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Il muro di Trump e l’ipocrisia di sinistra

Trump, che paura, vuole alzare le tasse ai ricchi e regolamentare Wall Street

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Persino in Italia si è tremato quando Donald Trump ha vinto in New Hampshire, eppure il miliardario è più vicino alle posizioni di Bernie Sanders che a quelle di Ted Cruz. Per questo i media liberisti lo temono e per questo lo attaccano. Ah, non vuole più immigrati...

Sconforto di tanti italiani alla notizia che Donald Trump ha vinto in South Carolina. Nessuno di loro aveva sprecato un sospiro quando Ted Cruz, che è un vero fanatico fascioliberista, aveva vinto in Iowa. Come mai? Perché ai media al servizio delle multinazionali Trump non piace: vuole alzare le tasse ai ricchi, regolamentare Wall Street, conservare la riforma sanitaria di Obama. Soprattutto non è un globalista, anzi, predica un maggiore isolazionismo dell’America. Il che significherebbe minori ingerenze negli affari degli altri paesi: la fine insomma dell’espansione commerciale delle corporation con la protezione del Pentagono. È anche decisamente ostile al TPP e al TTIP, che ha definito “delle follie”. In cambio, Trump vuole meno immigrati.

Che tutto ciò proprio non vada giù ai liberisti, quelli che negli ultimi trent’anni hanno creato un’ineguaglianza economica senza precedenti nella storia (62 plutocrati con più denaro di tre miliardi e mezzo di persone) e che stanno sistematicamente eliminando le autonomie degli Stati, lo capisco perfettamente. Bernie Sanders è il loro incubo ma Trump non li rassicura affatto. Ciò che invece non capisco è come mai sia diventato l’incubo della sinistra italiana. Quella che insieme a Matteo Renzi appoggia Hillary Clinton, che ha un po’ meno soldi di Trump ma buona parte li ha avuti dalla Goldman Sachs e dalle altre banche d’affari che si stanno comprando il mondo (grazie a suo marito Bill e all’abolizione, da lui voluta, della legge Glass-Steagall).

È che ormai parte della sinistra, incapace di contrastare il grande capitale, ha preferito convertirsi e specializzarsi in una o due cause che fanno anche gli interessi delle corporation ma che sembrano tanto simili a vecchie battaglie del buon tempo andato. Il terzomondismo e l’internazionalismo, in particolare: chiunque si opponga è un fascista e un razzista, e nulla importa che la libera circolazione dei miserabili (oltre che dei capitali e delle merci) serva solo a creare una nuova schiavitù, a smantellare il welfare, a privatizzare i beni comuni, a rendere impraticabile la democrazia. Poco importa che le guerre e le tensioni siano cresciute, che la classe media si stia impoverendo, che l’ambiente sia prossimo alla catastrofe. I liberisti credono che il libero mercato aggiusterà magicamente tutto; e le anime belle credono che ad aggiustare tutto sarà la retorica buonista. Non le azioni buone, quali per esempio rinunciare a un consumismo compulsivo reso possibile dallo sfruttamento delle risorse naturali e umani dei paesi poveri, o alla colf ucraina a cinque euro all’ora; o magari scioperare, lottare, almeno votare per imporre più equità fiscale, più vincoli alle multinazionali, meno colonialismo commerciale. No, queste cose le vuole anche Trump, il fascista. L’importante è essere, a chiacchiere, contro i muri.

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