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Che accadrà ancora con bin Salman, l’erede al trono saudita “uscito di testa”?

Successore del padre Salman, il principe Mohammad bin Salman Al Saud ha già favorito la terribile guerra in Yemen e innescato la "tangentopoli" araba

Il principe saudita Mohammad bin Salman (a sinistra) con il presidente statunitense Donald Trump

Per gli amici è “MBS”, un po’ come “JFK”, almeno secondo i suoi pubblicisti. Più giovane ministro della Difesa al mondo a 29 anni, ha portato il suo Paese a combattere la guerra disastrosa nello Yemen. Da allora, si è scontrato con il resto della Famiglia Reale, con il Clero e le Forze Armate, nonché con l’Iran, la Turchia, il Libano, la Giordania, il Qatar, l’Iraq e pure - si dice - con la CIA

Per non scomodare gli esperti del protocollo reale, l’erede presuntivo è colui che un giorno, alla morte o l’abdicazione del re, siederà sul trono più alto, “a meno che succeda qualcosa”. Il Principe Mohammad bin Salman Al Saud (Riyad, 31 agosto 1985) è un membro della famiglia reale saudita e figlio dell’attuale monarca. Il 21 giugno è stato nominato erede apparente dal re suo padre, Salman, diventando il primo nella linea di successione al trono dell’Arabia Saudita. Ha 32 anni.

Per gli amici è “MBS”, un po’ come “JFK”, almeno secondo i suoi pubblicisti, forse gli stessi che lo hanno persuaso al curioso gesto di concedere il mese scorso la cittadinanza a un robot antropomorfico – un “first” mondiale dopo il “last” di concedere, a settembre, il diritto di guidare alle donne.

Si  potrebbe  pensare  che  all’erede  solo  apparente  convenga  un  po’  di  prudenza: specialmente dato che re Salman pare sia afflitto dalla demenza e non è, diciamo, sempre in perfetto quadro. MBS però ha voglia di fare. Tempo fa, quando era già il più giovane ministro della Difesa al mondo a 29 anni, ha portato il suo Paese a combattere una guerra disastrosa nello Yemen.

Da allora, si è scontrato con il resto dell’estesissima Famiglia Reale, con il Clero, con le Forze Armate e con buona parte della comunità degli affari saudita, nonché con l’Iran, la Turchia, il Libano, la Giordania, il Qatar, l’Iraq e pure – si dice – con la CIA, che pare preferisse un precedente “presuntivo”. I critici gli attribuiscono pure un ruolo chiave nella sanguinosa guerra siriana, fomentata dai Sauditi.

Mohammad bin Salman e il presidente russo Vladimir Russo, in un incontro istituzionale del 2015

Ad ottobre ha annunciato la costruzione della prima città al mondo ad essere totalmente automatizzata e “sostenibile”, ad energia solare, con le auto senza conducente e tutta gestita dall’Intelligenza Artificiale. La metropoli sarà una sorta di porto franco e occuperà una grande distesa di deserto tra l’Arabia Saudita, la Giordania e l’Egitto. L’investimento iniziale saudita sarà di $500 miliardi. Oh, e vuole trasformare l’ultraconservatrice fede Wahabista dei Sauditi in una forma di Islam più moderna e liberale…

In questi giorni l’erede presuntivo ha improvvisamente lanciato una vasta campagna “anti-corruzione”, facendo arrestare, tra gli altri, il Principe Alwaleed bin Talal—uno degli uomini più ricchi del mondo, con importanti partecipazioni negli studi 21st Century Fox, Citigroup, Apple, Twitter e molte altre attività. Sono state messe sotto chiave “dozzine” di altri principi, alti ufficiali militari, quattro ministri del Governo e diverse decine di ex ministri. Per il Wall Street Journal il valore dei patrimoni sequestrati e da sequestrare si aggirerebbe sugli $800 miliardi. In un paese democratico, tanta energia moralizzatrice potrebbe forse provocare un’ondata di sostegno popolare. L’Arabia Saudita non è una democrazia.

Parrebbe una strategia alla “o la va o la spacca”, anche se altri propendono per la più netta “è uscito di testa”. Però, che sia intenzionale o meno, il giovane ed entusiasta bin Salman potrebbe forse avere trovato una soluzione per il singolo più pressante problema del Paese: il basso prezzo del petrolio.

Grave confusione in Arabia Saudita, il più importante produttore del greggio al mondo, dovrebbe spingere all’insù i prezzi che languono sui mercati internazionali. Basterà che i Sauditi siano ancora in grado di estrarlo una volta che abbiano raccolto i cocci.

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