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Se 450 milioni vi sembran pochi

Il vero scandalo non sono le assurde cifre pagate per un quadro attribuito a Leonardo o per il calciatore Neymar; ma che non si scandalizzi nessuno

Salvator Mundi, il quadro attribuito a Leonardo

L'ideologia liberista ha contagiato buona parte della popolazione, ormai persuasa che gli unici diritti che contano siano quelli individuali e che l’unica lotta possibile sia quella per l’affermazione personale, non per il bene comune. Homo homini lupus, come da sempre sostengono i lupi

Quattrocentocinquanta milioni per un quadro attribuito a Leonardo da Vinci, poco meno di quanto in estate è costato il calciatore Neymar; fra tutti e due un miliardo di euro. Evidentemente c’è gente con troppi soldi: se i profitti superiori, mettiamo, ai 3 milioni venissero tassati al 92% (come nell’America degli anni cinquanta, mica nell’Unione Sovietica staliniana), forse anche i ricchi spenderebbero con più attenzione e moderazione.

Il problema è che alla gente non gliene frega niente; a leggere i titoli dei giornali sembra anzi che siano fieri di questi record, come sono fieri, anche nazionalisticamente, del fatto che il trentottenne Valentino Rossi, “re Mida” per i giornalisti estasiati, nella sua carriera abbia guadagnato almeno 350 milioni, al netto dei 35 milioni pagati al fisco dopo un’indagine e l’accusa di evasione fiscale. Che peraltro sono una bazzecola se si pensa che il trentatreenne Mark Zuckerberg, il quale in vita sua non ha fatto altro che commercializzare, ma per primo, un’idea che avevano avuto in tanti, nei primi sette mesi del 2017 ha guadagnato 23 miliardi (cioè 23mila milioni). Gli stessi che si indignano per vitalizi o pensioni d’oro di qualche migliaio di euro al mese, gli stessi che scendono in piazza se i lavoratori di un’altra categoria hanno ricevuto un aumento e loro no (e non per ottenerlo anche loro, per farlo togliere agli altri), non si mostrano affatto scandalizzati per i 17 miliardi (17mila milioni) che possiede Del Vecchio o i sette (7mila milioni) di Berlusconi. Anche la notizia, di qualche mese fa, che ciascuno degli otto individui più ricchi del mondo, sei dei quali americani, ha un patrimonio uguale a quello di mezzo miliardo di persone (ciascuno di loro: in otto hanno più soldi di metà della popolazione mondiale), ha lasciato tutti indifferenti, inclusi i rivoluzionari in pantofole e i moralisti a telecomando, troppo presi con i diritti civili per preoccuparsi di inezie quali l’eguaglianza economica.

Purtroppo la realtà è che l’ideologia liberista ha contagiato buona parte della popolazione, ormai persuasa che gli unici diritti che contano siano quelli individuali e che l’unica lotta possibile sia quella per l’affermazione personale, non per il bene comune. Homo homini lupus, come da sempre sostengono i lupi. Quanto alla corruzione e all’ingiustizia, riguardano solo lo Stato, mentre i privilegi e le prepotenze dei privati sono meritocrazia, lobbismo e libero mercato.

Occorre uscire da questa trappola ideologica, recuperando un senso delle proporzioni. Per chi riceve una pensione di 500 euro al mese è benestante chi ne riceve duemila ma non dovrebbe diventare un nemico di classe. I nemici di classe sono coloro che hanno così tanto denaro da poter vivere in una bolla, come dèi, disinteressati alla vita delle persone ordinarie e incapaci di comprenderla. I nemici di classe sono coloro che hanno così tante ricorse da poter condizionare il governo e l’amministrazione dello Stato e sostituirsi a essi. Certo che bisogna continuare, anzi cominciare a combattere la corruzione del settore pubblico, possibilmente con rigore, ossia sbattendo in galera per decenni i corrotti e i corruttori, senza sconti, condoni, prescrizioni. Ma senza scordarsi o mancare di notare che il virus che sta distruggendo il pianeta e la civiltà e impoverendo le nostre esistenze è il neocapitalismo, ossia il sistema delle multinazionali private, dei ricchi, dei vincenti.

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