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Buon lavoro al neonato governo del Professor Conte

In un momento decisamente non facile per l’Italia, il nuovo premier ci sta "mettendo la faccia"

Giuseppe Conte (al centro) dopo il discorso per la fiducia in Senato (fonte, galleria fotografica governo.it)

Lega e Cinque Stelle rappresentano a tutti gli effetti una maggioranza, relativa nei voti ma effettiva nei numeri della società italiana, che li autorizza a governare. Non gridavo allo scandalo con Monti, Letta, Renzi e Gentiloni (questi nomi sì calati dal cielo) e non mi scandalizzo ora che governano finalmente i due partiti vincitori delle ultime elezioni

Dopo tre mesi di stallo, qualche inciucio andato a male, diverse figuracce internazionali e le solite menate su spread e mercati vari, l’Italia ha un governo. Perlomeno si spera, dato che proprio in queste ore sta chiedendo la fiducia a un Parlamento sempre più simile a un circo che a una delle espressioni più elevate della cosiddetta democrazia.

Sebbene non sia di certo uno dei più convinti sostenitori del Professor Conte, forse perché di Professori al Governo ne abbiamo avuti abbastanza negli ultimi vent’anni, con risultati alquanto deludenti, non mi precludo di riuscire ad apprezzare in futuro chi, in un momento decisamente non facile per l’Italia, ci sta mettendo la faccia.

Voglio dire, sebbene non ci sia limite al peggio, non rientro tra coloro che per partito preso snobbano il Governo Conte.

Non sono un salviniano propriamente detto, forse perché sono nato a sud di quel che una volta i leghisti chiamavano “Padania”, e probabilmente sono ancor più lontano dai grillini, anche se non li ritengo il male peggiore dell’Italia.

Nel Paese in cui nacqui mi considero politicamente un outsider, sebbene mi sia stato chiesto da un partito di centrodestra di candidarmi nel mio collegio in Nord America alle ultime elezioni del 4 marzo. Rifiutai l’invito, dato che non ho tempo da perdere, e mai scelta fu più azzeccata. Eppure, lorsignori, a me questi ragazzi non dispiacciono.

Un po’ per lavoro e un po’ per esperienza, concordo su Salvini sulla tematica sicurezza, ci mancherebbe altro. Il business dei migranti, perché tale è, ha creato un conflitto sociale tra poveri senza precedenti, andando ad accendere focolai razzisti in quei quattro balordi in odor di fascismo che sempre albergano nelle pieghe del belpaese; ha importato un fiume indiscriminato di richiedenti asilo che in larga parte non sfuggono da alcuna guerra, sono migranti economici a tutti gli effetti e costano qualche miliardo di euro ad un Paese sempre più sull’orlo del default; infine, ed è un dato di fatto, ha creato le condizioni per la nascita di una classe lavoratrice che somiglia sempre più a una nuova schiavitù, essendo priva di diritti e con un salario di 1 euro l’ora per raccogliere pomodori sotto il sole calabrese.

Diciamo non proprio l’accoglienza che avevano prospettato quei radical chic che pontificano dall’alto dei loro appartamenti ai Parioli.

Di Maio. Che dire di lui. È un ragazzo che non ha alcuna esperienza lavorativa, si ritrova per uno strano scherzo del destino a rappresentare quella parte del Paese incazzata più che mai con i privilegi della casta, impoverita dalle politiche folli attuate dai vari governi degli ultimi vent’anni, abbandonata al suo destino e senza alcun prospettiva dinanzi a sé.

Coloro che deridono il cosiddetto “reddito di cittadinanza” proposto dai grillini, contribuendo in maniera significativa al loro exploit, sono gli stessi che non hanno capito una breccola di come stanno andando le cose in Italia. Poco male, perché di questo passo prenderanno lo 0,3% alle prossime elezioni.

Il resto dell’accordo su cui si basa il governo gialloverde parla di scuola, lavoro, giustizia, famiglia, Europa. Insomma un programma c’è. Ovviamente la sua attuazione dipenderà anche da fattori esogeni al Governo, ma questa non è una novità nel mondo liquido baumiano. Vedremo cosa ne uscirà fuori.

Ma è sicuramente agghiacciante vedere Renzi e compagni che continuano a sghignazzare dai loro banchi in Parlamento, sbeffeggiano chi li ha letteralmente asfaltati alle ultime tornate elettorali, continuano a vantare una superiorità morale mai esistita e che sta virando in una vera e propria patologia mentale considerati i loro atteggiamenti.

Mi viene da pensare che Berlinguer, nome di cui si riempiono la bocca e che usano come passpartout in base alle necessità, li avrebbe presi a sberle.

Il popolo ha fame, il popolo ha paura, il popolo ha voglia di contare qualcosa e loro se la ridono. Ovviamente, qualcuno con meno boria e più buon senso, si è guadagnato questi voti. Li definiscono con spregio “populisti”. Ma dov’è lo scandalo?

Del resto Lega e Cinque Stelle rappresentano a tutti gli effetti una maggioranza, relativa (fino a un certo punto) nei voti ma effettiva nei numeri della società italiana, che in qualche modo li autorizza a governare.

Non gridavo allo scandalo, o quasi, con Monti, Letta, Renzi e Gentiloni (questi nomi sì calati dal cielo, anzi dalle logiche quirinalizie), non grido allo scandalo ora che governano tramite un accordo, i due partiti vincitori delle ultime elezioni.

Tutto ciò lo chiamano populismo. Ma se per populismo si intende dare dignità a quella maggioranza silenziosa che non arriva a fine mese, che non ha un lavoro, che è logorata dalle tasse, che vive sotto assedio, che ha visto i figli emigrare all’estero e che non ha alcun futuro degno di tale nome dinanzi a sé, ebbene sì, sono un populista anche io. Buon lavoro Professor Conte.

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