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Il popolo ha il diritto e il dovere di eleggere chi gli pare

In Italia l'obiettivo per una sinistra vera deve essere il ritorno al proporzionale puro

elezioni manifesti proporzianale

Manifesti propagandistici elettorali in piazza del Duomo a Milano nel 1968 (Foto da Wikipedia)

Questo deve diventare il primo, irrinunciabile e non negoziabile punto di un programma di sinistra: l’introduzione di un sistema elettorale proporzionale puro, senza premi e senza soglie; se la gente è divisa, il Parlamento che la rappresenta deve essere diviso; un governo che non ottiene la maggioranza, evidentemente non la merita

I giornali liberisti, tipo il New York Times, sono contenti a metà. Gli fa piacere che l’assurdo tentativo trumpista di eliminare Obamacare senza neppure un piano alternativo, solo per fare un favore alle multinazionali della sanità, sia fallito; ma proprio non riescono a mandare giù il fatto che sia fallito a causa delle divisioni interne dei repubblicani. In sostanza, invece di compiacersi che il sistema abbia funzionato, e cioè che la gente (a larga maggioranza contraria alla revoca dell’Affordable Care Act) sia stata in grado di condizionare i suoi rappresentanti, anche quelli conservatori, obbligandoli per una volta a fare i suoi interessi, il New York Times si preoccupa per la “guerra civile” in atto nel partito  come se contrasti e dissenso fossero di per sé un male. Non sia mai che il bipolarismo perfetto che obbliga i cittadini degli Stati Uniti a scegliere, con sempre minor entusiasmo e partecipazione, fra due opzioni entrambe gradite alle lobby e ai miliardari, non sia mai che possa rompersi. E che alla governabilità che tanto piace alle corporation si sostituisca, anatema!, una vera democrazia partecipativa.

Questo deve diventare il primo punto di qualsiasi programma di sinistra, un punto irrinunciabile, non negoziabile e che deve avere la precedenza su qualsiasi altro: l’introduzione di un sistema elettorale proporzionale puro, senza premi e senza soglie; se la gente è divisa, il Parlamento che la rappresenta deve essere diviso; se un governo non è capace di ottenere il consenso della maggioranza, evidentemente non la merita e non ha senso regalargliela artificiosamente. Certo, la frammentazione può portare a trasformismi e inciuci ma almeno sono correggibili alle successive elezioni, punendo i partitini che si fossero venduti; mentre in un sistema bipolare il massimo che si può fare è oscillare da un polo all’altro, e se i due poli fanno un patto (del Nazareno o altro) alla gente non resta che rassegnarsi o frustrarsi, ricorrendo eventualmente all’astensione, che fa ugualmente il gioco del potere.

Non fidatevi dunque di Enrico Letta, che sembra dignitoso e addirittura lucido solo perché il suo successore è stato Matteo Renzi; è anche lui un liberista e un ex democristiano, e anche lui infatti si è scagliato contro il proporzionale.  Lo sa bene, Letta, e lo sa bene la casta di cui è espressione, che un vero proporzionale consente imbrogli e latrocini solo fino a un certo livello, diciamo quello della prima Repubblica; mentre ormai i rampanti si sono abituati a ben altro, ad avere tutto pur essendo del tutto privi di qualità. Vanno fermati prima che sia troppo tardi e il modo migliore è restituire al popolo il diritto e il dovere di eleggere chi gli pare, come sancito dalla Costituzione, invece che di accontentarsi di una delle due alternative proposte dai poteri forti della finanza globale.

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