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L’identità? È come bere la Coca-Cola quando si ha sete

Le elezioni europee si avvicinano: i partiti tradizionali saranno spazzati via dalla valanga o saranno in grado di ridurre il danno e sopravvivere?

An empty can of Coke.

Se uno ha sete e ha sotto gli occhi solo un bicchiere di Coca-Cola, vorrà berlo, sentendolo come il modo appropriato per dissetarsi. Eppure, sappiamo che bere una bevanda zuccherata come la Coca-Cola offre solo un momentaneo ristoro dalla sete, seguito da un suo inasprimento...

Maggio 2019 è vicino e con esso l’elezione del nuovo Parlamento europeo. Grande è la preoccupazione tra i partiti tradizionali – cioè i partiti liberali, popolari e di centro-sinistra. L’affermazione delle forze populiste, sovraniste e/o di estrema destra sembra scontata; ciò che è ancora incerto è la sua entità – i partiti tradizionali saranno spazzati via dalla valanga o saranno in grado di ridurre il danno e sopravvivere?

In realtà, il fatto stesso che questa sia l’interrogativo mette in evidenza che la politica della paura/speranza – cioè la strategia populista e sovranista di proporre l’identità e nemicalizzazione dell’alterità come cura dell’incertezza e perdita di senso – ha già fatto il proprio lavoro: ha cambiato lo scenario istituzionale, politico antropologico e psicologico dell’Europa.

Ciò è evidente a livello della stessa competizione elettorale. La sfida non è più tra le tradizioni politiche consolidate (liberale, popolare, conservatrice); essa è tra l’intero blocco dei partiti tradizionali e le forze non convenzionali che intendono sovvertire le istituzioni (Unione Europea, Euro, persino la democrazia liberale), almeno nel loro attuale assetto.

Emblematica in tal senso è la  proposta di Macron, di costruire un fronte comune tra moderati e progressisti, uniti per resistere alla valanga populista. Questa proposta è indicativa dell’attuale debolezza dei partiti principali, nonché del fatto che in condizioni come le attuali ciò che si ritiene siano soluzioni possono peggiorare le cose. Ciò è così per due ragioni principali. Primo, perché il fronte comune certifica e consolida la semplificazione del quadro politico, lasciando sullo sfondo le specificità dei partiti politici. In tal modo, i partiti tradizionali corrono il rischio di vedersi ridurre ulteriormente la propria capacità di attrattiva. In secondo luogo, e soprattutto, un fronte comune tra soggetti che sono stati concorrenti fino alla sera precedente significa contribuire a radicare la contrapposizione tra identità e lo schema amico-nemico al centro della politica. In tal modo, anche se lo scoglio del prossimo verdetto elettorale dovesse essere superato, i partiti tradizionali otterrebbero ciò a prezzo di aver contribuito a rafforzare il clima politico, culturale e psicologico che alimenta il populismo.

Concordo con coloro che pensano che sia meglio che i partiti tradizionali partecipino alle elezioni con le loro proposte specifiche e cerchino di costruire consenso su e attraverso- piuttosto che a dispetto – di esse. Accordi e fronti comuni possono essere costruiti, ma dopo le elezioni, in senso al Parlamento europeo, per gli scopi ed entro i limiti del mandato elettorale ricevuto.
Ad ogni modo, per quanto rilevante sia la strategia elettorale, non è in tale contesto che si risolve il problema principale di come affrontare la domanda di identità e certezza che il populismo, il sovranismo e le forze di estrema destra dimostrano di essere in grado di assecondare e soddisfare. Questa domanda si dispiega sul medio periodo; pertanto, modi alternativi di affrontarla non possono che essere pensati su arco temporale equivalente. Questo non vuol dire che le tattiche politiche a breve termine non siano necessarie; non sono tuttavia sufficienti. Chi pensa che il populismo sia il sintomo, non la soluzione dell’attuale crisi politica deve essere consapevole che un lungo inverno deve essere attraversato.

