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Trump, Brexit e lo scacco “da sinistra” a Obama e Clinton

Donald Trump ancora una volta approfitta della notizia del giorno per intercettare i "NeverHillary"

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Donald Trump durante la conferenza stapa in Scozia (Ph. da video di NBC news)

Dopo il recente crollo nei sondaggi Trump cerca di riprendersi sfruttando con astuzia il referendum britannico, facendosi trovare proprio in Scozia. E nel difendere la sovranità degli elettori del Regno Unito, infligge da sinistra una stilettata a Obama e Clinton, puntando alla base di Bernie Sanders

Era l’occasione per ritornare in pista dopo una settimana disastrosa,   sull’onda dei risultati di un referendum che cambierà il corso della storia europea. Alla notizia del cosiddetto Brexit, Donald J. Trump ha reagito senza esitazioni, commentando in modo entusiasta l’epocale decisione del popolo britannico dalla Scozia, patria di origine della madre e terra per lui di lucrosi investimenti.

Chi si aspettava il solito superficiale mix di attacchi al vetriolo e frasi irresponsabili, come nello stile trumpiano per eccellenza, è rimasto almeno in parte deluso: il Trump post-brexit ha rivoluzionato il linguaggio e per la prima volta ha provato a esprimersi da leader, cogliendo l’occasione per ufficializzare la tanto attesa “virata a sinistra” della sua campagna elettorale e mettendo in luce uno degli errori più clamorosi commessi dall’Amministrazione americana negli ultimi mesi.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Turnberry, in Scozia, dove ha inaugurato uno dei suoi lussuosi golf club, Trump ha rilasciato delle dichiarazioni dal significato inequivocabile, definendo “storica” la decisione dell’elettorato britannico di lasciare l’Unione Europea e profetizzando una futura reazione a catena degli altri paesi europei sull’esempio inglese. “Avrete molti altri casi, credo, in cui [gli elettori ndr] vorranno riprendersi i loro confini” – ha affermato il tycoon – “Vorranno riprendersi la loro moneta, vorranno riprendersi molte altre cose. Vorranno essere in grado di avere di nuovo una nazione”.

Il nodo centrale dell’intervento del milionario è stato il confronto tra il sentimento popolare del Regno Unito e l’insoddisfazione degli americani, descritte entrambe come figlie di una classe dirigente dalla quale gli elettori non si sentono più rappresentati: “Credo ci siano grandi somiglianze tra quanto è avvenuto qui e la mia campagna elettorale” ha aggiunto, battendo ancora sul tasto dell’immigrazione e ribadendo la necessità di regolare i flussi migratori.    

Se il commento sui “confini” era quasi scontato e il parere su David Cameron è stato volutamente benevolo e diplomatico, quando si è trattato di dare un giudizio su Barack Obama, Trump non ha fatto sconti, sottolineando gli effetti dell’ingerenza indebita del Presidente sulle intenzioni di voto dei cittadini del Regno Unito: “Sono stato veramente sorpreso dal fatto che il presidente Obama sia venuto qui”, ha attaccato The Donald, aggiungendo come l’atteggiamento “totalmente inappropriato” dal presidente (che si era espresso decisamente a favore della permanenza nell’Unione) abbia scontentato gli elettori, influenzando l’esito del verdetto a favore del “Leave”.

A differenza che in altre occasioni, questa volta la stilettata di Trump tocca un nervo sensibile dell’Amministrazione in carica, mettendo in imbarazzo indirettamente anche Hillary Clinton, che sul tema del referendum sembrava essere allineata a Obama. Le pressioni esercitate dalla Casa Bianca prima della consultazione elettorale si sono ritorte come un boomerang contro la candidata democratica, e il tycoon ha saputo sfruttarle al meglio ai fini di politica interna.

Oltre che attraverso la conferenza stampa, la reazione di Trump al brexit si è fatta sentire su social network come Facebook e Twitter, mezzi di comunicazione  che padroneggia da sempre e che utilizza con estrema efficacia.

Su Facebook, il post pubblicato dal milionario di New York ha un tono incredibilmente “lincolniano” e un significato politico inequivocabile: “Il popolo della Gran Bretagna ha esercitato il sacro diritto di tutti i popoli liberi. Ha dichiarato la propria indipendenza dall’Unione Europea, e ha votato per riaffermare il controllo della sua politica, dei propri confini e della sua economia. L’amministrazione Trump promette di rafforzare i legami con una Gran Bretagna libera e indipendente, approfondendo legami commerciali, culturali e di difesa comune. Il mondo è più pacifico quando le nostre due nazioni – quando i nostri due popoli – sono uniti, come avverrà sotto l’Amministrazione Trump. A novembre, il popolo americano avrà l’opportunità di ridichiarare la sua indipendenza. Gli americani avranno l’opportunità di votare su commercio, immigrazione e la politica estera che pongano i nostri cittadini al primo posto. Avranno la possibilità di rigettare il governo dell’élité globalista e abbracciare il reale cambiamento scegliendo un governo del popolo, dal popolo, per il popolo. Spero che l’America stia guardando. Verrà presto il tempo di credere di nuovo nell’America”.

È soprattutto la seconda parte del post, con i suoi riferimenti all’establishment “globalista”, a essere degno di attenzione. Con grande intelligenza politica Trump ha dato al suo messaggio un’impronta di sinistra puntando dritto agli ex elettori di Bernie Sanders.  L’obiettivo è intercettare quelli che si autodefiniscono i #NeverHillary (cioè i sostenitori “duri e puri” del senatore del Vermont che proprio non riescono a mandar giù la candidatura della ex First lady) usando il loro stesso linguaggio.

Difficile quantificare le proporzioni di questa fetta di elettorato. Quel che è certo è che esiste, e a novembre oscillerà tra l’astensionismo e l’appoggio a un qualsiasi candidato “di rottura”.

Insomma, la strategia è quella di un esperto di marketing che tenta di lanciare un nuovo brand. Questa volta, il marchio politico del magnate è quello dell’”uomo del popolo”, del nemico di Wall Street e della grande finanza mondiale (che invece influenza la Clinton) del difensore dei lavoratori americani e del diritto dei popoli all’autodeterminazione.

Poco importa che il paragone tra il referendum britannico e la situazione in America sia in realtà forzato; ancora meno il fatto che l’emergenza migratoria sia una questione europea e che negli USA il fenomeno dell’immigrazione abbia una portata decisamente meno preoccupante.

Alla fine, è irrilevante persino il fatto che Trump abbia incensato i sostenitori del “Leave” proprio in Scozia, una delle poche regioni che si è espressa nettamente a favore del “Remain”, confondendo di fatto gli scozzesi con gli inglesi.

Ciò che conta, ai fini della campagna elettorale, è che il messaggio arrivi dritto alle corde emotive degli americani. Hillary è avvertita: da qui a novembre i pericoli verranno tutti da sinistra.

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