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Eugenio Marino (PD): Brunetta nel difendere Nissoli dimentica la storia

Il responsabile PD per gli italiani nel mondo, replica all'intervento di Fucsia Fitzgerald Nissoli

di Eugenio Marino
fucsia nissoli marco fedi

Una foto agli inizi della legislatura, quando i deputati eletti all'estero andavano d'accordo: da destra Francesca La Marca, Fabio Porta, Fucsia Nissoli Fitzgerald, Marco Fedi, Mario Marazziti, Mario Borghese

Per Eugenio Marino, nel cercare di difendere le motivazioni che avrebbero spinto l'On. Fucsia Nissoli a confluire in Forza Italia, "Brunetta cita Tremaglia, del quale il capogruppo FI dimentica di dire che nel 2010 aveva lasciato il PDL/Forza Italia e non aveva votato la fiducia del 29 settembre 2010 al Governo Berlusconi, proprio in nome di quegli italiani all’estero che, secondo Tremaglia, il Governo Berlusconi 'ha ignorato e continua a ignorare'"

Caro Direttore,

ho letto con interesse l’articolo da voi pubblicato il 10 luglio scorso con il quale l’on. Fucsia Nissoli spiega il suo passaggio a Forza Italia, motivandolo sostanzialmente con il fatto che il Governo sarebbe “sordo e cieco” verso gli italiani all’estero e che quindi, con il suo arrivo a Forza Italia, questo Partito “avrà nel suo programma il mio programma”, cioè quello dell’on. Nissoli.

Ora, caro direttore, fermo restando che mi viene difficile capire come si possa, dopo aver votato per quasi quattro anni tutti i provvedimenti dei governi Letta, Renzi e Gentiloni sugli italiani nel mondo, accorgersi solo a fine legislatura di questa cecità e sordità, mi pare ambizioso e ottimistico pensare che un partito e un Presidente (Berlusconi) che non hanno fatto del loro programma il programma dell’ex ministro Mirko Tremaglia ora vogliano realizzare (davvero, non sulla carta) tutto ciò che chiede l’on. Nissoli.

In foto Mirko Tremaglia

Mirko Tremaglia (Bergamo 1926-2011)

Detto questo, a cui anche l’onorevole Marco Fedi ha risposto ieri, mi permetto di commentare ciò che ha affermato oggi il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, che ha attaccato il PD e lo stesso on. Fedi, rei di dire “una dietro l’altra una serie assurda di bugie e falsità”.

Brunetta, nel suo comunicato, ricorda le azioni del Governo Berlusconi e la legge sul voto per corrispondenza che permetterebbe ai parlamentari eletti all’estero di sedere in Parlamento, ma sorprendentemente dimentica che quella è solo una legge attuativa e che i parlamentari eletti all’estero ci sono grazie alla riforma costituzionale voluta e varata durante i governi de l’Ulivo dal 1996 al 2000, quando Berlusconi era all’opposizione.

Brunetta poi aggiunge che la riforma costituzionale voluta da Renzi avrebbe intaccato la conquista della Circoscrizione estero (tra l’altro cosa falsa, perché lasciava alla Camera i dodici deputati ed eliminava il Senato a suffragio universale), ma dimentica ancora di dire che l’on. Nissoli, oggi confluita nel gruppo di Forza Italia, non solo quella riforma che Brunetta contesta l’ha votata in Parlamento, ma come Lei stesso potrà confermare si è spesa tra gli italiani all’estero perché votassero “Sì” al referendum: cosa che è puntualmente avvenuta a stragrande maggioranza, anche nella ripartizione America Settentrionale e Centrale.

Dal canto suo, poi, l’on. Nissoli aveva sostenuto proprio sul suo giornale (dando inizio a questo dibattito via stampa), che Berlusconi le avrebbe ricordato di aver tolto l’IMU sulla prima casa degli italiani all’estero. E qui, ancora una volta, l’on. Brunetta dimentica di dirci con quale atto parlamentare o di governo sia avvenuto (e per suo tramite chiedo a Brunetta e Nissoli di dircelo, per piacere), poiché l’unico atto di Berlusconi in materia, come sostiene Fedi, ha abolito l’ICI a tutti gli italiani in Italia e ha considerato gli italiani all’estero come proprietari di seconda casa, aumentandogli notevolmente l’ICI rispetto a quanto aveva fatto per loro Prodi.

