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Tra urla, spot e live su Facebook: è finita l’oscena campagna elettorale 2018

Mesi di satira anacronistica, che hanno parlato a un'Italia de-ideologizzata. È davvero l'incertezza, l'unica certezza che ci rimane?

di Francesco Pira
Breve bilancio su una campagna cattiva e senza emozioni. Se le sono dette di tutti i colori. Si è parlato poco dei grandi temi nazionali e si è urlato tanto sulle questioni più utili ad agitare le paure. Ma l'unica Italia che emerge é quella demotivata, che non sa cosa sia peggio. Anche se una cosa è chiara: il web ha superato la tv, anche se la comunicazione elettorale non ha convinto

L’Italia s’è desta, come scrive Mameli nel suo inno, dopo giorni e giorni di campagna elettorale? Sembra proprio di no! E tutta la comunicazione elettorale non ha convinto. Il target da colpire per tutti i partiti era composto da indecisi e adirati. Convincerli e trascinarli alle urne. E poi, anche 24 ore prima del voto, spingerli a scegliere.

Davvero difficile per tutti i leader di partiti e movimenti che hanno compreso una cosa più di tutte: la campagna si gioca tutta sui social più che in tv. È il web che vince sulla televisione dove i pochi e angoscianti confronti sono stati utili soltanto a conciliare il sonno. Tutti sono pronti a giurare che è stata la campagna più brutta della Seconda Repubblica che non riesce a diventare Terza.

Se le sono dette di tutti i colori. Si è parlato poco dei grandi temi nazionali. Si è urlato tanto sulle questioni più utili ad agitare le paure. È l’Italia deideologizzata che emerge, quella demotivata. Quella che non sa cosa è peggio. E da quanto si è visto e letto in questi giorni tra spot, post, pubblicità, comizi in diretta Facebook, proclami su Youtube, tweet, faccine e faccione su Instagram è passato soltanto il messaggio della confusione.

Anche il partito che si è affacciato per la prima volta in campagna elettorale Liberi e Uguali, ha puntato tutto sull’immagine del leader Pietro Grasso. Lui si è esposto più di tutti. Poi sui territori sono andati i vecchi del Pci-PDS-DS-PD che hanno comunicato sempre con il solito stile, ma cercando di far passare messaggi non certo dolci verso il vero competitor: Matteo Renzi. E l’ex Presidente del Consiglio, che ha precisato, al contrario di altre volte, che se perde non andrà da nessuna parte ma resterà al suo posto, si è speso parecchio. I social sono stati il suo regno. Presente ovunque anche con spot virali inviati via Whatsapp dai simpatizzati con la sua voce che ci tranquillizzava sul futuro perché c’è stato chi ha lavorato bene negli ultimi anni, ed anche con uno spot in cui cerca di rassicurare il padre di famiglia che in auto declama il non voto al PD.

Poi Silvio Berlusconi che ha scelto come sempre di fare il buon padre di famiglia che mette tutti d’accordo nel centro destra. La sua campagna è stata giocata su una presenza constante ma non ossessiva. E nei momenti chiave da generale ha fatto muovere l’esercito a livello mediatico in maniera compatta. Tutto giocato sulla chiave fidatevi dell’usato sicuro. 

Ed ancora l’altro Matteo, Salvini, che usando meno le felpe ha cercato di far dimenticare l’immagine stereotipata della Lega soprattutto al sud, dove si aspetta un bel po’ di voti, insieme alla sua compagna di viaggio Giorgia Meloni, lucida interprete anche in tv come sui social di una destra che vuole apparire moderna. Su Instagram, gran lavoro della Ministra della Sanità Beatrice Lorenzin. Si è spesa molto come leader del suo movimento. Ha usato i social cercando di determinare prima un buon posizionamento e poi per fidelizzare. Le urne ci diranno se ha fatto bene o male.

Così come per un’altra donna della politica italiana molto conosciuta all’estero: Emma Bonino. La sua nuova immagine di super europeista forse riuscirà a portare nelle casse del centrosinistra qualche voto se passerà il messaggio che è necessaria al più presto un’Europa dei popoli e non dei Governi.

Non è stata una campagna facile per il candidato del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio. Ma gli osservatori politici hanno trovato interessante l’idea di inviare una lista di possibili ministri in anticipo. Conseguenza che potrebbe aver creato problemi dal punto di vista della comunicazione la spasmodica ricerca degli scheletri nell’armadio dei designati. Ma c’è chi giura che mediaticamente la mossa è nata per far dimenticare la spinosa questione dei bonifici dei rimborsi alle imprese.

Chi può sorridere dopo questa campagna di comunicazione elettorale per le Politiche 2018 è certamente chi gestisce piattaforme importanti. Facebook ad esempio ci indica anche chi sono i candidati della nostra zona e ci linka cosa hanno fatto. Il sorpasso è avvenuto: il web ha battuto la tv. Era già successo l’11 settembre. Sono passati parecchi anni. A noi elettori rimane la certezza dell’incertezza. Le urla si sono spostate da un media ad un altro, più interattivo forse. Ma effettivamente cosa faranno non appena arriveranno al governo non l’abbiamo effettivamente capito. Anche se hanno promesso più di quanto era immaginabile. E la satira sui social ha fatto girare in maniera vorticosa le contraddizioni. Anche questo fa parte del gioco.

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