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Nel ring di Brooklyn Bernie colpisce, Hillary barcolla ma non cade

Nel dibattito dei democratici prima delle primarie di New York, Bernie Sanders e Hillary Clinton senza più freni

sanders clinton brooklyn
Quello di Brooklyn è stato il dibattito tra Hillary Clinton e Bernie Sanders più aggressivo, dove il senatore del Vermont ha messo alle corde la ex First Lady sui compensi da Wall Street, ma senza saper poi sferrare il colpo decisivo. Coraggiosa quanto rischiosa la presa di posizione sul conflitto israelo-palestinese

Se le sono date di santa ragione Hillary Clinton e Bernie Sanders al dibattito della CNN di Brooklyn a soli cinque giorni dalle primarie dello Stato di New York. Certo legnate a colpi di parole, ma quelle scambiate tra i due contendenti sono risultati pesantissimi macigni che, se la favoritissima Hillary Clinton dovesse alla fine conquistare la nomination, potrebbero trasformare la serata di giovedì in un boomerang per il Partito Democratico. Al quartiere centrale del Partito Repubblicano forse già stanno lavorando all’editing del video del dibattito di Brooklyn  per farne spot elettorali per gli ultimi giorni prima del voto di novembre.

Lo scontro duro era previsto, Sanders non aveva scelta,  attaccare come non aveva ancora mai fatto la rivale Clinton che nei sondaggi resta ancora in netto vantaggio (17 punti secondo il WSJ). Una sconfitta  in queste primarie newyorchesi di Sanders  – dopo aver vinto le ultimi sette primarie di fila ma che lo fanno rimane a oltre 200 delegati di svantaggio per le sconfitte rimediate negli Stati del Sud –  decreterebbe la probabile resa per le ambizioni presidenziali del senatore del Vermont e il ridimensionamento della “political revolution” che la sua campagna elettorale vorrebbe diffondere nel paese.

Per questo Sanders non aveva scelta ed è andato subito all’attacco, accusando Hillary Clinton di aver dimostrato di non avere le capacità di giudizio necessarie, come quando votò al Senato per l’invasione dell’ Iraq, quando proprio Sanders fu tra quei pochi senatori a votare contro. E quindi accusando per l’ennesima volta Clinton di restare al servizio degli interessi di Wall Street per aver preso per la sua campagna elettorale decine milioni di dollari dai SuperPac.

Hillary, per difendersi da questa accusa, ha cercato la sponda del presidente Barack Obama: anche lui è ricorso a quei finanziamenti… Ma è stato proprio Sanders a far notare che Clinton stava cercando lo scudo del presidente Obama: “Ho capito, questa sera continuamente parlerai di Obama…”.

Quello dei soldi e dei finanziamenti elettorali è stato l’argomento d’attacco preferito da Sanders, che però non ha saputo fornire una risposta chiara quando Wolf Blitzer, uno dei conduttori della CNN, gli ha chiesto di citare un episodio dove sia stato provato che Hillary Clinton abbia favorito gli interessi di Wall Street.

Al Navy Yard di Brooklyn, Sanders è riuscito a mettere alle corde Hillary Clinton solo quando si è riparlato del suo famoso discorso “a porte chiuse” pagato 250 mila dollari dalla banca di investimento di Wall Street Goldman Sachs. Sanders è stato aiutato da una delle giornaliste della CNN, Dana Bash, che ha insistito con Clinton sul perché lei non abbia ancora reso pubblici i trascritti di questi discorsi. Clinton ha ripetuto il ritornello: “Lo farò solo quando anche gli altri candidati lo faranno”. A questo punto Sanders l’ha presa in giro dicendo: “Io pubblicherò tutte le trascrizioni dei miei discorsi a Wall Street, pronunciati non per 250 mila dollari, né per due centesimi. Semplicemente non ho mai tenuto un discorso a porte chiuse a Wall Street”.

L’ottima giornalista Dana Bash non ha desistito e ha ripetuto la domanda a Clinton tre volte, dicendo anche che a questo punto, ad avere interesse nella lettura  del contenuto del trascritto di quei discorsi non sono i repubblicani, ma gli elettori democratici. Qui Clinton è rimasta senza parole per un momento, ma poi astutamente è uscita dall’angolo cambiando discorso e chiedendo a Sanders quando lui pubblicherà la dichiarazione dei redditi, cosa che lei aveva già fatto. A questo punto anche l’altro conduttore Wolf Blitzer ha incalzato Sanders, chiedendo perché ancora non l’avesse pubblicata quella dichiarazione dei redditi. “Beh, io e mia moglie siamo stati un po’ impegnati con altro in questi giorni – ha replicato Sanders – Ma domani renderemo pubblica la dichiarazione dei redditi del 2014, ma non vi aspetta granché , è molto noiosa.  Resto uno dei senatori dal reddito più basso “.

Ma anche Hillary Clinton è riuscita a mettere alle corde il senatore Sanders quando ha toccato il problema delle armi facili, accusando il senatore del Vermont di essere stato “un sostenitore della NRA”, (La National Rifles Associations, la potente lobby delle armi), E’ noto che Sander, negli anni novanta, per essere eletto nel Vermont alla fine prese posizioni morbide rispetto alle leggi dello stato sulla circolazione delle armi. Questo resta un’ ombra nel curriculum politico di Sanders, che anche nel dibattito di Brooklyn egli non è riuscito a far sparire.