Infine, la cosa più sorprendente di Brunetta riguarda la citazione di Tremaglia, del quale il capogruppo FI dimentica di dire che nel 2010 aveva lasciato il PDL/Forza Italia e non aveva votato la fiducia del 29 settembre 2010 al Governo Berlusconi, proprio in nome di quegli italiani all’estero che, secondo Tremaglia, il Governo Berlusconi “ha ignorato e continua a ignorare”, come si può ascoltare in questo toccante intervento in Aula, di cui a suo tempo mi complimentai pubblicamente riconoscendogli coerenza.

Ecco caro Direttore, in Forza Italia si continua a vantare come unici atti positivi dell’azione del Governo Berlusconi l’introduzione della Circoscrizione estero, l’operato di Tremaglia e l’abolizione dell’ICI agli italiani all’estero: la prima introdotta in Costituzione sotto i governi de l’Ulivo; il secondo uscito da Forza Italia in contrasto con Berlusconi proprio per come lui e il suo Governo trattavano gli italiani nel mondo; la terza mai avvenuta, poiché Berlusconi ha prodotto un aumento dell’IMU per gli italiani all’estero rispetto al Governo Prodi. Mi pare un bilancio molto deludente.

Grazie per l’attenzione.

  • Donato D’Orazio

    Come volevasi dimostrare. Eugenio Marino: un’altro politico intellettuale che sa’ tutto degli italiani all’estero. Forte di nessuna esperienza viene incaricato dal suo partito democratico a responsabile per gli italiani nel mondo. Vorrei permettermi, dal basso del mio livello intellettuale, chiedergli per cortesia chi lui considera “Italiani all’estero”. Che cosa il suo partito e tutti gli altri partiti politici italiani stanno facendo per questi fantomatici italiani all’estero. Se hanno mai pensato o capito del sacrificio, dei soprusi, che questa povera gente hanno dovuto subire per portare avanti con dignità’ il nome Italia nel mondo. Vorrei chiedergli ” Ma che vi costa per ridare a tutti noi, nati in Italia la nostra cittadinanza? Che vi costa per ridare a tanti di noi la nostra dignità ed il nostro retaggio? Basta con le vostre sciarade politiche. Mettetevi una mano nella coscienza e ridateci quello che sconsideratamente ci avete tolto. Trattateci come veri Italiani perché’ siamo veri Italiani. Tutto il resto sono fandonie che non portano da nessuna parte.

  • Eugenio Marino

    Egregio signor D’Orazio, non so se sono un intellettuale e se so tutto di italiani all’estero. Certamente so che da anni me ne occupo con impegno, dedizione e passione, da anni giro il mondo e incontro le comunità e le istituzioni che di essi si occupano, parlo e ascolto la gente. Da anni, persino studio e mi documento su questi nostri connazionali. La mia stessa libreria di casa, divisa per argomento, ha come scaffale più affollato quello della saggistica e narrativa sugli italiani nel mondo. Con questo non penso certo di avere la conoscenza sufficiente o, tanto meno, di insegnare qualcosa a nessuno, ma nemmeno penso si possa dire che io non abbia “nessuna esperienza” perché il mio Partito mi metta a occuparmi degli italiani nel mondo.
    Chi io consideri italiani all’estero? Tutti coloro che oltre ad avere cittadinanza o origini italiana, si sentono italiani, ne vivono cultura, tradizione e stili di vita. Tutti coloro, anche non italiani, che si sentono italici. Insomma, tutti quelli di cui parla Piero Bassetti nel suo libro. Ai quali aggiungo gli immigrati e loro figli che vivono, studiano e lavorano in Italia, parlano l’italiano e si sentono tali.
    Mi chiede poi se ho pensato o capito il sacrificio e i soprusi di questa gente? Senza presunzione le dico che provo a farlo, partendo dai ricordi e dai racconti del mio bisnonno emigrato in America nascosto in una stiva e di mio nonna e mia nonna emigrati in Svizzera, per arrivare ai racconti delle molte persone che ho incontrato in 15 anni nel mondo.
    Forse, signor D’Orazio, prima di dire certe cose, dovrebbe provare a fare lei uno sforzo per capire chi sono io e cosa faccio. Magari, leggendo il mio libro “Andarsene sognando”, potrà capire almeno il mio sforzo e dopo, solo dopo, valutare se ho “mai pensato o capito del sacrificio, dei soprusi, che questa povera gente hanno dovuto subire per portare avanti con dignità’ il nome Italia nel mondo”.
    Io lo sforzo di provare a capire gli altri lo faccio. Ora ci provi anche lei e, se vorrà, poi mi farà sapere. Buone cose e a presto.

