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Cerchi lavoro? Basta saper guidare…

Per accedere anche a importanti incarichi, in Italia non bisogna essere qualificati, competenti, bravi, bensì utili e disponibili a tutto

I giovani lasciano il Paese non soltanto perché non trovano lavoro o perché sono più remunerati all’estero, ma soprattutto perché l’ordinamento statuale non offre sicurezza attraverso la certezza del diritto. Purtroppo non basta la patente B per attestare la capacità di intendere e volere...

Per fortuna ho la patente B, quella richiesta per guidare un’automobile. Così ho potuto partecipare ad un bando per ottenere un lavoro dove devo stare seduta dietro a una scrivania. Che c’entra allora la patente? Per raggiungere il posto di lavoro, direte voi. No, l’ufficio non sta in montagna ma in centro città, in zona pedonale. La verità è che la patente ce l’hanno quasi tutti. E i bandi di lavoro in Italia sono sartoriali, fatti sempre per un soggetto determinato elencando i requisiti che possiede. Se il soggetto in questione non ha altri titoli, avrà pur la patente, vivaddio!

Trattasi di un autista che vuol fare il direttore di un ente culturale privato che amministra soldi pubblici, di cui peraltro è già presidente. Ma com’è diventato presidente, domanderete voi? Grazie al possesso della patente B che gli ha permesso di effettuare importanti servigi automobilistici a un partito. Per ora altro non posso dirvi, visto che sono una concorrente patentata.

Per accedere alle alte cariche, in Italia, non bisogna essere qualificati, competenti, bravi, bensì utili, disponibili a tutto e non avere niente da perdere. Se sei privo di reputazione, sei nessuno e quindi cercherai di divenire qualcuno travalicando le regole non scritte dell’etica. Mi viene in mente l’autista Francesco Belsito, che divenne tesoriere della Lega nel 2010 e si adoperò anima e corpo per creare la Panzania, il “paradiso di Bossi” in Tanzania. Ne scrissi nel gennaio 2012, quando Belsito venne espulso dal partito, dopo che si scoprì che aveva investito i rimborsi elettorali della Lega nel bel sito africano, oltre ad aver provveduto alle spese della Bossi family. Finalmente dopo cinque lunghi anni il Tribunale di Genova ha emesso la sentenza di primo grado: condanna a 2 anni di carcere per l’ex tesoriere, a 2 anni e 3 mesi a Umberto Bossi e a un anno e sei mesi al figlio Renzo. I giudici hanno bloccato i conti correnti della Lega, nelle cui casse sparirono 48 milioni di contributi pubblici. 

Il povero Matteo Salvini, che all’epoca si accollò una Lega slabbrata, si ritrova senza soldi per mettere in scena la festa celtica di Pontida. I leghisti rischiano di non bagnarsi nemmeno nel Po, altro che nell’Oceano Indiano. L’annuale battesimo leghista è a rischio. Ma forse è meglio così, visto l’insuccesso della festa dell’Unità dove c’erano quattro gatti. E’ stata data la colpa alla pioggia ininterrotta di questi giorni. Appunto: piove, governo ladro. E allora chi ha più voglia di festeggiare i mangiatori di pane a tradimento?

Purtroppo tutti i partiti sono ormai scollati dalla realtà e ritengono che le loro continue e nauseanti scaramucce interessino alla gente. Non è una priorità lo ius soli, se non per Renzi che cerca voti tra gli extracomunitari, mentre è una priorità la revisione dei vitalizi dei politici dove, secondo il presidente dell’Inps Tito Boeri, si potrebbero racimolare 150 milioni. Se il lavoro è prioritario, perché lo Stato si arrovella a perseguitare sempre con nuove leggine i possessori di partite iva, come se imprenditori e liberi professionisti fossero tutti evasori fiscali? I giovani lasciano il Paese non soltanto perché non trovano lavoro o perché sono più remunerati all’estero, ma soprattutto perché l’ordinamento statuale non offre sicurezza attraverso la certezza del diritto. La piccola imprenditoria, che ha fatto grande l’Italia, va scomparendo: è ovvio che la classe imprenditoriale con queste anomalie non può rinnovarsi.

Purtroppo non basta la patente B per attestare la capacità di intendere e volere. Solo di volere: sono molti i pazzi patentati che siedono in parlamento e che occupano a vita incarichi in enti pubblici. Pazzi legalizzati, con la sola patente in regola, che ci guidano fuori rotta pur di arrivare alle loro mete di comodo.

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