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La rivoluzione dei conservatori, nell’Italia dei paraculi

Qual è la parola d’ordine di tutti quegli italiani che esercitano un piccolo potere? Sfruttare, sfruttare, sfruttare il prossimo che è sempre inferiore

Da sinistra: Silvio Berlusconi, Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Matteo Renzi

Nel Belpaese l’immagine sta al sentire politico, come il look sta all’apparire conservatore. Sotto il vestito niente. Ma no, c’è l’indole: l’indole schiavista di opportunisti arrivisti che bramano di diventare classe conservatrice. Chi conquista un piccolo o grande potere vuole subito conservarlo mettendo sotto il prossimo. Così, il voto di queste elezioni politiche è stato un voto di rivoluzione, ma della rivoluzione dei conservatori

Al Sud sperano di vivere tutti serviti e riveriti in un albergo 5 stelle pagato dallo Stato italiano. Al Nord sperano tutti di pagare le tasse al 15 per cento. Tutti sono in guerra con l’Agenzia delle entrate e i più spregiudicati sognano un medioevo prossimo venturo dove far lavorare in nero i neri. Come peraltro sta già avvenendo in vari distretti industriali sia in Lombardia che in Campania, secondo le testimonianze di diverse inchieste televisive.

Perché la parola d’ordine di tutti quegli italiani “paraculi” che esercitano un piccolo potere – siano essi dipendenti, dirigenti o imprenditori – è: sfruttare, sfruttare, sfruttare il prossimo che è sempre inferiore.

Questo è il comune sentire del popolo terra terra che sgomita per conquistare il regno. Mentre la classe eletta dei politici, che aleggia nelle alte sfere e non suda, trattiene il respiro e si accalca alle porte di cinecittà per strappare il ruolo di unico protagonista del film. Che film si girerà? Nessuno lo sa. Manca la sceneggiatura, ma poco male, dicono. La verità è che il film è senza storia. Nessuno è in grado di scriverla. Però tutti vogliono metterla in scena. Tanto si recita a soggetto e il regista è solo un comprimario. Nessuno si accorge che il regista vuol stare fuori dalla scena e dirigere i burattini. Chi sarà il gran burattinaio? Casaleggio, Grillo, Berlusconi, Renzi? Berlusconi e Renzi sono finiti cornuti e mazziati, nonostante la loro sicumera. Gli italiani non hanno mai risparmiato chi ha esercitato il potere: sono dei piagnoni figli di mammà Italia e hanno sempre ucciso il padre invidiato, accusandolo di fare il padrone e il padreterno. Il padrone ora è l’associazione culturale Rousseau senza fine di lucro, dove l’unico associato è Davide Casaleggio, essendo stata costituita in punto di morte dell’altro socio, Gianroberto Casaleggio; come ha rivelato Luciano Capone su Il Foglio il 31 gennaio.

Nel frattempo, il posto di padreterno se lo contendono Grillo e Berlusconi, il quale non demorde e, prima di morire, vuole mettere a posto l’Italia con un ultimo investimento parlamentare, per far passare alla destra del padre un po’ di deputati e senatori. Dopodiché sarebbe davvero riconosciuto e ricordato come il padreterno. Altrimenti saremo condannati alle apparizioni miracolose di Grillo e alle sue prediche ab aeternum.

Dunque la realizzazione del film è in alto mare, eppure gli oscar sono già stati assegnati, come ci ha comunicato su Facebook il giornalista Renato D’Argenio: miglior attore protagonista a Luigi Di Maio, miglior colonna sonora a Matteo Salvini, trucco ed effetti speciali più premio alla carriera a Silvio Berlusconi, miglior attore non protagonista a Matteo Renzi. Quest’ultimo ovviamente non può uscire di scena finché non si individui il prossimo capro espiatorio.

Di Maio e Salvini sono convinti di poter fare sia il regista che il protagonista. Tuttavia Giggino vorrebbe che il Pd firmasse il film senza scriverlo, giusto per determinare la responsabilità. Invece il leghista duro e puro si è già rimboccato le maniche ma ci mette troppo vigore nella scrittura scenica e incrina tutti i pennini facendo schizzare l’inchiostro sulla felpa. Prova ne sia che ha dovuto cambiarla e infilarsi in un abito da uomo adulto. O forse solo per competere in eleganza con l’azzimato Giggino. Il nuovo look degli aspiranti premier è di democristiana memoria. Ispirerà le prossime collezioni maschili made in Italy, c’è da giurarci, visto che la creatività degli stilisti odierni è seconda solo a quella dei politici.

Nel Belpaese l’immagine sta al sentire politico, come il look sta all’apparire conservatore. Tradotto: appareo ergo sum. Appaio perciò esisto. Sotto il vestito niente. Ma no, c’è l’indole: l’indole schiavista di opportunisti arrivisti che bramano di diventare classe conservatrice. Chi conquista un piccolo o grande potere vuole subito conservarlo mettendo sotto il prossimo. Il voto di queste elezioni politiche è stato un voto di rivoluzione, ma della rivoluzione dei conservatori. Perché che altro sono questi millantatori vestiti e calzati che si contendono il governo? Camaleonti che fino a ieri si aggiravano da rivoluzionari tra la gente inculcando rabbia e odio, ansia e paura. Oggi ambiscono al regno. Hanno sparato palle pesantissime alla velocità della luce. Il presidente Mattarella deve mandare al governo chi le ha sparate più grosse. Confidiamo nell’effetto boomerang.

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