Ma Sanders si è ripreso quando si è passati ai suoi temi preferiti, come quello del salario minimo, ribadendo il suo supporto per portarlo a 15 dollari l’ora e accusando la Clinton di volere una riforma ridotta, portandolo a soli 12 dollari. La Clinton non è stata chiara su questo punto e dopo il dibattito, la CNN ha svelato che nello stesso sito della campagna elettorale di Hillary in effetti si parla di una proposta che punta nell’immediato a soli 12 dollari.

Anche sulla politica estera, di solito il campo preferito da Hillary Clinton, Sanders questa volta ha lottato alla pari, accusando l’ex segretario di Stato di essere stata “la pianificatrice” del caos creato in Libia con la caduta di Gheddafi, cioè commettendo lo stesso errore che fece Bush con l’ Iraq. Qui Sanders ha citato un articolo del New York Times che svelava il ruolo di “falco” della Clinton per il “regime change” e lo stesso Wolf Blitzer, nel fare la domanda, aveva ricordato che il presidente Obama aveva ritenuto il suo più grave errore di politica estera proprio l’intervento in Libia. Qui Hillary non ha ceduto di un millimetro e ha difeso la sua politica che da Segretario di Stato ha sostenuto in Libia, dicendo che era stata appoggiata anche dalle Nazioni Unite e che alla fine anche Sanders votò per l’intervento come tutti i senatori. “Il fatto che due elezioni si siano potute tenere in Libia è stato un risultato straordinario” ha detto Clinton e la responsabilità  per la destabilizzazione della Libia, secondo l’ex segretario di Stato,  ricadrebbe sui libici “che non hanno voluto gli aiuti militari che erano stati messi a disposizione dopo la caduta del regime per assicurare la sicurezza” del paese durante il difficile passaggio alla democrazia.

Quando l’argomento si è spostato alla NATO, Sanders ha attaccato riaffermando una posizione che poi è anche quella di Donald Trump: gli alleati europei devono contribuire di più alle spese per la sicurezza all’interno della NATO. Ma Hillary Clinton, pur affermando l’importanza della NATO per contenere l’espansionismo della Russia, ha spiazzato l’avversario dicendosi anche lei d’accordo sul fatto che gli europei debbano contribuire di più alle sue spese.

E sempre sulla politica estera, durante il dibattito è accaduto qualcosa di straordinario mai visto prima in una campagna elettorale per le presidenziali USA. E’ stato quando Bernie Sanders, rispondeva alla domanda rivolta da Blitzer col tono quasi fosse un errore da farsi “perdonare”, in cui si ricordava una dichiarazione in cui il senatore del Vermont accusava Israele di aver usato un uso sproporzionato della forza nella sua invasione di Gaza in risposta agli attacchi terroristici di Hamas. Qui Sanders, invece di cercare di “farsi perdonare” per la sua dichiarazione, l’ha rafforzata ribadendo che colpire donne e bambini provocando oltre 1500 morti e 10 mila feriti, e distruggere le infrastrutture di Gaza (ospedali, scuole etc) è stata proprio una risposta sproporzionata e aggiungendo: per raggiungere una pace tra israeliani e palestinesi, gli USA devono smettere di essere sbilanciati solo da una parte, “bisogna trattare pure i palestinesi con rispetto e dignità”.  Dal canto suo Hillary Clinton ha ricordato di aver trattato il cessate il fuoco tra Israele e Hamas in quell’occasione, senza mai pronunciarsi se quella risposta militare israeliana contro Gaza fosse stata sproporzionata ma anzi ribadendo le “difficoltà'” della leadership israeliana e del premir Netanyahu  a confrontarsi con dei terroristi che si nascondono tra i i civili.

La scena di un candidato democratico per la Casa Bianca, alla vigilia delle primarie nello Stato di New York, cioè in quella  NYC che è la città con la popolazione di origine ebraica più numerosa nel mondo, che pur affermando di comprendere le ragioni per la sicurezza di Israele allo stesso tempo ne critica certe risposte militari sproporzionate, è stata un momento clou del dibattito. Solo un candidato di origine ebrea come Sanders poteva trovare il coraggio di spingersi nel rischiare così tanto.

Alla fine, almeno per chi scrive, ai punti ha vinto Sanders, ma Hillary non è finita al tappeto anche se ha fortemente barcollato ancora una volta alla richiesta di rendere pubblico il famoso discorso pagato da una banca di investimento (ma perché la ex first lady non lo rende pubblico e toglie un’arma diventata insidiosa al suo avversario una volta per tutte? Continuare a non farlo aumenta il legittimo sospetto che in quel discorso ci possano essere delle frasi troppo “compromettenti”).

Il dibattito, pur vinto ai punti da Sanders, non sembra che da solo possa far recuperare il distacco da Hillary Clinton accumulato nello Stato di New York. Ci vorrebbe proprio un miracolo per Sanders. E forse anche per questo il senatore del Vermont, subito dopo il dibattito televisivo di Brooklyn, è partito per Roma, dove in Vaticano partecipa venerdì ad una conferenza per i 25 anni dell’Enciclica sociale di Giovanni Paolo II “Centesimus annus”,  invitato dalla Pontificia accademia delle Scienze sociali. In una intervista a La Repubblica, Sanders ha detto che lui e papa Francesco, su certe problematiche sociali ed economiche, praticamente la pensano allo stesso modo. Un incontro con il papa a pochi giorni dalle elezioni potrebbe aiutarlo? Dopotutto lo Stato di New York resta anche un serbatoio enorme di elettori cattolici…

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