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Giggino, il pasticcere pasticcione alla corte dell’Europa

La manovra delle favole preparata dallo chef Di Maio

Il vice premier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio annuncia da un balcone l'avvenuta inclusione del reddito di cittadinanza nella manovra economica del governo (Immagine da youtube)

Il problema di base è che Giggino non conosce bene le diciture che indicano la quantità degli ingredienti, cosa saranno mai decilitri, deca, etti? Così getta a caso un litro di latte in duecento grammi di farina, poi ci aggiunge dieci chili di burro e si dimentica il lievito...

Giggino ha guardato troppo Master Chef e si comporta di conseguenza: pensa che fare una manovra sia come fare una minestra che si aggiusta di sale lungo la cottura. Non si è ancora accorto che non è stato nominato primo chef bensì pasticciere, che non è colui che fa pasticci ma paste, pasticcini, torte. In pasticceria non si può improvvisare né aggiustare gli ingredienti lungo il percorso. Ma anche un ignorante di cucina può fare una torta perfetta: basta seguire la ricetta, pesando gli ingredienti come indicato e non aggiungerli ad occhio. Matematico che la torta non salirà, rimanendo cruda all’interno.

Il problema di base è che Giggino non conosce bene le diciture che indicano la quantità degli ingredienti, cosa saranno mai decilitri, deca, etti? Così getta a caso un litro di latte in duecento grammi di farina, poi ci aggiunge dieci chili di burro e si dimentica il lievito. Accorgendosi che qualcosa non va, aggiunge mezzo chilo di zucchero, ché fare le cose dolci conquista sempre.

Eppure –rimugina – mi ero messo la divisa linda, tagliato i capelli alla Topolino acciocché non un peluzzo finisse nell’impasto, lavato pure le mani, disposto tutti gli attrezzi del mestiere sul tavolo a portata di mano, cosa c’è che non va? Dev’esser colpa di quel nido di Moscovisi nel camino, insetti pestilenziali che la Ue sta sistemando a mia insaputa sotto i tetti italici per deteriorare il nostro cibo genuino. Tutto perché a Bruxelles sono invidiosi dei miei pasticcini e vogliono farci cadere dentro mosche e affini, Moscovici appunto. Ma io vado avanti con la manovra a suon di mestolo e dallo stampo non la sposto perché so di essere nel giusto, io.

Il pasticcione ha un singulto e chiama a gran voce: “Peppino, dove seiii? Non starai ancora davanti allo specchio a rimirarti con quella corona sulla testa? Ricordati che sei solo uno chef! E si fa presto a perder le stelle. Basta che Macron chiami un critico della guida Michelin e quello scriverà ogni sorta di nefandezze sul tuo brasato. Poi dirà che io non sono in grado di fare i macaron come i francesi e sarà la fine. Cosa daremo da mangiare al popolo?”

Giggino alza gli occhi: Peppino è lì tutto trafelato ma non ha il coraggio di sostenere lo sguardo del suo beneamato pasticciere, dispensatore di dolcezze, e si sta guardando la punta delle scarpe. Dalla tettoia della frangetta nera spunta solo la punta del naso, però a Giggino non sfugge niente e urla inviperito: “Cosa hai fatto? Ti sei tinto i capelli? Pensi di essere un faraone con quella chioma nero ebano? Vuoi farti ridere? Hai la sindrome di Berlusconi”.

Peppino cerca di scusarsi: “Ma avevo le tempie imbiancate…”. Giggino lo azzittisce furibondo: “Tutto sulle mie spalle! Ho 22 anni meno di te e già mi stanno venendo i capelli bianchi. E non li nascondo io! E’ segno di saggezza”.

Per tranquillizzarlo, Peppino si avvicina alla teglia, guarda dentro e dice con voce suadente: “La manovra è molto bella, bravo!” Giggino, a cui basta poco per sentirsi quello che non è, osserva: “Pare anche a me, eppure non monta… e se non monta, quelli di Bruxelles ci faranno vedere i sorci verdi”.

“Oh no, che schifo!” replica il Conte arricciando la boccuccia schifato.  Poi aggiunge: “Vedrai che più passa il tempo, più diventerà bella”.

Irrompe colui che tutti chiamano il Salvatore: “Ehi, er mejo dei pasticcieri del mio stivale, l’hai sfornata ‘sta torta o no? Il Conte deve partire immantinente per la Russia che lo zar già si lecca i baffi”.

Giggino è sgomento: “Oddio, oddio…. a chi mi rivolgo per farla lievitare?” Il Salvatore replica: “Calma, se si tratta di Dio, l’interlocutore sono io. Tu hai San Gennaro e tu, Peppino, Padre Pio”. Ora da bravi, ritiratevi nelle vostre stanze e pregate. Pregate!”

Li accompagna nelle loro cellette e chiude le porte a chiave. Dopodiché il Salvatore sale sulla limousine alla volta di Trento, prende tra le mani il rosario e recita: “Trentatré trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando. Trecentotrentatré trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando. Tremilatrecentotrentatré trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando…”

Mistero della fede: chi sa fare i conti, fa anche i miracoli! La Lega in Trentino ha totalizzato 124.590 voti.

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