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Un’altra sinistra più a sinistra della sinistra del PD di Renzi? Possibile, SI

Stefano Fassina e Giuseppe Civati

Stefano Fassina e Giuseppe Civati

La sinistra italiana continua la sua tradizione scissionista: mentre alla Leopolda di Firenze il premier-segretario del PD Matteo Renzi affermava che "essere di sinistra non sia organizzare piccoli partiti che non vinceranno mai", a Napoli e Verona si tenevano i convegni delle sinistre alternative; quella formatasi attorno all'ex PD Giuseppe Civati e battezzata "Possibile", e quella fondata dall'ex vice ministro Stefano Fassina, chiamata "Sinistra Italiana" e in cui è già confluita SEL di Nichi Vendola

"Credo che essere di sinistra non sia fare i convegni o organizzare piccoli partiti che non vinceranno mai", taglia corto Matteo Renzi. Il riferimento è a Sinistra Italiana, nuovo partito, guidato dall’ex PD Stefano Fassina, nato il 7 novembre scorso e posizionato a sinistra del Partito Democratico. La stessa frase avrebbe potuto riguardare anche Possibile, movimento fondato nel giugno 2015 dall’ex PD, Giuseppe Civati. È un copione non nuovo per la sinistra italiana. Il vizio sempreverde che non si smentisce nemmeno questa volta: la frammentazione. Si è formata una piccola costellazione di sinistra, a sinistra del PD.

Non è stato un fulmine a ciel sereno è vero. Già l’Italicum aveva fatto venire alcuni nodi al pettine. Il PD si era diviso tra renziani e dissidenti. Tra questi Roberto Speranza, ex capogruppo, Pier Luigi Bersani, ex segretario, Civati e Gianni Cuperlo. Prima la legge elettorale e poi il Jobs Act avevano fatto perdere coesione al Governo. Ora l’insofferenza ha raggiunto il limite. Insofferenza nei confronti di un partito “Renzicentrico” che, a detta dei fuoriusciti, non ha saputo interpretare le necessità del paese e i valori del partito. E quindi via verso una nuova sinistra alternativa a quella di Governo. Anzi, nuove sinistre alternative. Perché Possibile e SI hanno due anime molto diverse. 

Sebbene entrambi rivendichino posizioni alternative a quelle della sinistra renziana, il movimento di Civati e Sinistra Italiana guidata da Fassina, sembrano essere ingranaggi pronti a ruotare in modo differente. Possibile si propone come "nuovo soggetto politico che non si aggiunge a quelli che già ci sono ma che prova a metterli in relazione" spiega Civati. Si parla di movimento e di soggetto politico, quindi di un calderone più vasto e anche meno delineato rispetto ad un partito. Un’entità di più ampio respiro insomma. Sinistra Italiana prende invece le dimensioni di vero partito alternativo al PD. Vi è già confluito Nichi Vendola con SEL e, stando agli ultimi sondaggi, SI viaggia a quota 4% (Euromedia). E siamo solo all’inizio. Mentre Possibile, per ora, ha promosso alcuni referendum – su legge elettorale, trivellazioni in mare, le grandi opere, il Jobs act e la Buona scuola (senza raggiungere il quorum di firme n.d.r.) – SI punta in tutt’altra direzione. Fassina mira dritto al timone della Capitale. "Sì, ci metto la faccia. Propongo la mia candidatura" ha detto il leader di Sinistra Italiana, ribadendo che a Roma, ma anche a Napoli e Torino, il suo sarà un partito opposto al PD. Persino più vicino al M5S, se necessario.

Resta da vedere se questa frammentazione possa produrre dei risultati significativi per il paese o se, ancora una volta, non si tratti solo, come ha sottolineato Renzi, di una "sinistra ideologica che non vincerà mai. Al massimo aiuta la destra a vincere".

Per ora la divisione è stata ancor di più accentuata dall’ultima edizione della Leopolda indetta da Matteo Renzi. Titolata “Terra degli uomini” si è di fatto conclusa il 13 dicembre la sesta edizione della convention renziana. Come ha ribadito il Presidente del Consiglio, anche quest’anno la Leopolda è stata un’occasione per confrontarsi, promuovere idee e sogni, trattare grandi temi di attualità stretta. Ma è stata più che altro l’occasione buona per vedere in scena il teatro di una sinistra scissa e litigiosa. È proprio lo stesso week end della Leopolda che è stato scelto dalla sinistra opposta al Pd per organizzare una contro-Leopolda. A poco servono le parole del ministro dei Trasporti Delrio, che ha affermato "Sono contento di stare qui alla Leopolda. E' una grande piazza democratica, piena di energie e di idee. E' un luogo di confronto, dove circolano le idee, soprattutto dei giovani. La Leopolda non è l'occasione per creare un nuovo partito, ma è una piazza piena di energia, esattamente ciò che i partiti dovrebbero frequentare di più, perché hanno perso il contatto con la gente comune".

Mentre era in corso la Leopolda, difatti, Napoli e Verona erano il teatro di convention promosse dalle due nuove realtà di sinistra a sinistra del Pd. A Napoli si sono ritrovati i militanti di SI mentre a Verona, Civati e la sua creatura: Possibile. La politica di sinistra contro la finta sinistra. È un gioco a chi è più vicino agli ideali storici del partito contro quelli che hanno profanato i veri valori della sinistra. I toni e i rimproveri non hanno nulla di nuovo. Sembra di essere proiettati indietro di anni e anni. Vendola afferma che a Firenze non si riuscirebbe a trovare la sinistra nemmeno inforcando un paio d’occhiali. Servirebbe piuttosto avere a portata di mano una buona lente d’ingrandimento o un potente telescopio. 

Al premier si critica l’aver abbracciato un programma berlusconiano, l’essere scivolato silenziosamente dalla parte del nemico storico. Si critica l’aver fatto del PD un partito della nazione. Ed è proprio in quest’ultimo passaggio che si gioca il grande scarto tra PD e nuova sinistra formatasi in contrapposizione al Governo. La necessità di quest’ultimi di scappare dalle maglie di un partito irriconoscibile. Un partito che –  se storicamente era vicino al popolo e della vicinanza e presenza nel territorio faceva un punto di forza – ora sembra aver messo la cappa azzurra del grande e impersonale partito della nazione. D’altro canto è stato più volte rivendicata, da Fassina e da Civati, la necessità di una diversa sinistra, nuovamente vicina ai suoi elettori, nuovamente radicata nel territorio. Lì dove c’è bisogno. Una qualità che Renzi ha portato via al PD. Almeno dal loro punto di vista.

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