Cerca

PoliticaPolitica

UK: la lettera di Cameron al Consiglio Europeo

Nella lettera che il Primo Ministro britannico David Cameron ha inviato al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk sono contenute una serie di richieste per favorire la rinegoziazione di alcuni principi della Comunità Europea, una “mission possible” utile ad aprire la strada al referendum britannico sull’Europa

Nel rigore della massima trasparenza il Primo Ministro britannico, David Cameron, ha inviato una lettera-documento al Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk. Facendosi interprete e portavoce delle perplessità della nazione, il Primo Ministro ha elencato una serie di richieste per favorire una nuova rinegoziazione di alcuni principi della Comunità Europea.

Con questa lettera Cameron intende preparare un terreno favorevole di discussione con gli altri 27 stati prima del summit Europeo fissato per il 17 dicembre. Dai toni usati, si evince che il Primo Ministro è alla ricerca di un'alleanza in Europa, un'alleanza di cui ha bisogno per riuscire a far abbassare i toni del nutrito partito degli euroscettici che in UK continua ad avere un forte potere.

Flessibilità è la parola chiave che come un fil rouge attraversa tutto il documento: flessibili devono dimostrarsi di essere le istanze politiche della Comunità Europea di fronte alle richieste dei diversi Stati incoraggiando politiche di lavoro comune, ma nel rispetto delle diverse esigenze dettate dai diversi stati. Quattro sono le aree in cui possono riassumersi le proposte di Cameron: economia, competitività/meritocrazia, sovranità e immigrazione. Il Primo Ministro britannico invita la Comunità Europea ad una protezione economica dei nove stati che appartenendo alla no eurozone, che necessitano di forme di garanzia in relazione ai meccanismi di salvaguardia della valute. La competizione/meritocratica è un altro aspetto che viene sottolineato nel documento come principio base dei sistemi democratici. È la competitività che, sostiene Cameron, incentiva la crescita economica attraverso la ricerca scientifica e solo una ricerca scientifica competitiva potrà dotare l’Europa di sistemi di sicurezza nazionali. Pur riconoscendo un ruolo importante al Parlamento Europeo, Cameron chiede esplicitamente di rinforzare e garantire la sovranità dei Parlamenti Nazionali. Ma il punto più saliente del documento è la problematica dell'immigrazione. Attualmente il Regno Unito ha 70 milioni di abitanti e diventerà nel giro di pochi anni il paese più popolato della EU. Il numero degli immigrati che ogni anno entrano in UK (principalmente dai paesi dell’est europeo) ammonta a 300.000: un processo che per Cameron sta diventando insostenibile a causa degli enormi costi sociali cui il paese si ritrova a dover far fronte. Per queste ragioni propone che accanto, alla libera circolazione dei cittadini della Comunità Europea, la Gran Bretagna possa riservarsi il diritto di concedere i benefici sociali ai cittadini stranieri solo dopo quattro anni di versamenti di contributi nelle casse dello stato.

Tutte queste richieste sono state definite dallo stesso Primo Ministro come una “mission possible” utile ad aprire la strada al referendum che determinerà la posizione della Gran Bretagna in relazione all’Europa. Il tono conciliativo e collaborativo delle parole di Cameron trova una spiegazione nel monito che lo stesso Primo Ministro ha rivolto ai suoi avversari euroscettici: “Questo sarà un referendum che determinerà il futuro delle generazioni a seguire”.

Forse non è un caso che la lettera aperta di Cameron appaia dopo la pubblicazione di un documento sottoscritto da esponenti dell’establishment britannico, dal capo dell’M16, Pauline Neville Jones, dall’ex ambasciatore britannico a Washington, Christopher Meyer e da Richard Dearlove, ex capo del M16. I contenuti del documento descrivono la posizione un po’ critica a livello internazionale della Gran Bretagna: incerta su che posizione prendere sulla Siria, poco efficace sulla crisi in Ucraina, un paese dove il forte euroscetticismo si accompagna ad una minima accoglienza degli immigrati. Il rischio, viene sottolineato nel documento, è che l'UK possa volgere verso una posizione di isolamento, negandosi un ruolo di costruttore di coalizioni e di cooperazione in qualità di secondo stato della Comunità Europea. Il documento termina con un invito a “concentrarci sulla sicurezza nazionale e favorire la prosperità di tutti piuttosto che solo l’immediato interesse economico di pochi”.

È come se i due documenti, e quindi le diverse istanze del sistema democratico britannico, si stiano muovendo verso una direzione comune. Non possiamo che aspettare con apprensione la risposta dell'UE.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter