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L’affaire Torrisi e il terrorismo all’italiana

Mamma mia il governo cade: in Senato ci sono dei franchi tiratori!

Angelino Alfano e Salvatore Torrisi

Mentre Trump dà il via alle guerre stellari, nell’italico Senato giocano a fregarsi le comode poltrone. E, benché ce ne siano sempre un sacco di vuote, quando si gioca, l’occasione è troppo ghiotta e sono presenti anche quelli che non dovrebbero esserci, quindi non c’è posto per tutti

Nel mondo impazza il terrorismo e da noi il terrorismo all’italiana. Dove sono gli stessi governanti a fare terrorismo. Mamma mia il governo cade: in Senato ci sono dei franchi tiratori! Un bel sistema per nascondere l’incapacità di gestione della politica. L’affaire Torrisi ha tolto il sonno per quattro giorni a Renzi e ad Alfano che hanno litigato. Si fa per dire. Perché in verità non sappiamo chi abbia architettato questo miserabile gioco. Sì, mentre Trump dà il via alle guerre stellari, nell’italico Senato giocano a fregarsi le comode poltrone. E, benché ce ne siano sempre un sacco di vuote, quando si gioca, l’occasione è troppo ghiotta e sono presenti anche quelli che non dovrebbero esserci, quindi non c’è posto per tutti. Mercoledì, al via del presidente Grasso, tutti sono corsi a prendere posto e il renziano Giorgio Pagliari non si è potuto sedere perché alcuni senatori gli si sono messi di traverso. Il posto che aveva puntato è stato occupato dall’alfaniano Salvatore Torrisi, che non era stato invitato al gioco. I politicanti lestofanti hanno cominciato pure a deridere il perdente con la filastrocca: “Chi va all’osto perde il posto, chi va a Roma perde la poltrona”. E’ il rischio di stare nella capitale, bellezza.

A onor del vero, Pagliaro non era passato in osteria, era sobrio. A sua insaputa, era stato scelto come capro espiatorio visto che non si poteva mettere sic stantibus sulla graticola Renzi, assente, essendo ridiventato un comune cittadino. Tuttavia Matteo continua a fare il premier ombra e quindi aveva deciso di sistemare sulla poltrona di presidente della Commissione Affari Costituzionali un suo uomo, ricevendo assicurazioni dai senatori votanti e dai relativi partiti di governo e di opposizione. Ma il voto è segreto e i vigliacchi lo hanno impallinato. Fatto sta che Pagliari ha ricevuto solo 11 voti, mentre Torrisi ha vinto con 16, di cui 6 dei franchi tiratori bersaniani, piddini, centristi, secondo le congetture dei politologi nazionali.

Nottetempo il presidente del Pd Orfini si è presentato all’uscio del Quirinale e ha bussato con vigore, ma il presidente della Repubblica non gli ha aperto. Sapendo come è finito Cesare, lui si guarda bene le spalle, anzi si rannicchia nelle spalle. Figurarsi se avvalla la richiesta della crisi di governo dell’emissario renziano Orfini per un gioco dove non è importante chi vince, tanto uno vale l’altro. L’indomani Renzi ha accusato Alfano di tradimento e questi è sceso in campo indignato chiedendo a Torrisi di restituire la poltrona al povero Pagliari al quale era stata promessa. Non che sia un paladino: tremava come una foglia per la paura di perdere il titolo di ministro degli Esteri, qualora il governo fosse caduto. Ma il nuovo eletto gli ha fatto marameo: di qua non mi sposto. Al che Alfano gli ha tagliato seduta stante la testa che è rotolata lontano da Alternativa popolare. Salvatore non ha fatto una piega: se l’è raccolta e mettendola a posto ha dichiarato che finalmente userà la sua di testa. Sarà una mina vagante per l’attesa legge elettorale?

Questi i fatti romanzeschi e romanzati. Ma se non è stato il ministro degli Esteri ad architettare l’affaire per dimostrare la debolezza di Renzi, potrebbero esser stati alcuni senatori dei partiti dell’opposizione o addirittura lo stesso ex-premier, il quale vuole andare alle elezioni prima possibile. Non lo sapremo mai. E davvero agli italiani credo non interessi un fico secco. Anzi sapere che questi politicanti trascorrono i mesi in giochi puerili non fa che avvalorare l’opinione che siano irresponsabili ed inadeguati, oltre che mangiatori di pane a tradimento. Il che porta acqua al mulino di Casaleggio, sebbene giovedì sera alla trasmissione Otto e Mezzo, intervistato dalla Gruber, l’abbia accusata di volerlo far scivolare sul bagnato quando gli ha chiesto con quale farina pensasse di confezionare il reddito di cittadinanza, una volta al governo i suoi luogotenenti 5 Stelle.

E qualche problema a fare il pane gli italiani ce l’hanno, visto che 21 milioni di loro hanno debiti con il fisco. In pratica tutti, se si escludono: bambini, casalinghe, pensionati, extracomunitari mantenuti. Allora è un problema del fisco, cioè del governo. Che si mangia la coda.

 

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