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Francesca La Marca: perché vi chiedo di riconfermarmi in Parlamento

Intervista con la deputata italo canadese di Toronto eletta col PD nella circoscrizione Centro e Nord America

Francesca La Marca col padre Giuseppe durante la visita all'Assemblea Generale dell'ONU (Foto VNY)

Con l'On. Francesca La Marca iniziamo una serie di interviste con chi aspira ad essere rieletto al Parlamento per la circoscrizione Nord e Centro America: "La passione per la politica me l'ha trasmessa mio padre. I primi mesi a Roma ero sconvolta dal caos... La questione del riacquisto della cittadinanza la mia priorità. Ci sono colleghi che vendono fumo... Trump? America is much better"

L’Onorevole Francesca La Marca due settimane fa è venuta a trovarci dentro il Palazzo delle Nazioni Unite. Eravamo in contatto da tempo, volevamo entrambi conoscerci meglio, fare con La Voce di New York un’intervista con la deputata di Toronto eletta quasi quattro anni fa nelle file del PD nella circoscrizione Nord Centro America. La Marca, giovane donna italo canadese che alla sua prima candidatura politica ha vinto a sorpresa il seggio contro agguerriti avversari, soprattutto all’interno del suo stesso partito, in questa lunga intervista ci parla della sua passione per la politica nata fin dall’infanzia, ma anche delle frustrazioni e delusioni per il pessimo rapporto con altri colleghi eletti all’estero.

In quel tono di voce deciso, scorgiamo nel suo italiano l’ inflessione anglo che ci ricorda che lei è la prima deputata della circoscrizione del Nord Centro America nata all’estero. La Marca arriva nel nostro ufficio accompagnata dal padre, un signore che ci parla con una inflessione a noi familiarissima, che riconosciamo subito perché è come quella di chi scrive queste righe: siciliana.  Il signor Giuseppe La Marca, abbiamo la sensazione, che sia anche il consigliere politico più fidato della deputata di Toronto. Lo capiamo alla fine. In maniera molto discreta, dopo i saluti, il signor La Marca esce dal nostro ufficio lasciandoci soli per tutta l’intervista. Nel tempo trascorso al Palazzo di Vetro con l’On. La Marca, solo una volta la deputata chiederà, prima di completare una risposta ad una nostra domanda, consiglio al padre. Spero che troviate questa conversazione con la giovane deputata del PD abbastanza interessante da arrivare fino alla fine.

Ai nostri lettori annunciamo che questa è la prima di una serie che vi proporremo per farvi conoscere e giudicare meglio chi, col nostro voto, abbiamo già mandato a Roma per svolgere il compito di rappresentaci in Parlamento. Ovviamente, intervisteremo anche chi, tra pochi mesi, cercherà di prenderne il posto.

Onorevole La Marca, perché una giovane donna nata e cresciuta a Toronto, laureata con un dottorato in letteratura francese, decide di scendere nell’arena della politica italiana?

“Sono stata sempre appassionata di politica, sia quella canadese, che italiana, che internazionale. Seguivo il telegiornale italiano da bambina, leggevo La Repubblica. Penso che la passione me l’abbia trasmessa mio padre, che nel suo paese d’origine, Delia in provincia di Caltanissetta, era stato leader della sezione giovanile del Partito socialista. Quindi, crescendo, mi sono poi iscritta al circolo del PD di Toronto. Circa quattro anni fa, si seppe che il candidato per la nostra ripartizione aveva deciso di non ricandidarsi. L’On. Gino Bucchino era italianissimo, nato, cresciuto e con studi in Italia, mentre io sono nata, cresciuta e ho studiato in Canada. Il partito cercava dei nuovi candidati, in particolare una donna, era stato detto anche con un certo curriculum. Così anche noi all’interno del nostro circolo abbiamo fatto delle mini primarie. Alla fine quando sono stata proposta, Roma ha preso la decisione finale mettendomi in una lista con altri tre uomini che provenivano da Los Angeles (Marco Piana), New York (Gianluca Galletto) e Montreal (Giovanni Rapanà). Alla fine ho preso più voti io, sono stata eletta ed eccomi qui”.

Da quel giorno della sua brillante vittoria elettorale sono passati quasi quattro anni. Di questo mistero della politica italiana, che seguiva da Toronto ma non aveva mai vissuto, ecco di questo grande e lentissimo pachiderma, alla fine cosa è risultato essere quello che si aspettava? E cosa peggio o meglio?

“I primi sei mesi ero sconvolta da tutto, dalla mancanza di organizzazione, un conto vederla in tv la politica italiana, un conto esserci dentro. Poi la dimensione della Camera dei deputati : 630 deputati! Se penso alla Chamber canadese … Mi sentivo sopraffatta. Tante cose mi hanno colpito, alcune positivamente. Mi aspettavo tanti uomini di una certa età come avevo notato per anni, ecco che in questa legislatura tutto era cambiato. C’é la percentuale più alta di donne in Parlamento che si è mai avuta nella storia della Repubblica italiana, sono praticamente un terzo.  Nel PD abbiamo raggiunto quasi il 40% di donne elette, tante giovani donne”.

Ma dai colleghi in Parlamento come è stata accolta? Ma è vero che i parlamentari italiani snobbano quelli eletti dall’estero? Che li fanno sentire degli eletti di Serie B? Come l’hanno accolta?

“Come in tutti i luoghi, anche in Parlamento ci sono persone di tutti i tipi, brave e meno brave. Prima si è accennato ai pachidermi, bene io ho una memoria di elefante e ricordo benissimo come sono stata trattata da alcuni all’inizio e diversamente da altri. E’ vero che all’inizio ero vista come deputata all’estero, mi chiamavano scherzosamente la canadese. Ora tutti i deputati sanno che io non rappresento solo il Canada ma tutto il Nord e Centro America, insieme ad un altra deputata (Fucsia Nissoli Fitzgerald) e un senatore (Renato Turano). Ora quando si parla soprattutto di Canada e Stati Uniti, tutti mi guardano, e questo fatto mi onora, il sapere che rappresento tutti gli italiani residente in Nord America. E’ una responsabilità che… ‘I don’t take it lightly’ (La Marca, che parla molto bene italiano, durante l’intervista per meglio concludere il suo pensiero userà spesso una frase inglese). Io ho dovuto lottare per trovare la mia strada e per capire come funzionava la macchina. Sono cresciuta in un paese anglosassone, le cose sono lineari e organizzate qui, quando sono arrivata in Parlamento a Roma nel 2013, in quei giorni quando non si riusciva a formare un governo… Ecco, sembrava il caos. Poi c’era una gerarchia da rispettare, persone che erano li da tempo che facevano pesare il loro ruolo di decani nei confronti di quelli che come me erano alle prime armi e con nessuna esperienza parlamentare. Ho dovuto lottare e non è stato facile trovare la mia strada. Mi trattavano come una deputata…”.

Di serie B?

“E già, di serie B. L’americana o la canadese dicevano… Ma io, modestia a parte, ritengo di aver preso il mio lavoro in modo serio, con molta responsabilità. E quindi già dopo un paio di anni, ricordo che l’atteggiamento nei miei confronti era molto diverso. Non ero più l’americana o canadese di passaggio, ‘but she here to stay!’. E’ una deputata del PD a tutti gli effetti”.

Francesca La Marca

Francesca La Marca durante l’intervista nell’ufficio della Voce di New York al Palazzo di Vetro dell’ONU (Foto VNY)

E quindi adesso si sente rispettata?

“Assolutamente sì. Adesso non sono più ‘che ci fa l’americana qui’. Ma sono ‘La Marca del PD'”.

Come vive la scissione del PD chi ha partecipato dall’estero alla sua nascita? E’ una normale resa dei conti della politica, quando si misurano le forze, o si tratta di una tragedia per il suo schieramento,  la solita malattia infantile della sinistra italiana che si indebolisce dal di dentro?

“Io l’ho vissuta molto male. Non ho ancora realizzato che persone come Bersani, Speranza, Rossi non siano più parte del PD. Di D’Alema non mi importa che fa (lo dice in inglese, ‘I would not worry about him’), ma Bersani? Che persone di sostanza siano andate via dal PD non riesco ancora a darmi pace. Non ci posso credere che non facciano più parte del mio partito. Lo vivo male questo. Penso che nulla di buono venga da una separazione così…”

Ma c’è un responsabile o sono tutti equamente responsabili della scissione avvenuta?

“Sono tutti un po’ responsabili.  Ognuno lo è per le proprie scelte. Come tutto nella vita non succede da un momento all’altro, ma si accumula accumula e poi… Io penso che ognuno debba pendersi le proprie responsabilità,  qualcuno più di altri.  Qualcuno dice che adesso andremo meglio perché ci siamo liberati di chi criticava e rallentava sempre… Io non la vedo così. Io penso che la forza del PD è il confronto. Era un partito grande fatto di diverse anime e questo secondo me era la nostra forza quello di saperci confrontare anche con opinioni molto diverse”.

E all’estero, nei circoli PD del Nord America, come è stata vissuta la scissione?

“Ho avuto questa conversazione pochi giorni fa con alcuni membri del circolo PD di New York. L’anno presa male, tutti la vedono come qualcosa di negativo. La scissione ci indebolisce. Eppure ormai siamo qui, non si può tornare indietro e dobbiamo focalizzarci sulle primarie”.

Forse, al momento delle elezioni, si faranno le alleanze e i cocci si rimettono a posto? Alla fine l’interesse di vincere prevarrà sulle divisioni?

“Tutto è possibile. Probabilmente sarà così. Adesso siamo concentrati a eleggere il prossimo segretario”.

Dopo quattro anni in Parlamento, se l’On. La Marca trovasse la lampada d’Aladino e avesse la possibilità di veder realizzato subito, in questa Legislatura, un desiderio: quale sarebbe? Quale obiettivo, se potesse per magia, vorrebbe vedere realizzarsi subito? Quale sarebbe la sua vittoria politica più importante per gli italiani all’estero?

“E’ difficile limitare la scelta ad una sola… “.

Allora facciamo una classifica: la prima, la seconda, la terza. Ecco ma diamo le priorità. Qual è il primo desiderio che il genio della lampada deve realizzare?

“Certamente la questione della cittadinanza, è molto sentita. In tutto il mondo”.

Parliamo del riacquisto della cittadinanza?

Francesca La Marca

Francesca La Marca durante una recente visita alle associazioni campane del Bronx

“Si certo, del riacquisto della cittadinanza per gli italiani che l’hanno perduta. Ci sono diverse proposte di legge presentate. Io, appena iniziata la legislatura, appena tre settimane dopo, ho presentato insieme al mio collega Marco Fedi (eletto in Australia), la proposta di legge per il riacquisto della cittadinanza per chi l’aveva e poi l’ha persa. Ora la questione è molto complessa. Se potessi averla ‘my way’, schioccando le dita, esprimendo un desiderio, direi di avere il riacquisto della cittadinanza per tutti coloro che sono nati in Italia e l’hanno persa quando sono emigrati in un paese e hanno dovuto allora scegliere. Come è avvenuto per molti italiani negli Stati Uniti e in Canada”.

Ma chi si oppone ad una proposta del genere?

“Devo spiegare la situazione. La mia proposta di legge, insieme ad altre simili, come quella presentata dal nostro gruppo di senatori PD estero al Senato,  si differenzia per il fatto che è solo per chi ce l’aveva e l’ha persa. Questo per rendere più fattibile l’approvazione. Per renderla più semplice. Ci sono certe proposte che vogliono anche terze e quarte generazioni… No la mia solo per coloro nati in Italia”.

E chi sarebbero gli altri colleghi che hanno fatte proposte più complicate e difficili da approvare?

“Aspetta, ci arrivo. La nostra proposta Fedi-La Marca vuole appunto ridare la nazionalità a chi l’ha persa.  Io mi limiterei a questo”.

E così non ci sarebbero problemi a farla passare?

“Sì e no. Sembra facile, ma non lo è. Succede che questa mia proposta, insieme alle altre simili che sono state presentate alla Camera, sono bloccate in Commissione Affari costituzionali, e non perché il PD non voglia farla passare. Come sapete, in Parlamento ci vuole l’accordo dei gruppi, un tira e molla. Quando approvammo il provvedimento per i bambini nati in Italia da genitori stranieri che potessero acquisire la cittadinanza italiana, c’è stato un putiferio. La Lega e Cinquestelle avevano fatto opposizione. La nostra proposta, per il riacquisto della cittadinanza per chi l’ha persa, è rimasta bloccata in quella commissione Affari Costituzionali perché la Lega ha deciso così. Si erano opposti per il riacquisto della cittadinanza dei bambini nati in Italia da genitori stranieri, ad un certo punto hanno detto ok concediamo questo però quella per il riacquisto no, bloccata. O l’una o l’altra. Ed è stata data priorità all’altra… “

Triste. E quindi che succede?

“La realtà è che lo stato italiano teme che col riacquisto della cittadinanza ci sia un flusso enorme di neo cittadini proveniente dal Sud America, soprattutto italo brasiliani e italo argentini, che andrebbero a curarsi in Italia. Cure mediche: questa è la questione che blocca tutto…”.

Ma se uno le chiedesse: è giusto che un italiano nato in Italia, che poi è emigrato in Brasile o Venezuela o Argentina,  ridiventi italiano quanto chi è andato a finire a New York o Toronto?

“E’ giusto al 100%. Io lo farei anche subito se fosse possibile, non per nulla è stato il primo atto parlamentare che ho fatto. Ci credo veramente”.

Bene. Il genio della lampada ora le concede la possibilità del secondo desiderio…

“Ci sono tantissime cose, ma solo una piccolissima percentuale è fattibile. Io per esempio avevo proposto una tessera per tutti gli italiani all’estero che al rientro in Italia potessero avere delle agevolazioni per quanto riguarda il turismo culturale. Ma mi è stato detto: mi dispiace La Marca, buona idea, ma non ci sono i soldi… Allora ho proposto la giornata nazionale per gli italiani nel mondo. Era una cosa semplice semplice. Ho raccolto e presentato un anno fa 326 firme, da tutti gli schieramenti politici tranne Cinquestelle che non firmano nulla se non è loro. Mi hanno detto tutti, ok La Marca proponi ma deve essere a costo zero se vuoi che abbia qualche chance di passare. Ho pensato ad una giornata nazionale che riconosca il contributo degli italiani nel mondo. Pensavo nelle prime settimane di ottobre, per coincidere col Columbus Day”,

Qui non mancano le polemiche sul Columbus Day…

“E io sono pronta a confrontarmi e parlarne”.

Ok andiamo avanti con la giornata, per gli italiani all’estero. E allora?

“Ho fatto tutto, a costo zero. Cosa è successo? Niente. Ho presentato, raccolto firme, ho sudato, tutti d’accordo. Cosa succede a quel punto? Bisogna fare lobby, spingere, altrimenti la proposta di legge rimane in un cassetto. La mia proposta di legge è stata calendarizzata, questo per il rispetto che credo mi sia guadagnata in Parlamento. Un segnale per 60 milioni di oriundi italiani nel mondo”.

Francesca La Marca in visita ad una associazione di donne italo-canadesi

Affinché l’Italia riconosca il loro contributo nel mondo?

“Si e non parliamo come l’8 agosto di Marcinelle, giornata che ovviamente riconosce il sacrificio degli italiani all’estero morti nel lavoro. Qui parliamo in generale del contributo degli italiani nel mondo. Quindi tutti, i lavoratori, gli imprenditori, gli artisti, gli scienziati… E’ stata calendarizzata per la settimana prossima in commissione. Quindi inizia l’avvio e la cosa più semplice sarebbe di farla passare in commissione. Che significa? Si fa il giro delle commissioni, ogni commissione da il suo parere, in tutto sono 14, mi auguro il parere positivo, costo zero non fa male a nessuno. Pareri positivi, fa il giro, ritorna alla nostra commissione Esteri dove è nata, ci vuole l’accordo di tutti i gruppi. Se tutti i gruppi sono d’accordo, PD, Lega, Cinquestelle etc dicono di sì, allora può passare. Verrebbe approvata senza dover passare dall’aula, che è la cosa più complicata. Una probabilità sperando che i cinquestelle diano l’ok”.

Ok e allora che succede?

“Ecco volevo arrivare a dire questo. Purtroppo mi rincresce doverlo dire, ma io sono una che dice le cose come stanno. Il nostro più grande difetto è quello di non fare squadra. Parlo dei 12 deputati alla Camera, e i 6 senatori. Se i diciotto dall’estero, pur appartenendo a forze politiche diverse, fossero come un gruppo unito…”

Quello di cui si lamentava Mirko Tremaglia…

“Esatto! Purtroppo invece ognuno pensa al suo orticello e ci sono alcuni che non pensano due volte a scavalcare l’altro per la propria gloria. Ad esempio: ho depositato questa proposta di legge prima dell’estate: è stata calendarizzata perché io ho fatto lobby e ho spinto. Siccome una collega è l’unica del suo gruppo parlamentare in quella commissione, è quindi anche capogruppo, quando si fa l’ufficio di presidenza, viene informata del calendario. E dato che l’hanno informata che tra due settimane viene calendarizzata la proposta di legge La Marca, questa persona si è precipitata a presentare una proposta di legge, se non dico identica.. “

Però che senso ha criticare un collega così senza far nomi. Di chi sta parlando? Altrimenti confondiamo il lettore.

“Cambia solo una parola ed è solidarietà. Tra l’altro questa persona ha utilizzato un altro collega non potendo  presentare la proposta a prima firma sua così da questa persona risultare seconda firmataria. Ora come funziona? Anche io imparo ogni giorno qualcosa di nuovo. Perché quando vengono presentate proposte di legge simili, se una viene calendarizzata vuol dire che passano tutte, vengono abbinate in un T.U., testo unificato. Le firme vengono messe insieme, si mette il testo insieme e diventa testo unico. E così passa la proposta di legge giornata degli italiani all’estero con tutte le firme”.

nissoli fedi

Una foto agli inizi della legislatura, quando i deputati eletti all’estero andavano d’accordo: da destra Francesca La Marca, Fabio Porta, Fucsia Nissoli Fitzgerald, Marco Fedi, Mario Marazziti, Mario Borghese

E perché non ha funzionato? Chi si oppone? Forse prima si riferiva alla sua collega deputata, eletta pure in Nord America, Fucsia Nissoli? Lei ha presentato un testo e ci sta dicendo che non ha voluto fare l’accorpamento in testo unico?

“Lo hai fatto tu il nome”.

Sto cercando di indovinare e capire, anche per aiutare il lettore, nelle interviste si deve parlar chiaro, altrimenti ci siamo persi il lettore. Noi scriviamo per i nostri lettori. Qui in Nord e Centro America abbiamo eletto due donne deputate. Ma qui sembra che La Marca e Nissoli non collaborino affatto. Che si deve fare? Cosa c’è che non va? Perché questa strada dei testi unici non viene intrapresa?

“Non è che non abbia funzionato. Io non ho paura di dire le cose come stanno.   Il problema è quando non si lavora in modo etico, quando si cerca di vendere fumo, di ingannare la gente, ma la gente non è stupida.  Prima o poi lo capisce. Io ho lavorato ad una cosa per mesi, l’idea è stata mia, frutto anche delle mie conversazioni con i big del mio partito che mi dicono che a costo zero, cambio la proposta e la ripresento, raccolgo le firme, spingo spingo spingo, per farla realizzare e poi arriva una che dice ah, dato che si abbinano i testi, faccio la furba e due settimane prima ne presento una simile così se passa quella di La Marca passa anche la mia… “

Ci sembra che queste sue accuse ricalchino quelle del deputato Marco Fedi sempre a Fucsia Nissoli, anche su altre questioni. Insomma, dalla descrizione che ci fa La Marca, più quello che si legge in giro, voi deputati all’estero invece di restare compatti vi fate i dispetti. Ma l’On. La Marca ha forse una strategia per risolvere questa guerra assurda tra eletti all’estero, oppure ormai si combatte e basta, la guerra è guerra e non si fanno prigionieri?

“Questo problema non succede esclusivamente con gli eletti all’estero, è un problema che abbiamo noi essere umani in generale e forse in particolare modo, ahimè, noi italiani. Fa parte del carattere italico, della nostra storia e cultura, l’individualismo, ognuno pensa per se. Poi immaginiamo in politica, lo sgambetto all’altro accade ancora di più. Io sono frustrata e mi vergogno di far parte di queste cose. Questa è la parte peggiore della politica.  Io non sono entrata in politica per fare sgambetti, io sono stata eletta con lo scopo di far di tutto per assistere il mio elettorato e migliorare un po’ l’immagine  dell’italo americano e l’italo canadese in Parlamento.  Lo sto facendo e con molta serietà e in buona fede. Logico che le ambizioni in politica ci siano sempre, ma ci sono modi e modi.  Faccio un esempio: Pierluigi Bersani è rispettato da tutti, anche da chi non condivide la sua linea politica, per il fatto che lui è una persona per bene e che fa tutto in buona fede. L’esempio per me è Bersani. Io cerco di fare tutto in buona fede. Non credo si debba calpestare l’altro per farsi un po’ di gloria…. “

Francesca La Marca durante un intervento in Parlamento

Cerchiamo di cambiare argomento. Allora La Marca nasce come Bersaniana? E ora con chi sta?

“Dal punto di vista ideologico io sono sempre stata una donna di sinistra.  Quando mi sono candidata ero bersaniana, con lo slogan ‘l’Italia giusta per tutti’. Mi considero tutt’ora di sinistra. Però in questi quattro anni tante cose sono cambiate. Quando entri là dentro, è tutto ben diverso da quello che si vede da fuori. Anche non apprezzando Matteo Renzi all’inizio,  è un dato di fatto non ho votato per lui alle primarie, però devo dire che quando è diventato segretario del mio partito, nonostante la mia diffidenza degli inizi, ecco mi ha sorpreso in modo molto positivo. Ho visto le cose che ha realizzato e cosa ha cercato di fare. A parte il ritmo di lavoro, penso alle unioni civili, la buona scuola…. L’ho apprezzato sia come segretario che come capo di governo. Qualcosa di positivo e concreto la stava facendo”.

Ma il referendum, era o non era sbagliato farlo?

“Io ho fatto campagna per il sì al 100% e sono tuttora convinta che quelle riforme costituzionali fossero positive. Non per niente all’estero la stragrande maggioranza ha votato per il sì. Rimango convinta che le riforme sarebbero state una bella svolta, un bel segnale al mondo e all’UE del nostro ruolo e della nostra serietà. Purtroppo non è andata così.  Noi italiani all’estero abbiamo votato nel modo giusto perché da fuori abbiamo avuto forse una visione più obiettiva. Soprattutto dal Nord America, noi che conosciamo come snellire la burocrazia, abbiamo votato per il sì. Purtroppo ha vinto il no e mi dispiace. Ci sono stati degli errori, la partita è stata giocata piuttosto male, doveva essere giocata in modo diverso. In tutta Italia ho sentito gente che diceva io andrò a votare per mandare a casa Renzi, Boschi, Del Rio…  Quindi personalizzazione di un voto invece di votare sul merito delle riforme”.     

Torniamo alla lampada di Aladino: se desse la possibilità di un terzo desiderio a La Marca ? Forse la lingua italiana?

“Abbiamo fatto un ottimo lavoro nel gruppo del PD per aumentare i fondi. L’investimento che il governo sta facendo in lingua e cultura all’estero sta migliorando. Almeno se pensiamo ai tagli che sono stati fatti dai vari governi Berlusconi, erano scandalosi. Ora stiamo pian piano recuperando e cercando di rimediare. Facciamo piccoli passi ma assolutamente concreti. Il mio desiderio sarebbe quello di ottenere, oltre alla cittadinanza, avere fondi aggiuntivi, il doppio, il triplo per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero, perché è anche un investimento che si fa economico. Ma ci sarebbero altre cose, come anche le cure sanitarie per gli indigenti italiani all’estero. Non tanto in Nord America, quanto in Sud America, che vorrebbero venire a curarsi in Italia.  Potrei parlare anche delle convenzioni, accordi bilaterali tra Stati Uniti e Italia per il riconoscimento reciproco delle patenti…”

Si sente che ha molta passione per il PD. Ora arriva il congresso e le primarie: per chi vota la Marca ? Con chi sta ? Da Bersaniana a Renziana? Orlando ha delle possibilità? O il presidente della regione Puglia Emiliano?

“Non sosterrò il presidente della Regione Puglia Emiliano, perché ritengo abbia perso credibilità. E quando un politico perde la credibilità perde tutto”.

Perché non si è dimesso da magistrato?

“Anche. Ma soprattutto per il suo flip flop. Ne ho parlato con Speranza e altri, ha dato una profonda delusione all’altro gruppo oramai degli ex, quelli ormai usciti dal PD. Gli ha fatto credere e invece rimane solo per dar fastidio a Renzi.  Mia madre è pugliese, lo dico apertamente, ma ai miei occhi Emiliano ha perso molta credibilità e non lo sosterrò”.

Orlando potrebbe vincere?

“Beh, vuole vincere. E non va sottovalutato, ha dietro Cuperlo, un politico con tanta sostanza ed esperienza”.

E allora La Marca che farà? Indecisa ancora tra Renzi e Orlando?

“La Marca ha chiesto un incontro ad entrambi. Per capire dove mettono noi. Cosa propongono per gli italiani all’estero. Che proposte ha il ministro Orlando per gli italiani all’estero ? E la stessa domanda si pone all’ex presidente del Consiglio Renzi.  L’ex premier lo conosco personalmente e so che ha fatto parecchie cose positive. Non si è vista una finanziaria, una legge di stabilità così positiva per gli italiani all’estero. Mi hanno detto almeno da un decennio. Ho parlato proprio oggi con la direttrice della scuola Marconi qui a New York, abbiamo aumentato i fondi per le scuole paritarie all’estero. Hanno ricevuto due volte e mezzo la somma che hanno ricevuto l’anno scorso… “francesca la marca

La scuola Marconi non è quella scuola per gli italiani molto benestanti di New York? Questi soldi dall’Italia andranno forse soprattutto per aiutare quelle famiglie che non hanno le possibilità economiche ma vorrebbero far frequentare ai loro figli la scuola italiana? Ha detto di essere di sinistra, quindi la domanda mi sembra appropriata…

“Qui non stavo parlando solo di scuole private. Parliamo di tutti, parliamo degli enti gestori. Lingua e cultura all’estero. Pensiamo agli enti gestori se noi non ci fossimo battuti insieme al governo Renzi non avremmo ottenuto nulla. Gli enti gestori sono la spina dorsale della nostra cultura. A differenza di Germania, Francia e Spagna… Gli spagnoli hanno la Cervantes, una scuola unica, la Francia Alliance Française, la Germania il Goethe… Invece in Italia siamo dispersivi. Abbiamo la Dante, gli istituti di cultura, poi dentro le istituzioni diplomatiche altri individui che si occupano di cultura… Insomma sarebbe meglio se riuscissimo a fare squadra otterremmo molto di più. Se ci fosse una struttura centrale, una cabina di regia unica, ci sarebbero risparmi e tutto funzionerebbe più efficacemente”.

Ma questo discorso La Marca lo fa perché ha un piano per agire, oppure è un discorso tanto per parlare in una intervista?

“No, non è tanto per parlare. Io ho parlato al ministero degli Esteri ma anche qui ci sono dei punti che non piacciano al 100%. Questo è un ragionamento che ho fatto con sottosegretari a tu per tu. In Italia tutto diventa molto complesso non si risolve tutto con una conversazione. E’ una cosa che ho proposto anche insieme a colleghi del PD. Il nostro biglietto da visita è la lingua e cultura con il turismo. Se non abbiamo questi soldi per sostenere gli enti gestori, veramente ci spariamo nei piedi. Rispetto a quello che il governo francese stanzia o quello tedesco stanzia è solo una frazione. Al contrario di quello che diceva Berlusconi, si mangia con lingua e cultura! Lo stato non solo deve darci questi fondi ma li deve aumentare, è un investimento che lo stato fa anche per il turismo di ritorno. Certo le scolarship, ma anche la promozione della lingua e cultura all’estero per le future generazioni”.

Ma dopo quattro anni, lei non si è stancata della politica italiana? Vuol davvero ancora candidarsi? E quale slogan avrà per gli italiani che l’hanno votata la prima volta, per le elezioni del 2018 ? Insomma, Onorevole La Marca, perché gli italiani del Nord e Centro America dovrebbero di nuovo confermare lei in Parlamento?

