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Dalla crisi politica alla farsa: ora navigano tutti a vista

Di Maio si rimangia lo stato d’accusa, governo Cottarelli in forse e voto quando?

Luigi Di Maio durante un comizio (fonte, Facebook)

È difficile tracciare un quadro chiaro della situazione dati i continui cambi di scenario di queste ore. Ieri, Carlo Cottarelli, già senza maggioranza parlamentare, non ha chiuso sulla squadra dei ministri, facendo schizzare lo spread. Nel frattempo, Di Maio tende la mano al Colle, salta fuori di nuovo l'ipotesi di un governo gialloverde e Salvini spinge per il voto

La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria. Le parole del grande Ennio Flaviano descrivono perfettamente lo spettacolo a cui stiamo assistendo in questi giorni nel nostro paese. Durissimi scontri istituzionali seguiti da inaspettate marce indietro, veti, controveti, diktat, colpi di scena, indiscrezioni e chiacchiere, tutto condito da inaccettabili ingerenze internazionali e dai famigerati mercati in fibrillazione.

Nelle ultime 48 ore la realtà ha superato la fantasia e non è facile tracciare un quadro che duri più di qualche minuto, dati i continui e repentini cambi di scenario.

Per dovere di chiarezza è meglio ricapitolare, in breve, cosa è successo. Dopo il “no” di Sergio Mattarella, due giorni fa, al ministro dell’economia proposto da Lega e Cinque Stelle per bocca del presidente incaricato Giuseppe Conte, il Capo dello Stato ha convocato l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che avrebbe dovuto formare in tempi brevissimi un nuovo governo per traghettare l’Italia al voto e “tranquillizare” gli investitori.

La mossa ha scatenato la reazione di leghisti e pentastellati, con questi ultimi che chiamavano i loro sostenitori a raccolta spingendo per mettere in stato d’accusa il presidente, ai sensi dell’articolo 90 della Costituzione. A quel punto, si era arrivati a un livello di scontro istituzionale senza precedenti.

I mercati, però, ieri hanno reagito malissimo, in maniera opposta a quanto sperato dal Colle. Era chiaro infatti che Cottarelli non avrebbe avuto l’appoggio pieno di nessuna forza politica parlamentare.

Una circostanza prevedibilissima dati i numeri mancanti del nascente governo, ma della quale sembra che il Quirinale non abbia minimamente tenuto conto. Il premier incaricato non è riuscito nemmeno a presentare al presidente della repubblica la lista dei ministri, facendo temere una sua rinuncia all’incarico.

Ed eccoci ai colpi di scena, giunti tra il pomeriggio e la notte di ieri. Al termine di una giornata pesante, caratterizzata anche dalle dichiarazioni fascistoidi del commissario europeo al budget Günther Oettinger contro gli elettori italiani, Luigi Di Maio ha infatti attuato una clamorosa inversione a U, rinunciando a portare avanti la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato, tendendogli la mano e manifestando addirittura la disponibilità a collaborare con lui per la creazione di un governo gialloverde.

Rispuntava così, dal nulla, l’ipotesi di un esecutivo pentaleghista, appoggiato all’ultimo minuto anche da Giorgia Meloni, che ha dato la propria disponibilità a votarlo.

Nel frattempo, Salvini continua a spingere per tornare al più presto alle urne, pretendendo da Mattarella di conoscere la data delle prossime elezioni.

Meno di un’ora fa, la Lega ha inoltre affermato di non voler ostacolare “soluzioni di emergenza”. Tradotto, ciò significa che non metterebbe il bastone tra le ruote all’esecutivo Cottarelli, purché si vada al più presto a votare.

Stamattina, l’ex commissario alla spending revirew ha incontrato il Capo dello Stato per un colloquio informale recandosi poi alle Camere. Nelle prossime ore sapremo se rinuncerà all’incarico o se invece riuscirà a formare un debolissimo esecutivo.

La sensazione che si ha in questi minuti è che tutti navighino a vista, con i telegiornali che stentano a chiudere con notizie certe i loro servizi politici.

In generale, si affacciano all’orizzonte due scenari. Il primo (e più probabile) è il ritorno al voto in estate o in autunno, visti i pressanti impegni internazionali e di bilancio del nostro paese. Ma chi ci porterà alle urne? Cottarelli? Gentiloni? Non lo sappiamo ancora. Il secondo, che sta perdendo quota, è la riproposizione di una compagine governativa gialloverde. Ma sarà la fotocopia della precedente, con Savona all’economia e il debole Conte come presidente incaricato?

Gli interrogativi si moltiplicano, la confusione aumenta. Ora si attendono le prossime mosse dei principali attori in gioco, sperando di avere finalmente un po’ di chiarezza.

 

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