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Gli italiani sognano con Giggino della Mancia come in una fiction

La realtà è romanzesca perché, per mancanza di cultura, fa sempre gli stessi errori

"Don Chisciotte della Mancia" di Giovanni Paisiello (Taranto 1740-Napoli 1816) Immagine da Flickr

I soldi non ci sono e si paventano nuove tasse per dare la mancia di 780 euro mensili a coloro che non lavorano. Luigi Di Maio assicura di no e speriamo che non faccia la fine di Don Chisciotte: sarebbe meglio che si acculturasse un po’, tanto per non rendersi ridicolo come il cavaliere spagnolo che sognava ad occhi aperti.

Siamo tutti a cavallo, ma di ronzini. Come Don Chisciotte e Sancho Panza. Dove arriveremo nessuno lo sa. Eppure ci siamo affidati a un velleitario Don Chisciotte della Mancia, sperando appunto nella mancia. Che peraltro questi si è affrettato a predisporre: non si è ancora capito chi beneficerà e quando del reddito di cittadinanza, il primo passo verso il nuovo comunismo all’italiana. Sarà nell’uovo di Pasqua, assicura il fedele scudiero Sancho. Purché a Pasqua ci si arrivi. Mica facile passare illesi tra i giganti della finanza europea, che i due prodi pensano di abbattere come fossero mulini a vento, dirigere la walkiria Angela e i demoni gallici sul teatrino politico europeo come fossero burattini e buttare a mare eserciti arabi come fossero pecore da macello. La realtà è romanzesca perché, per mancanza di cultura, fa sempre gli stessi errori.

E non siamo né in Spagna né nel 1600. Questa è l’Italia del 2018 con il governo di Giuseppe Conte, benché molti intervistati italiani pensino che il primo ministro sia Luigi Di Maio oppure Matteo Salvini. Come nella favola di Cervantes, dove Don Chisciotte offrì al contadino Sancho il governo di un’isola a condizione che gli facesse da scudiero, così il nostro prode Giggino ha offerto il governo della penisola italica all’avvocato Conte a condizione che gli facesse da scudiero. E questo Conte fa, rivelandosi la controparte razionale della coppia.

Se andiamo avanti così, saremo costretti a smontare dai ronzini e fare noi i ronzini per tirare avanti la baracca. Perché i soldi non ci sono e si paventano nuove tasse per dare la mancia di 780 euro mensili a coloro che non lavorano. Di Maio assicura di no e speriamo che non faccia la fine di Don Chisciotte: sarebbe meglio che si acculturasse un po’, tanto per non rendersi ridicolo come il cavaliere spagnolo che sognava ad occhi aperti. Perché, anche se il ministro del Lavoro non ha mai concluso gli studi né mai lavorato, dovrebbe sapere che la matematica non è un’opinione e non basta rimettersi a Padre Pio e a San Gennaro per cavalcare le onde dello spread. Inoltre porta iella affacciarsi esultanti da un balcone. Il delirio di onnipotenza è sempre sintomatico della follia di un piccolo uomo. Infatti di un esaltato si dice: “E’ fuori come un balcone”.

Luigi Di Maio festeggia da un balcone con i supporter dei Cinquestelle il reddito di cittadinanza (Immagine da youtube)

Gli italiani sono un popolo di sognatori e Giggino della Mancia gli ha fatti sognare il reddito del popolo, dovuto dallo Stato perché tutti vivano felici e contenti. Del resto tutti vorrebbero vivere come ci mostra da decenni mamma Rai nei suoi programmi di intrattenimento che rincretiniscono e incattiviscono la gente, portandola a pretendere di spassarsela come in una fiction. Dunque, a Natale tutti in pensione a 63 anni, felici come una Pasqua. E a Pasqua tutti stipendiati per stare in festività tutto l’anno.  Una vita alla Di Maio.

I dieci miliardi stanziati per il reddito di cittadinanza non bastano per soddisfare 6,5 milioni di poveri, ma di certo soddisferanno i rom, gli extracomunitari e i fannulloni che assicureranno la vittoria del M5S alle elezioni europee di fine maggio 2019. Ma chissà se il governo ci arriverà, perché entrerà nella tenzone anche Salvini che sta cercando di accaparrarsi il voto dei lavoratori a partita iva con la flat tax al 15 per cento. Quando si tratta di soldi, si scannano anche nelle migliori famiglie.

Siamo nel XXI secolo e Giggino non dispone solo di cavalcature ma anche di un aereo di Stato. Si suppone che avrà la possibilità di volare fuggendo lontano quando i nodi verranno al pettine. Che non sarà quello della bella Dulcinea, visto che Giggino non perde tempo a pettinare le bambole, ma potrebbe essere quello europeo: un grosso rastrello. Se la Ue ci rastrellerà facendoci il pelo e contropelo, noi inforcheremo falce e martello, non politicamente ma fisicamente, e il  nostro ministro del non lavoro prenderà il volo per l’isola di Pasqua. Almeno stavolta non avrà bisogno di mentire agli italiani sulla spesa del volo, come fece quindici giorni fa dichiarando che volava in Cina in economy per risparmiare, ma mostrò in video un biglietto di business. Chissà se mai arriverà sano e salvo sull’isola della salvezza: il suo aereo potrebbe esser intercettato dalla contraerea russa, avendone disprezzato l’etnia: “Ho chiamato un americano, non un russo per istituire i centri dell’impiego”.  E allora, c’è da scommetterci, volerà in prima classe con un biglietto per l’aldilà.

Fine del comunismo italiano.

 

 

 

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