    • Donato D’Orazio

      Caro onorevole, posso dirle che la vostra risposta mi ha fatto molto piacere. Mi congratulo con lei per gli enormi sforzi che ha dovuto fare per essere all’altezza del compito che gli e’ stato delegato. Siete da essere complimentato. Pero’ lasciatemi dirle che imparare da altri le sofferenza dell’emigrazione, specialmente quella degli anni cinquanta/sessanta non e’ la stessa cosa che viverla sulla propria pelle. Per noi emigranti, in qualsiasi paese del mondo siamo approdati, per sfondare la diffidenza della gente del luogo abbiamo dovuto fare i salti mortali. Abbiamo dovuto chiuderci gli occhi e tapparci le orecchie. Abbiamo dovuto, con sacrifici non indifferenti essere superiori alle loro abominevoli opinioni. Abbiamo dovuto, per riconoscenza, non ai cittadini, ma al paese ospitante di prendere la cittadinanza locale. Anche perché’ questa ci permetteva di aspirare a qualcosa di meglio. Non abbiamo mai dimenticato le nostre origini. Abbiamo sempre, secondo le nostre possibilità, aiutato la nostra terra natale. La stessa terra natale che lei rappresenta. La stessa terra natale che ci ha tolto la nostra cittadinanza. La stessa terra natale che nel suo consolato non ci permette di entrare – per tutti voi siamo degli stranieri. Gli pare giusto tutto questo?. Noi vecchi emigranti non vogliamo niente da voi- rivogliamo semplicemente ciò che e’ sempre stato nostro. Nella vostra lunga lettera avete parlato di tutto fuorché della questione cittadinanza, che poi e’ l’essenza del mio precedente Post. Giacche’ siete una persona cosi’ gentile, le chiedo un’altra volta: che vi costa ridarci la nostra cittadinanza?. Con reverenza. Donato D’Orazio.

    • Donato D’Orazio

      Caro onorevole io ci ho provato a rispondervi, ma purtroppo la redazione lo ha cancellato. Pensavo che oltre ad essere un umile emigrante, sono anche una persona. Ed a una persona gli si dovrebbe dare almeno l’opportunità’ di essere ascoltato. Questo giornale si fa orgoglioso di essere protetto dalla costituzione americana. La mia protezione da lettore dove sta’?

      • StefanoVNY

        Signor Donato, non siamo sempre attaccati al computer soprattutto il week end (abbiamo pure noi una famiglia…). Non abbiamo cancellato nulla, deve solo aver piu’ pazienza. Grazie
        SV

        • Donato D’Orazio

          Grazie signor Direttore. Non ho mai dubitato della vostra onesta ed imparzialità’. Pensavo, più’ che altro, che la colpa della non pubblicazione fosse mia, che in qualche modo avevo offeso la suscettibilità` dll’Onorevole Marino. Vi chiedo scusa. Spero che l’On. Marino riceva questo mio Post, e soprattutto, che cerca di risolvere personalmente un problema che si trascina da molto tempo. Noi vecchi emigranti non vogliamo niente, soltanto che ci ridiano la nostra cittadinanza. Voi sapete benissimo che non possiamo dipendere dai rappresentanti degli italiani all’estero. Sono soltanto una farsa. Loro sono immersi in rancori ideologici e di noi non gli importa un bel niente. Con rispetto. Donato D’Orazio

