Cerca

PoliticaPolitica

Commenti: Vai ai commenti

No Trump? Hillary e Bill co-presidenti degli Stati Uniti

Forse eleggeremo la prima donna presidente degli USA, ma daremo "quasi" un terzo mandato a Bill

Hillary Bill Clinton
L'elezione di Hillary Clinton sarebbe storica non solo per il fatto di essere la prima donna presidente ma anche perché farebbe rientrare alla Casa Bianca, per la terza volta, un ex presidente. Democrazia dinastica? A nessuno importa più quando l'alternativa si chiama Trump

Hillary Clinton ha avuto una fortuna sfacciata a capitarle come avversario nominato dal partito repubblicano per la Casa Bianca, Donald Trump. Sono convinto che per questo molti cittadini americani che avevano avuto la ferma intenzione di non votarla al momento del suo annuncio di candidarsi per la seconda volta alla presidenza degli Stati Uniti, adesso abbiano cambiato idea. Voteremo tutti Hillary, “turandoci il naso”, come diceva Indro Montanelli quando in Italia invitava a votare DC.

Ha avuto così tanta fortuna Hillary, che al momento della candidatura di Trump e soprattutto quando il tycoon cominciò a raccogliere i primi successi, si diffuse addirittura la voce che il miliardario che puntava alla nomination repubblicana fosse in realtà un “cavallo di Troia” dei Clinton, un loro “amico” che così metteva a soqquadro il GOP per deragliare candidature molto più temibili, come avrebbero potuto essere quelle di Jeb Bush o Marco Rubio. Ovviamente non era così, Trump non era stato mandato dai Clinton. Ma che entrambi, Hillary e Bill, ne potranno godere le conseguenze della sua candidatura, oggi appare un fatto incontestabile.

I giornali d’America hanno aperto le loro prime pagine mercoledì con nel titolo la parola “Historic”. La nomina ufficiale di Hillary Clinton da parte del Partito Democratico alla convention di Philadelphia, lo è certamente storica: mai una donna era stata nominata da uno dei principali partiti come candidata ufficiale per la Casa Bianca. Ma c’è anche un altro fattore “storico” troppo importante da non tenere altrettanto in considerazione: che se Hillary Clinton dovesse diventare presidente degli Stati Uniti, sarà anche la prima volta che una moglie prenderà il posto del marito nella più alta carica dello stato. E che quindi avremo un presidente degli USA che prima di adagiare la testa sul cuscino, darà la buona notte ad un altro presidente. Certo, ex presidente, ma che per la prima volta, rientrando a dormire alla Casa Bianca dopo 16 anni, saprà anche di essere la persona con la più alta influenza in assoluto sulle decisioni del presidente. Buona notte Bill. Aspetta un attimo Hillary, non ho finito…

Non è proprio un terzo mandato, ma mai un ex presidente era tornato ad essere così vicino al potere, se si esclude l’amministrazione di George W Bush. Sicuramente quindi, stiamo tornando ad una condizione di Democrazia dinastica.

Eppure essendo il “pericolo Trump” ancora peggiore, allora ecco che ci ritroviamo ad applaudire la democrazia dinastica.

Qui non si contestano le capacità di Hillary, donna sicuramente preparata per l’incarico. Ma, se io fossi una donna, non mi sarei spellato così tanto le mani nel vedere tutte quelle immagini di presidente uomini che si frantumavano, per far succedere alla massima carica degli USA finalmente una donna. Perché Hillary è una donna che sale grazie solo alle sua capacità alla massima carica, o è anche la donna la cui carriera “politica” è stata lanciata e favorita dal fatto che fosse stata la First Lady di un presidente molto popolare al momento della sua uscita dalla Casa Bianca? Prima donna presidente, o prima donna co-president?

Nessun presidente degli Stati Uniti ha avuto mai il privilegio di essere eletto tre volte alla Casa Bianca, con l’eccezione dell’infatti eccezionale Franklin Delano Roosevelt. Dopo il precedente di FDR, infatti, nel 1947 fu approvato il 22° Emendamento della Costituzione: due mandati alla Casa Bianca e via.

Poco più di un anno fa, su questa colonna ricordavamo come Bill Clinton avesse cercato, appena uscito dalla Casa Bianca, di supportare la possibilità di un “terzo” mandato attraverso una nuova riscrittura dell’emendamento della Costituzione.

Nel maggio del 2003, appena tre anni dopo aver lasciato la presidenza, Bill Clinton affermava: “I think since people are living much longer . . . the 22nd Amendment should probably be modified to say two consecutive terms instead of two terms for a lifetime”. E ancora: “There may come a time when we elect a president at age 45 or 50, and then 20 years later the country comes up against the same kind of problems the president faced before. People would like to bring that man or woman back but they would have no way to do so”. (traduzione: “Dato che al giorno d’oggi le persone vivono molto più a lungo… credo che il XXII emendamento dovrebbe essere modificato in modo che esso proibisca due mandati consecutivi, non due mandati a vita”. E ancora: “Arriverà il momento in cui eleggeremo un presidente di 45 o 50 anni e poi, vent’anni dopo, il paese si ritroverà a dover affrontare gli stessi problemi. I cittadini vorranno riportare quell’uomo o quella donna al potere, ma non avranno modo di farlo”.)

Bill Clinton, 13 anni fa. Oggi potrebbe essere accontentato da Hillary, dagli americani, ringraziando soprattutto Donald Trump.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter