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La banda di dilettanti allo sbaraglio suona per l’Italia

Mentre Grillo e il suo movimento perdono la bussola, Renzi aspetta e spera che Gentiloni...

Beppe Grillo

Beppe Grillo a Trento nel dicembre del 2102 (Foto di Niccolò Caranti)

Figuraccia planetaria di Beppe Grillo, in un gioco infantile e pure losco che può trasformarsi in giogo. I Cinque Stelle hanno un leader che si è riempito la bocca di democrazia diretta, ma è solo un feudatario che tratta i suoi come vassalli e, se sgarrano, li punisce come servi della gleba. Intanto che Renzi aspetta, preoccupa il cuore di Gentiloni

“Arriva un bastimento carico di…” grida gioioso Beppe Grillo ai suoi. Ma non suggerisce la lettera, come d’obbligo in questo gioco infantile. La parola per un onest’uomo come lui, è indicibile. Volete indovinare? Vi metto la pappa in bocca: trattasi della lettera S. Salami, dite? No. Somari? Neppure, merce già diffusissima. Stelle? Ma va là, stanno solo in cielo. Sentimenti? Non è una merce, sebbene se ne faccia mercimonio politico. E’ molto più semplice. Vi do un’altra imbeccata. Cosa serve per navigare nell’Europa monetaria? SOLDI. Certo, cari signori.

Eppure Grillo non poteva scrivere sul web urbi et orbi che la Casaleggio Associati srl vuole soldi: guadagnarci. La politica è business, altro che una manciata di stelle e voli pindarici.

Avvistato all’orizzonte un bastimento di finanziamenti europei per i sistemi informatici, Beppe e Davide si sono preparati all’arrembaggio, senza prevedere l’ammutinamento dell’ignara ciurma pentastellata. Pirati dei sentimenti del popolo virtuale, di cui finora si erano serviti per riempire il vuoto simbolico del loro movimento ondivago, si sono ritrovati spiaggiati e disorientati. Hanno perso la bussola o meglio non l’hanno mai avuta: dilettanti  allo sbaraglio.

“Volevamo andare in Alde per avere più forza e incisività (leggi: soldi)” ha dichiarato un improvvido Di Maio in tv. “Ma rimanendo con le nostre idee. Non era un’alleanza. L’errore che abbiamo fatto è stato di fidarci di Verhofstadt”. Per quale motivo l’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa, avrebbe dovuto far entrare nel suo gruppo parlamentare i 5 Stelle che perseguono l’uscita dalla moneta unica e pure dalla Ue? Fatti poi due conti, in Alde si devono esser pure resi conto che i 17 pentastellati avrebbero avuto la maggioranza. Grillo, con le pive nel sacco, senza neppure aver avuto il piacere di consumare il tradimento, è tornato da Farange chiedendogli di rientrare nell’Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta), assieme all’Ukip, il partito per l’indipendenza del Regno Unito.

Figuraccia planetaria di Grillo. Ma tanto è un attore incallito. Il clima di gioco in cui sta trascinando il Paese è sconcertante. Gioco infantile e pure losco. Il che può trasformarsi in giogo. I suoi soldatini di piombo si stanno ribellando e vogliono smettere di essere spostati come pedine, ma anche per loro è una questione di soldi. Non se ne parla di pagare la penale prevista dal contratto che Grillo fece loro firmare affinché rigassero dritti una volta eletti. Grillo si è riempito la bocca di democrazia diretta per istigare le sue truppe cammellate, ma è solo un odioso feudatario che tratta i suoi come vassalli e, se sgarrano, gli punisce come servi della gleba.  Chiede fiducia su una fede che non c’è, se non vogliamo chiamare fede l’odio che cerca di instillare. A Natale ha scritto nel suo blog :“Il rimedio è la povertà”, ma intendeva dirlo a se stesso: “Per me il rimedio è che tutti siano poveri, basta che io sia ricco”. Infatti poi è partito per trascorrere le vacanze a Malindi.

Matteo Renzi invece le ha trascorse in montagna a Ortisei, dove ci piace saperlo tuttora. Diciamo il vero: ce lo siamo già dimenticati. Se non fosse per le discussioni sui prossimi referendum, dove sembra emergere che tutto quello che ha fatto non andava fatto. Ma quale assurdità andare a votare per la responsabilità negli appalti, di cui chi non è del mestiere non capisce niente e non gli interessa niente. Idem sui voucher, che sarà un sistema di cui alcune aziende si sono approfittate, ma che è pure utile per arrotondare ai pensionati, agli studenti, a chi non guadagna abbastanza o non ha proprio lavoro. Ci perdiamo in un bicchier d’acqua.

Il povero Paolo Gentiloni è già fuori combattimento, essendo stato operato al cuore, ma Bersani non ci sta: vuole che rimanga saldamente in sella. Mentre Renzi, confida sul tacito patto di dimissioni di Gentiloni per andare a elezioni e riprendersi la cavalcatura italica. Nessun sembra considerare che non si tratta di cavalcare, ma di guidare un carrozzone, con almeno tre ruote compromesse: Monte Paschi, Alitalia e Rai. Sembra che non si possa buttarli fuori dal carro, tuttavia basterebbe buttar fuori i relativi dirigenti e quantomeno confiscarne i profitti, illecitamente percepiti visto che la loro dirigenza ha causato ingenti perdite. Ma questo trattamento riguarda solo gli imprenditori privati. Perché il posto fisso è intangibile. Così non andremo lontano.

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