°Io chiedo all’elettorato di onorarmi e riconfermarmi con un secondo mandato per continuare il buon lavoro iniziato. Sono stata eletta quattro anni fa per la prima volta. Ci si mette tutti un po’ di tempo per capire come funziona la macchina. Io in questo tempo ho capito come funziona la macchina. Ho acquisito un certo rispetto in Parlamento e non solo nel mio gruppo politico. Quando raccolgo firme, molti mi dicono firmo perché sei tu, Francesca La Marca. Per me questo vale tutto. Io cerco di fare tutto in bona fede, ho sempre cercato di mantenere i contatti nel territorio; la sera che sono stata eletta, ho detto prima di tutto l’elettorato. E qui i contatti nel territorio li mantengo sempre, la gente sa che può chiamarmi sul cellulare, io ascolto e ho un rapporto diretto con gli elettori. Sto cercando di essere una voce seria, una presenza seria in Parlamento per gli italiani del Nord e Centro America. La ragione principale per confermarmi sarebbe per non bloccare questo buon lavoro. Non è vero che il lavoro si azzera tra una legislatura e l’altra…”

Ma il metodi di voto all’estero ? Si parla di trucchi via posta. Voto al seggio? Dove siete arrivati con le proposte?

“Riconosciamo tutti quanti che il sistema non è perfetto e bisogna trovare la soluzione migliore e avere un grande afflusso e rendere il voto più democratico possibile. Ma nesssun sistema è perfetto. Con i seggi nelle sedi diplomatiche si penallizza gli anziani, chi non si può recare fisicamente al consolato lontano dai seggi. Per corrispondenza c’è la segretezza… Abbiamo una realtà molto diversa da altri paesi. Abbiamo tantissimi anziani con la cittadinanza italiana che non si recherebbe fisicamente nelle lontane sedi consolari. Ci sono i pro e contro”.

Il voto per corrispondenza quindi garantisce abbastanza?

“Bisogna scegliere il minor male, il voto per corrispondenza non è perfetto, ma dopo le discussioni e riunione fatte, trovare una soluzione migliore al momento non la vedo. Per me misurando i pro e i contro, dopo le analisi che abbiamo fatto, al momento mi sembra un sistema abbastanza buono che può essere migliorato. Se ci sono lettori della Voce che volessero suggerire un modo per renderlo più sicuro sono pronta ad ascoltare. Ma per le prossime elezioni mi sembra il minor dei mali l’attuale sistema”.

Onorevole, alle prossime elezioni, si batterà più contro le forze della destra o contro i colleghi del suo stesso partito? La lotta politica, nelle lezioni all’estero, rimane di tutti contro tutti…

“Io vedo questo come un perfetto esempio di democrazia. Dovremmo considerarci fortunati noi italiani all’estero. Noi possiamo scegliere il candidato che più ci convince, che ci da più fiducia, che sentiamo più vicino”.

A questo punto usciamo dall’ufficio e cominciamo una visita delle Nazioni Unite. L’Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza. La Marca e suo padre sono molto riconoscenti, ci resta poco tempo ma la visita li entuasiasma. Poco prima di lasciarli arriva la nostra ultima domanda:

Vorremmo chiederle la sua opinione sul presidente Donald Trump: come vede le sue politiche sull’immigrazione? Qualcosa da imitare forse anche in Italia? Il primo ministro canadese in un twitter ha già dato la sua risposta…

“Forse meglio non commentare… “

Almeno un commento sui suoi provvedimenti contro l’immigrazione illegale. Insomma tra Stati Uniti e Canada chi ha ragione ? E l’Italia che dovrebbe fare?

“Io sono molto orgogliosa di quello che il governo italiano sta facendo per gli immigrati, per accoglierli come ha fatto. Pochi paesi hanno fatto quello che sta facendo l’Italia”.

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La protesta a Downtown Manhattan, il 29 gennaio scorso, contro la politica anti immigrati del presidente Donald Trump (Foto VNY)

Questa volta, unica volta, La Marca si ferma e con lo sguardo cerca il padre,  preoccupata forse delle sue dichiarazioni su Trump. Al padre basta un’ occhiata, la rassicura, non c’è nulla di male su quello che sta dichiarando. L’onorevole continua…

“Dicevo che sono molta orgogliosa del governo italiano per quello che sta facendo per gli immigrati. Semmai abbiamo bisogno di un sostegno più convinto dell’Unione Europea. E sono orgogliosa del primo ministro canadese Justin Trudeau per aver accolto questi profughi siriani”.

Ma quindi Trump sbaglia tutto? Secondo lei offende le parole scolpite sulla Statua della Libertà?

“No comment”.

Finiamo con un no comment?

“Posso fare un commento come la persona Francesca La Marca, non come una appartenente al PD… “

Veramente pensavamo che fino adesso lei ci parlasse come La Marca persona e non come partito…

“Sì, certamente. Quello che volevo dire è che in questo caso mi tolgo la casacca della politica e parlo a livello umano. La cosa mi rattrista perché un grande paese come gli Stati Uniti d’America, con città esemplari ricche di multiculturalità come New York, con la loro storia di integrazione, ecco debbano subire un dibattito ridotto a questo modo. Mi rende molto triste vedere questi aspetti così brutti dell’umanità. Io penso che l’America sia molto meglio, l’America è stata costruita dagli immigrati. Mi ha colpito molto l’articolo del Prof. Anthony Tamburri che ho letto su La Voce di New York, ‘Quando i musulmani eravamo noi’ . Che ci siamo ridotti a questo punto lo trovo molto triste, America ‘is much, much better than this’”.

  • Arturo

    “Io penso che la forza del PD è il confronto” …

    e quando Bersani e D’Alema mettevano in guardia sul referendum che non sarebbe passato, il confronto nel PD quando c’e’ stato?

    Il SI al referendum ottenuto nelle circoscrizioni estere, dimostra ancora una volta quanto scollegati siano i connazionali all’estero con quelli residenti in Italia. Nelle politiche del 2013, contando solo i voti dei residenti in Italia, il M5S prese piu’ voti. Poi arrivarono i voti dei connazionali all’estero in pieno contrasto, ed il PD complessivamente prese piu’ voti. Anche la lista che appoggiava Monti ebbe un grande successo all’estero ….. non in Italia, dove invece Monti prese una scoppola.

    Purtroppo tra gli italiani all’estero emigrati nei decenni passati, ed ancora peggio quelli di seconda generazione come l’On. La Marca, non hanno la benche minima idea di quello che avviene nel paese.

    “sono sempre stata una donna di sinistra” …. pero’ apprezza Renzi che ha preso provvedimenti di destra, e con la destra ci ha anche governato.

    A me sembra chiaro che la La Marca sa benissimo che per essere rieletta deve per forza rimanere nel PD e non puo’ piu’ andare dietro a Bersani….. quindi, Francia o Spagna, purche’ se magna!!

    Mi auguro solo che molti piu’ italiani di Toronto si siano svegliati dal sonno del 2013.

    • Enzo

      Forse invece essere lontani dal`Italia consente di avere un`idea migliore di quanto avviene nel paese. Inoltre, Renzi ha governato con il parlamento che si e` formato dopo che Bersani ha dissipato il vantaggio di cui godeva con una campagna elettorale scialba e pretenziosa. Se Renzi voleva governare, doveva pur allearsi con Alfano e i suoi, come peraltro aveva fatto Letta. Quanto ai provvedimenti di destra, sono più che altro una paranoia della cosiddetta vera sinistra, che lo ha boicottato fino ad arrivare alla scissione. Il referendum non e` passato anche per la guerriglia della sinistra interna, senza contare la campagna di odio scatenata dai minus habeas del M5S. Come giustamente rileva La Marca, il referendum si e` trasformato in un mezzo per “mandare a casa” Renzi (anche per colpa sua, quando ha promesso di dimettersi in caso di sconfitta). Poi, l`odio, politico o meno, funziona sempre. )(

      • Arturo

        Renzi doveva limitare il suo operato all’ordinaria amministrazione e tornare quanto prima alle urne, sottoponendo un programma agli elettori (esempio la riforma costituzionale).
        Ah no, ma cosi lo fanno nei paesi civili …. in Italia se ne puo’ fare a meno, dell’opinione dei cittadini.

        • Enzo Pollono

          Ritornare alle urne con il Porcellum e avere un parlamento in fotocopia con la necessita` di alleanze per fare qualsiasi cosa. E, di sicuro, ripetere la guerra per bande qualora una qualsiasi riforma costituzionale si fosse presentata. Ah gia`, a meno che fosse presentata dai grillini, loro sono perfetti per diritto divino> )(

    • Donato D’Orazio

      Sotto, sotto, questo Arturo mi fa’ pensare che e’ interessato al posto della signora La Marca. Se lo e’ dovrebbe prima studiare per bene l’emigrazione italiana dei decenni passati. Conoscere i sacrifici che hanno fatto, i soprusi che hanno subito per dare un buon nome alla loro nazione di nascita. Noi conosciamo molto bene la situazione che regna in Italia. Non ne siamo orgogliosi, ma non la critichiamo. Pur avendo subito l’umiliazione di essere abbandonato dal nostro paese di nascita, pur avendo subito l’affronto dal toglierci la nostra cittadinanza, pur subendo insensati giudizi da persone come te, sappiamo comprendere molto bene i problemi sociali, politici ed immigratorii che l’Italia sta’ attraversando. Noi dall’Italia non vogliamo un bel niente, non lo abbiamo mai avuto. Quello che pretendiamo e’ che ci ridiano la nostra cittadinanza. Tutto il resto sono problemi da risolvere in Italia. Per ritornare all’onorevole La Marca, le dico che dal primo giorno che fu approvato la legge per dare rappresentanti agli italiani all’estero, ero certo, e lo scrissi anche in questo sito, che niente di buono sarebbe venuto fuori da questa rappresentanza. E le vostre beghe personali me ne danno ragione.

      • Arturo

        Non accuso nessuno in particolare di non conoscere la situazione in Italia. Il mio e’ un discorso di media considerando il totale dei voti espressi all’estero. Cio’ non toglie ovviamente che tra i connazionali all’estero ci siano coloro che conoscono il paese alla perfezione..

      • Arturo

        Ci sono tanti paesi che non ammettono la doppia cittadinanza. Alcuni sono paesi Europei, e se si vuole diventare cittadini, si lascia la propria.
        Non mi piace, e mi fa piacere essere cittadino americano ed italiano, ma non ne farei un dramma per chi l’ha persa. I parlamentari dovrebbero lavorare per cose piu’ importanti, in primis la crisi che attraversa il paese, con una disoccupazione altissima.
        ps: ero candidato alle stesse elezioni della La Marca, anche se per il Senato, con in M5S. Non sono interessato a ricandidarmi alle prossime elezioni. Mi farebbe molto piacere pero, se coloro che saranno eletti, dimostreranno un minimo di capacita che non ho visto nella La Marca. E’ stata eletta perche ha avuto l’appoggio degli italiani di Toronto, che come hanno visto che era di li, l’hanno votata in massa, indipendentemente dalle capacita … visto che il PD aveva altri candidati, che almeno sulla carta risultavano piu’ capaci, ma avevano il grosso difetto di non vivere a Toronto.

        • Donato D’Orazio

          Caro Arturo, “Non le piace, ma gli fa’ piacere avere la doppia cittadinanza”. Non ne fa’ un dramma per la semplice ragione che questa benedetta cittadinanza italiana ce la’. Per noi vecchi emigranti si usano due pesi e due misure. Per molti di voi che siete venuti dopo gli anni ottanta non c’e’ problema. La doppia cittadinanza ve l’hanno permessa. Per noi emigranti degli anni cinquanta/sessanta non può’ essere possibile. Sara’ che siamo considerati cittadini di seconda classe? Sara’ che non siamo inteligenti come voi?. Me lo spiega lei. In tutto spero che questi nostri cosiddetti rappresenti si facciano un esame di coscienza. Che ricordano che sono andati a Roma per difendere i nostri diritti e non per fare i succubi dei loro partiti. Siamo nati in Italia e ci debbono ridare la nostra cittadinanza. Non falliranno la loro missione soltanto se riusciranno a questo scopo. Altrimenti tutti a casa. Non servono ne’ all’Italia, ne’ agli Italiani all’estero.