  • Eugenio Marino

    Egregio signor D’Orazio, la ringrazio per il titolo di onorevole che ha voluto attribuirmi, ma io non sono onorevole, almeno nel senso di parlamentare: non mi sono mai candidato.
    Quanto alle questioni di merito, mi lasci dire che se è vero che c’è differenza tra capire l’emigrazione e vivere l’emigrazione, allora significa che di emigrazione devono occuparsi solo gli emigrati, di malattie solo i malati, di povertà solo i poveri e così via. E non credo si vada lontano. Ma non voglio perdermi in queste discussioni.
    Vengo alla questione cittadinanza: l’Italia ha sempre concesso per diritto la cittadinanza ai discendenti degli italiani e lo fa ancora oggi con una legge sullo ius sanguinis fin troppo permissiva.
    Il caso americano, invece, riguarda più nello specifico chi ha dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana. E per questa categoria di persone, l’Italia ha concesso tempo fa una finestra temporale abbastanza lunga per il riacquisto e molti di quelli che l’avevano persa hanno potuto riacquistarla. Altri non lo hanno fatto e ora abbiamo un grosso problema.
    Ma su questo si sta lavorando con pazienza e serietà in Parlamento per trovare una soluzione, soprattutto grazie al lavoro dei parlamentari La Marca, Fedi e Giacobbe. E non è una cosa semplice. Chi ha scritto bene su questa vicenda, raccontando i fatti storici, facendo il punto e indicando un percorso serio, è proprio l’onorevole Marco Fedi.

    • Donato D’Orazio

      Signor Marino, grazie per avermi risposto. Non vorrei essere ripetitivo, tanto più’ che lei e’ convinto delle sue opinioni ed io naturalmente delle mie. Vorrei soffermarmi sulla ” finestra temporale abbastanza lunga che ci venne concessa dall’Italia negli anni novanta” Ebbene non so’ se lei e’ a conoscenza che il consolato italiano di New York negli anni novanta ( non so’ adesso perché’ non mi permetterebbero di saperlo perché’ “Straniero”, aveva un servizio pubblico di quattro ore al giorno – 9 Am.13 Pm.- .Forse sai che qui’ in America giorni di permesso di assentarti dal lavoro te lo danno a lumicino di candela. Io, con amici, in quei tre mesi di – abbastanza lunga finestra – ci siamo recati ben tre volte al consolato. Tutte e tre le volte rimandati a casa perché’ raggiunta l’orario di chiusura. Davanti la sede del consolato c’erano ogni giorno migliaia di persone in fila di attesa, ne accontentavano solo qualche decine. Mi permisi di consigliare ad un impiegato del consolato di venire nella zona di Bensonhurst in Brooklyn, dove a quel tempo c’erano decine di migliaia di italiani ed usare la scuola elementare 205 per facilitare il riacquisto della cittadinanza. Mi fu risposto che non era possibile perché’ fuori da Manhattan non avevano una protezione consolare. Quindi, non venitemi a dire che non avendo approfittato di quella fantomatica finestra, oggi ne dobbiamo pagare le conseguenze. Non e’ giusto. La stragrande maggioranza di quei pionieri dell’emigrazione italiana nel mondo non ci sono più’, se ne sono andati con la certezza che l`Italia di loro non gliene importava proprio di niente. Per i pochi che siamo rimasti vi state comportando nella stessa maniera. Che dire, siete degli esperti, conoscete l’emigrazione, quindi avete sempre una spiegazione giusta da darci. Se avete la coscienza a posto e pensate che siete nella ragione, bene cosi’. Vorrei ringraziare la redazione della Voce di New York per l’opportunità’ che mi ha sempre dato. C’erchero’ in futuro di non importunarvi più’. Saluti Donato D’Orazio.

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