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L’integrazione è prospettiva e saper costruire, altrimenti è invasione

I nostri nonni ed i loro padri, emigrati da una Italia senza opportunità, prima di vantare diritti hanno accettato i doveri derivanti dal loro “status” di immigrati

Migranti a una manifestazione. (Rete degli Studenti Medi Massa / Flick.com)

Oggi, all’inizio di questo nuovo millennio, assistiamo, viceversa, a una invasione di soggetti senza alcuna visione e senza la benché minima volontà di adattamento, che pretendono, oltre a tutti i diritti (di cui non hanno mai goduto nei Paesi di origine) anche la possibilità di “insediare” le loro tradizioni in Paesi, ospitanti, che ne hanno diverse e millenarie

L’integrazione, la condivisione di culture, storie e sensibilità diverse, hanno fatto progredire il mondo. Non si sa chi abbia inventato la matematica e poco importa se i primi furono i fenici, gli egizi o i greci: resta il fatto che la condivisione di questa conoscenza è alla base della modernità. Allo stesso tempo, però, le invasioni hanno provocato danni incalcolabili. Sono due fenomeni in un certo qual modo simili, entrambi “migratori”. I risultati, però, sono enormemente differenti. Le intenzioni ne qualificano la matrice e, quindi, il fine.

L’invasione, infatti, non è fatta solo di eserciti. Gli arabi, quando tentarono di conquistare l’Europa, ammazzavano gli uomini ed i bambini e mettevano incinta le donne, per modificare la radice stessa delle locali popolazioni. Gli europei, al medesimo tempo, hanno perpetrato dominazioni ignobili, basate sulla crudeltà. Se davvero vogliamo guardare al futuro, dobbiamo “dimenticarci”, in qualche modo, di questo passato, altrimenti saremo eternamente vincolarti alle faide, come quelle mafiose. Le razze, in questo, come le “motivazioni” religiose, divengo la vera frattura fra esseri umani e questo è un fatto. Al contempo, però, non possiamo mettere sul medesimo piano quei flussi migratori che hanno consentito la crescita di intere nazioni, con le invasioni di disperati, questo è sicuramente vero, che vengono in Italia solo per avere diritti e nessun dovere.

Certo, non possiamo fare di tutta un’erba un fascio, ma il dubbio, serio, che questa migrazione selvaggia sia stata pianificata e che gli “scafisti” siano solo utili idioti è più che giustificato. Assistiamo a proteste quotidiane, cavalcate dalla sinistra, di immigrati che inneggiano ai loro diritti, per avere le connessioni internet, un cibo migliore, la casa, la sanità … tutti diritti che gli italiani hanno conquistato con lotte e che oggi pagano con il sudore della fronte. Comunque, nulla da ridire: se questi immigrati lavorano, pagano le tasse e contribuiscono al benessere sociale del Paese che li ospita. Nessun problema se accettano le leggi, anche quelle culturali e non scritte, che i loro Governi pretendono siano rispettate dagli stranieri che vanno in quei Paesi.

Però vale la pena ricordare che i nostri nonni ed i loro padri, emigrati da una Italia povera e senza opportunità, prima di vantare diritti hanno, senza indugio, accettato i doveri derivanti dal loro “status” di immigrati. Si sono rimboccati le maniche e, senza alcuna protesta, hanno contribuito alla crescita sociale ed economica di grandi nazioni, fra queste e non ultima, gli Stati Uniti. Molto spesso discriminati – ricordo, per tutti, il caso di Sacco e Vanzetti -, ma sempre prodighi di una visione: costruire. Oggi, all’inizio di questo nuovo millennio, assistiamo, viceversa, a una invasione di soggetti senza alcuna visione e senza la benché minima volontà di adattamento, che pretendono, oltre a tutti i diritti (di cui non hanno mai goduto nei Paesi di origine) anche la possibilità di “insediare” le loro tradizioni in Paesi, ospitanti, che ne hanno diverse e millenarie. Ovvero si propongo di distruggere, in particolare un equilibrio sociale costruito con fatica. I cittadini di Milano conoscono i raid notturni fra migranti sud americani che trasformano le città in campi di battaglia, confrontandosi a colpi di machete, ed anche qui solo uno dei mille esempi.

A questo, mi dispiace, dico no. E, con altrettanta forza, dico no a quei signori che, ricordando la nostra migrazione, vogliono giustificare questo fenomeno. No, non vi è paragone possibile e se qualche nazione, in passato, ha colonizzato quei Paesi africani o latino americani, traendone vantaggi, ebbene, è giunto il momento che ne “paghino il conto”, senza rimandare alle frontiere italiane gli immigrati provenienti da quegli stessi Paesi. Che siano loro a farsi carico dell’indigenza che queste colonizzazioni hanno creato. Io, come donna e come rappresentante di quei nostri connazionali che, con le rimesse, hanno ricostruito l’Italia post bellica, non posso che essere per l’integrazione , ma nel rispetto delle regole che i Governi di sinistra
non hanno mai saputo far rispettare. Sono certa di parlare anche a nome di questi stessi cittadini italiani, che vivono nel mondo quando ribadisco, con forza, che il nostro fenomeno migratorio è stato, nella quasi totalità dei casi, una fortuna per i Paesi che ci hanno accolti. Non mi pare di poter dire lo stesso rispetto al fenomeno che, soli, stiamo affrontando ormai da anni. L’integrazione è un altra cosa.

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