          • Arturo

            Egregio Donato, purtroppo le leggi che non permisero di mantenere la cittadinanza italiana non le ho fatte io. Sono d’accordo che vanno cambiate ma non ne farei un dramma, perche conoscendo la situazione italiana, non credo che nessuno sia cosi folle da lasciare gli USA o il Canada per trasferirsi nel nostro paese in pianta stabile. Il paese ha altre priorita’ fondamentali per coloro che in Italia ci vivono.
            Moralmente lei e’ italiano, parla italiano, e’ nato da genitori italiani, ed immagino chi la conosce la considera italiano, pur non avendo “il pezzo di carta”.

          • Donato D’Orazio

            Caro Arturo, si vede che viaggiamo in due differenti binari. Noi italo/americani non abbiamo nessuna intenzione di ritornare in Italia, anche se’, nel mio caso, una casa nel mio paese ancora ce lo’. E, posso garantirti, che non vogliamo nessun beneficio da parte della nostra nazione di nascita. Rivogliamo la nostra cittadinanza, persa per motivi di lavoro, perché’ ci appartiene. Siamo anche orgogliosi di essere cittadini americani perché’ e’ questa nazione che ci ha permesso di avere, con le nostre famiglie, una vita serena. Ma questo non toglie niente al nostro diritto di riavere cio’ che ci spetta. Anche perché’ oggi e’ permesso avere la doppia cittadinanza, e voi ne siete un esempio. Tutto qui’. Ed io spero che questi parlamentari che abbiamo mandato a Roma si ricordano di questo. Sono in Italia principalmente per questo, e non per litigare tra loro. Tu che fai parte del movimento cinque stelle dovresti farti partecipe di questo nostro diritto. Dovresti far capire ai tuoi amici parlamentari che andare contro questo nostro sacrosanto diritto e’ come rinnegare una parte importante e nobile della nostra storia e del nostro retaggio.

          • Arturo

            Caro Donato,
            Credo che siamo dicendo la stessa cosa: se noi italo americani non abbiamo nessuna intenzione di tornare, cosa che condivido in pieno, questo fa si che il riavere la cittadinanza, non e’ un problema cosi importante come puo’ essere quello di un italiano che ha perso il lavoro. E’ si un problema, ma non il N.1 che un deputato o senatore dovrebbe concentrarsi. E’ un problema, ma da dedicarsi nei ritagli di tempo.
            Per quello io dico che i parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere non devono solo pensare a noi all’estero, ma soprattutto pensare al nostro paese. La Deputata di cui sopra, dell’Italia sembra non gliene freghi assolutamente niente. Almeno, secondo la mia interpretazione.

          • Donato D’Orazio

            Caro Arturo, mi dispiace che non riesci a capire una cosa che dovrebbe essere basilare per un qualsiasi emigrante italiano. Quello di riavere la cittadinanza della nazione in cui e’ nato. Non può’ essere diversamente. Nel dopoguerra molti di noi dovemmo emigrare per sopravvivere, la guerra ci aveva tolto tutto. Specialmente nel mio piccolo paese situato sulle falde della Maiella. Fummo occupati dai Tedeschi, ci cacciarono fuori dalle nostre case. Per due mesi vivemmo sotto acqua e freddo in capanne di pietra in montagna. Fu la neve che ci costrinse a trovare rifugio giu’ nella vallata Peligna. La gente di quelle valle fu generosa ad accoglierci, anche se in un primo momento cercarono di scacciarci. Dopo sei mesi di sfollamento ritornammo nelle nostre case. Per nostra sfortuna non ritrovammo assolutamente niente. Avevano rubato tutto. Fu questo il motivo che i miei genitori, ma anche decine di migliaia di persone in tutta Italia decisero di emigrare. Negli anni cinquanta qui’ in America, ma anche in tutte le parti del mondo, c’era nei nostri riguardi un astio ingiustificato. Eravamo trattati come gente di terzo mondo. Avevano dell’Italia un’opinione contorta, non si fidavano di noi, ci consideravano quasi tutti mafiosi. Ci sono voluti anni di sacrifici, di lavoro, di buon esempio per cambiare la mentalità’ di tanta gente. Non abbiamo mai avuto un appoggio, anche morale dalla nostra nazione di origine, ma tutto questo non ci ha impedito di aiutarla sempre quando hanno avuto bisogno del nostro aiuto. E come ci hanno ripagato? Col toglierci la nostra cittadinanza. E questo non e’ moralmente giusto. Per ritornare ai rappresentanti degli italiani all’estero, non sono stati mandati a Roma per risolvere i problemi dell’Italia. Ci sono ben altri 618 depudati e 309 senatori che dovrebberli risolverli. I nostri rappresentanti sono li’ per difendere gli interessi degli Italiani all’estero. Di tutti gli italiani all’estero. Ed uno dei più’ importanti compiti e’ quello di fare giustizia ai tanti vecchi italiani che emigrarono nel dopoguerra. La cittadinanza italiana che tu hai, per te e’ un pezzo di carta, per molti di noi e’ molto più’ importante. E’ un riconoscimento alle nostre radici ed al nostro retaggio. Ti ripeto, se hai un filo di comunicazione con i parlamentari del tuo partito, fargli capire tutto questo. Digli che se ci sono persone nel mondo più’ italiani di loro, questi sono gli italiani all’estero.

  • Enzo

    Beh, direi che Francesca La Marca, so far, avrà il mio voto. Bella intervista. Significativo che il riacquisto della cittadinanza abbia difficoltà a passare per via delle cure mediche. Chi scrive è cittadino italiano (senza intenzione di acquisire la cittadinanza americana) eppure non ha diritto ad avere cure mediche in Italia ( nonostante abbia pagato i contributi). Apprezzo anche il fatto che La Marca valuti positivamente l’operato di Renzi come premier. Sul fatto che Bersani sia una persona in buona fede (nonostante la scissione) si può pure concordare, ma non è di conforto se uno la cretinata la fa in buona fede. Non lo perdonerò mai a Bersani. )(

  • Arturo

    ..

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