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Anche noi Parlamentari dovremmo giurare fedeltà alla Costituzione

Ad oggi, i parlamentari della Repubblica non giurano sulla Costituzione. Ma sarebbe necessario che ciò avvenisse, come monito a servire il Paese con lealtà

Umberto Terracini firma la Costituzione, Roma 27 dicembre 1947 (Wikipedia).

I padri costituenti si erano posti il problema del giuramento dei parlamentari e se ne può trovare traccia nei lavori della Sottocommissione della Commissione per la Costituzione durante la discussione sull’organizzazione costituente dello Stato, presieduta dal Presidente Terracini. Nella formulazione finale, giurano sulla Costituzione solo il Capo dello Stato, i Presidenti delle Deputazioni regionali, i magistrati, le forze armate e quelle assimilate. Ma il caso del senatore italiano eletto nella Circoscrizione Sud America, e ora anche candidato al parlamento brasiliano, riapre la questione: a chi deve la sua fedeltà un parlamentare della Repubblica italiana?

La notizia riportata dal noto giornalista italiano Enrico Mentana e da altri giornali italiani, della candidatura al Parlamento Federale brasiliano dell’On. Fausto Guilherme Longo recentemente eletto alla carica di senatore italiano per la Circoscrizione Sud America (America meridionale), mi dà lo spunto per fare alcune riflessioni sulla attuale figura del Parlamentare italiano, ancor più per rivalutare la figura di noi Parlamentari eletti all’Estero su cui tante ombre e critiche già pesano e che casi come questo danneggiano ancor più pesantemente!

Non so se sapete che per i deputati italiani NON è previsto alcun Giuramento di fedeltà alla Costituzione della Repubblica italiana al momento dell’assunzione delle proprie funzioni!

In realtà, i padri costituenti si erano posti il problema del giuramento dei parlamentari e se ne può trovare traccia nei lavori della Sottocommissione della Commissione per la Costituzione durante la discussione sull’organizzazione costituente dello Stato, presieduta dal Presidente Terracini del 19/09/1946. Infatti, si proponeva di inserire nel testo costituzionale il seguente emendamento: “Al momento di assumere l’esercizio delle loro funzioni i deputati presteranno giuramento di fedeltà alla Costituzione Repubblicana e di coscienzioso adempimento ai propri doveri”.
Se non che, la successiva Assemblea Costituente, nelle sedute del 23/09 e 24/10 del 1947, respinse l’obbligo dei membri del Parlamento di prestare giuramento di fedeltà alla Costituzione prima di essere ammessi all’esercizio delle loro funzioni con la formula: “I deputati, per il solo fatto dell’elezione, entrano con la proclamazione immediatamente nel pieno esercizio delle loro funzioni. Tale immissione non è più subordinata alla condizione del giuramento”.
Quindi, siamo arrivati alla formulazione finale in cui prestano giuramento di fedeltà alla Costituzione ed alle leggi della Repubblica, prima di assumere le loro funzioni, solo il Capo dello Stato, i membri del Governo, i Presidenti delle Deputazioni regionali, i magistrati, le forze armate e quelle assimilate.

Risulta abbastanza anomalo che i parlamentari italiani godano, secondo l’art. 68 della Costituzione italiana, dell’Immunità Parlamentare senza dover sottostare a nessun Giuramento, Codice o Regolamento deontologico-morale in qualità di Funzionari pubblici, e per il contrario NON sono controllati nelle loro funzioni e comportamenti da nessuna “Commissione disciplinare o di controllo”!

Questi aspetti si ripresentano oggi, con forza, di fronte al comportamento dell’On. Longo che si candida al Parlamento di un altro Paese. Di fronte a questo viene spontaneo chiedersi: a chi deve la sua fedeltà in quanto deputato italiano? E generalmente, a chi dobbiamo la nostra fedeltà e lealtà noi deputati italiani?

Credo che di fronte a questo scenario sia opportuno tornare all’idea originaria dei Padri costituenti, e cioè prevedere la formula del Giuramento per tutti i deputati italiani che, come espressione del suffragio universale, dovremmo giurare con una formula vicina a questa : “Giuro fedeltà e lealtà al Popolo italiano che mi ha eletto ed alla Repubblica italiana. Giuro di difendere i diritti dei cittadini italiani che rappresento nel rispetto della Costituzione italiana che è la mia guida”. Un richiamo forte, per noi Parlamentari, con cui confrontarci ogni giorno! Un monito a servire il Paese con lealtà, dedizione e onore!

Inoltre, tale richiamo sarebbe ancora più solenne se il giuramento fosse seguito dall’Inno nazionale come già ho chiesto, mesi fa, in una mia lettera al Presidente Fico, che aspetta ancora una risposta. Spero che si affermi la sensibilità istituzionale necessaria per apportare queste modifiche almeno a livello di regolamento parlamentare e dare un segno chiaro ai cittadini di dedizione al bene comune superiore ad ogni interesse di parte! Fedeli alla Patria, leali e rispettosi verso i cittadini!

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