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Neanche per Pasqua si ferma il carnevale dei politici

Ci lecchiamo già i baffi per il pranzo di Pasqua che ci prepareranno i nuovi aspiranti cuochi/capi Giggino e Matteo

Il murale che raffigura il bacio tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio,  comparso a Roma il 23 marzo

Pesah in ebraico significa ‘agnello’ e ‘passaggio’: ha dato il nome alla Pasqua ebraica che ricorda il sangue degli agnelli versato per la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto e il passaggio del Mar Rosso verso la Terra promessa. Nel cristianesimo l’agnello finisce per simboleggiare il figlio di Dio, Gesù, che muore per togliere i peccati del mondo: è la luce spirituale che ci deve guidare. Ma cos’è lo spirito oggi? Fumo d’arrosto

E’ Pasqua: facciamo ordine nell’armadio. Buttiamo via, una volta per tutte, gli abiti passati di moda. E scendiamo pure in cantina a disfarci dei costumi carnascialeschi in cui molti anni fa ci infilammo e che abbiamo conservato nella speranza ci ritornassero utili per un’altra mascherata. Certo, molti di noi sono saltati giù dai carri di D’Alema, Bersani, Berlusconi, Renzi, ma solo per salire su altri carri che passavano di corsa, quelli approntati da Di Maio e Salvini. E la festa del carnevale continua solo con altre maschere.

Già gli imperatori romani sapevano che le feste erano un modo per sedurre il popolo. Infatti Quaresima non si è fatta: non abbiamo digiunato per astenerci dal peccato. Dal Carnevale passiamo a piè pari alla Pasqua. Di festa in festa. L’unto del Signore oggi è lo chef. Master chef forever. Come se mangiar bene bastasse per pensar bene. Si finisce sempre per mangiare troppo e non si è più capaci di fare dieta, figurarsi digiuno. Ci portiamo dietro i chili di troppo e non riusciamo più a disfarci dei vecchi politici che si sono appiccicati a noi come una seconda pelle o meglio come una cellulite impossibile da debellare. Ora ci lecchiamo già i baffi per il pranzo di Pasqua che ci prepareranno i nuovi aspiranti cuochi/capi: è solo da scegliere se andare dallo chef stellato Giggino per diventare tutti dei gigioni oppure se scendere in riva al Po e farsi ribattezzare da Matteo, che più che un santo è lo chef che ha fatto della Lega un pascolo miracoloso, avendola estesa dal 4 al 14 per cento lungo l’intera penisola.

Il grosso problema è che non sappiamo più cosa significhi Pasqua. In latino pascua significa ‘pascolo’ e, per derivazione, ‘cibo’; pascha era l’agnello sacrificale e divenne sinonimo di Pasqua. Poi si fece confusione tra i verbi pasco-pascere e  pascor-pasi. Il primo si traduce in ‘io pascolo, conduco, faccio crescere’; il secondo in ‘mi pascio, mi nutro, mangio’. Infine entrambi hanno significato solo ‘mangiare’. Ovviamente a crepapelle. L’unico tabù oggi è vegano: possiamo o no ingozzarci di innocenti agnellini?  Perfino chi non è vegano si commuove e si astiene per pietà verso una creatura di Dio. L’agnello sacrificale per secoli ha risolto la faccenda: veniva sacrificato al posto della vittima predestinata per soddisfare un dio.

Pesah in ebraico significa ‘agnello’ e ‘passaggio’: ha dato il nome alla Pasqua ebraica che ricorda il sangue degli agnelli versato per la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto e il passaggio del Mar Rosso verso la Terra promessa. Nel cristianesimo l’agnello finisce per simboleggiare il figlio di Dio, Gesù, che muore per togliere i peccati del mondo: è la luce spirituale che ci deve guidare. Ma cos’è lo spirito oggi? Fumo d’arrosto. Quindi se non sgozziamo l’agnello, non lo cuciniamo, non lo mangiamo e non potremo introiettarlo diventando lui. Invece di chiederci come faremo a risorgere – questo è il messaggio pasquale – ci chiediamo: come farà a risorgere? Quale sarà il nuovo dio che ci guiderà nei pascoli italici? Perché, anche se abbiamo separato Stato e Chiesa, nel nostro immaginario un presidente è un re, un dio onnipotente: il Salvatore.

Abbiamo bloccato il ciclo naturale, della Natura. Il capro espiatorio si è trasformato in un maiale, di cui non si getta nulla. E teniamoceli tutti. Poi non lamentiamoci se mangiano come maiali e noi no. Speriamo solo che, per esserci rifiutati di fare le pulizie pasquali, non ci tocchi fra un po’ vestirci con un saio a causa delle tarme imperversanti nel nostro guardaroba. Così faremo la quaresima sine die. Ma poiché non tutti i mali vengono per nuocere, potrebbe darsi che, privati di prosciutti e orpelli, diventeremo tutti degli asceti. Anzi, probabile, visto in che mani ci stiamo mettendo: mani che non hanno mai lavorato di uomini che predicano sobrietà, moderazione, povertà, onestà. Ovviamente del popolo, esclusi loro.

“Io personalmente un Nazareno bis non lo farò mai”, parola di Luigi Di Maio al tg 2 del 23 marzo.  Beh, almeno non vuole fare la parte di Gesù e, se morirà, non risorgerà.

E mentre noi dissertiamo su quale sarà il prossimo manicaretto da gustare, o di agnello o di maiale o di tofu, dieci italiani al giorno si convertono all’islam.  

Per la legge coranica, si può sacrificare un montone anziché sette persone in occasione di id-al-adha, la festa dello sgozzamento o sacrificio. In mancanza di animali sacrificali, tre persone saranno risparmiate.

Considerato che ‘persona’ in latino significa maschera, mi sa che torniamo al punto di partenza: neanche Allah riuscirà a debellare il carnevale interpretato dai politici, mascherati da persone in foggia araba, che durerà come la moda tutto l’anno.

Abbiate fede, una qualsiasi: i politici non passeranno mai di moda.

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