratica.

Quello formato da Crocetta è il quarto governo che comunque non appaga i politici e soddisfa ancora meno i cittadini siciliani che hanno già notato che la cosiddetta ‘rivoluzione’ indicata dallo stesso Crocetta alle ultime regionali si è rivelata solo un bluff allo scopo di catturare consensi e il cui risultato è sotto gli occhi di tutti: lo  sprofondamento economico della Sicilia. Mafia, antimafia sono parole molto pronunziate dal Governatore, ma quello che viene fuori è che sono aumentati in Sicilia i disoccupati e la povertà si tocca per mano.

Noi ci chiediamo ancora una volta: come mai Rosario Crocetta ha rinunziato agli effetti positivi di un contenzioso di oltre 5 miliardi di Euro che lo Stato avrebbe dovuto versare nelle ‘casse’ della Regione siciliana? L’ha fatto per ingraziarsi il capo del governo Renzi sulla pelle di 5 milioni di siciliani?

Il risultato di questa rinuncia è che oggi la Regione è senza soldi. Sembra incredibile, ma non ci sono nemmeno le risorse finanziarie per pagare non soltanto i lavoratori precari, ma – in alcuni casi – anche i dipendenti pubblici.

L’amministrazione regionale guidata da Crocetta è un disastro. Ma, come già accennato, è un disastro anche l’economia dell’Isola. Ci chiediamo e chiediamo: cos’anno combinato in tre anni di legislatura gli ‘industriali’ di Confindustria Sicilia, che sono stati i principali alleati di Rosario Crocetta? Praticamente nulla. Nulla, almeno per 5 milioni di siciliani. Di altre cose non sappiamo… E’ bello riempirsi la bocca di frasi, slogan e magari ottenere prebende e posti nelle istituzioni e nei consigli di amministrazioni: ma quando si denota che la situazione della Sicilia diventa drammatica occorre fare un passo indietro. Ciò vale per Rosario Crocetta, ma anche per gli industriali illuminati e principalmente per coloro che hanno avuto un mandato a rappresentare i siciliani nel Parlamento dell’Isola. 

All’atto della sua elezione Rosario Crocetta aveva dichiarato che non voleva politici nel suo governo e la stessa cosa avveniva nel secondo e nel terzo governo. In questo quarto governo abbiamo assistito, quasi quasi, alla supplica di Crocetta verso i politici affinché entrassero nel nuovo esecutivo. Alcuni hanno accettato e qualcuno ha detto: no, grazie! Ciò comunque dimostra che l’attuale Governatore si rende conto dei fallimenti dei predenti governi o magari vuole scaricare il prossimo fallimento ai politici?

E’ un interrogativo la cui risposta l’avremo fra pochi mesi perché siamo più che convinti che Matteo Renzi farà fare a Crocetta la stessa fine del galantuomo Ignazio Marino. A quanto pare Renzi persegue questo disegno da parecchi mesi e non l’ha potuto realizzare solo ed esclusivamente perché gli attuali deputati del Parlamento siciliano del suo partito si sono rifiutati di presentare, come hanno fatto a Roma, le proprie dimissioni. E in ciò hanno dimostrato di credere, fino in fondo, nel detto di Andreotti: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.

Ma si rendono conto questi eletti del popolo, non solo del PD, ma di tutte le formazioni politiche del Parlamento siciliano che le cuoia le stanno tirando i 5 milioni di siciliani? L’economia dell’Isola è bloccata. La povertà aumenta. Le strade e le autostrade cadono a pezzi. E si sbriciolano anche colline e valli a causa di un dissesto idrogeologico incontrollato. Una frana ha distrutto la condotta che porta l’acqua Messina. Sembrava, dopo sette giorni di sete, che la situazione fosse tornata normale. Invece sono intervenute altre frane. Mezza Città dello Stretto è ancora senz’acqua. E ormai si va avanti con le autobotti e con le navi-cisterna. Un delirio.

Che dire? Rinnoviamo l’invito a Crocetta e ai partiti che lo sostengono: prima che sia troppo tardi togliete le tende, dimettetevi e rimettetevi al voto degli elettori.

 

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