Ciò che si dovrebbe riconoscere è che, in ultima analisi, la domanda di identità è una domanda di senso. Non si deve confondere tra ciò per cui le persone chiedono e  perché/che cosa significa tale richiesta. In altri termini, si dovrebbe distinguere tra il contenuto e il determinante della domanda. Se uno ha sete e ha sotto gli occhi solo un bicchiere di Coca-Cola, vorrà berlo, sentendolo come il modo appropriato per dissetarsi. Eppure, sappiamo che bere una bevanda zuccherata come la Coca-Cola offre solo un momentaneo ristoro dalla sete, seguito da un suo inasprimento.

L’identità è come la Coca-Cola – è il contenuto della domanda (ciò che viene richiesto) che non risolve il determinante della domanda (la perdita di senso); piuttosto, lo rende ancora più critico, perché l’identità fa sì che le persone vedano/affrontino il mondo in modo semplificato e quindi si ritrovino maggiormente esposti all’incertezza.

Come mostra il momento che hanno acquisito la società e la politica (e.g. populismo, crimini d’odio, razzismo, fake news, spettacolarizzazione della vita sociale e politica), le emozioni sono una potente fonte di senso. Hanno bisogno di molto poco per operare – serve solo che vi sia una distinzione tra noi e loro. Per questo motivo, sono il primo modo di affrontare la paura per il futuro, la sensazione di mancanza di controllo e l’incertezza.
C’è un’alternativa a questo modo? Sì, c’è, anche se non è facile da realizzare. Abbiamo bisogno di ricostruire i corpi intermedi, cioè i contesti dove le persone costruiscono legami sociali.
I corpi intermedi sono collocati tra le istituzioni e la società, dove la sfera pubblica e i mondi vitali (cioè, la soggettività delle persone) si intrecciano reciprocamente. Grazie a questo intreccio, i corpi intermedi hanno una duplice caratteristica: da un lato, mantengono la qualità soggettiva, identitaria, centrata sul processo e affettiva del legame primario (cioè i legami interpersonali all’interno della famiglia, tra amici e di vicinato); d’altro lato, essi seguono la logica universalista, orientata allo scopo e guidata da regole tipica delle relazioni secondarie (cioè le relazione tra estranei). Nell’ambito di un corpo intermedio, le persone si incontrano e costruiscono/sperimentano legami interpersonali significativi – discutono, scambiano idee, negoziano, si fanno carico l’uno dell’altro, regolano i conflitti e così via – generativi di senso. Allo stesso tempo, il corpo intermedio è un contesto sociale che va al di là dei vincoli interpersonali che lo sostanziano: è progettato per perseguire uno scopo dotato di un valore istituzionale più ampio e universale – vale a dire: uno scopo che non riguarda solo coloro che vi partecipano ma anche la sfera pubblica al di fuori di esso.

Ciò significa che all’interno di un corpo intermedio, i mondi vitali sono il carburante che motiva e fornisce identità e senso al perseguimento della funzione istituzionale – ciò che rende la funzione istituzionale qualcosa-che-riguarda-la-persona; a sua volta, la funzione istituzionale del corpo intermedio fornisce il vincolo e la finalizzazione che consentono ai mondi vitali di lavorare al servizio e come risorsa dello sviluppo civico e politico.

In breve, il corpo intermedio è il luogo in cui i mondi vitali vengono trasformati in capitale sociale. Prendiamo ad esempio la scuola, un esempio paradigmatico di corpo intermedio. Studenti e insegnanti esprimono e mettono in gioco la propria soggettività all’interno e in ragione del loor legame interpersonale. Insegnare e apprendere sono esperienze globali di partecipazione a una rete di scambi vissuti che rende l’esperienza di essere uno studente/insegnante un pezzo della propria identità. L’apprendimento è produttivo nella misura in cui è un’esperienza significativa. Allo stesso tempo, la missione istituzionale della scuola canalizza in qualche modo tale esperienza vitale, come il cavaliere che imbriglia il cavallo in modo da dirigere la sua energia verso la meta.

Storicamente, i corpi intermedi hanno avuto la forma di strutture sociali stabili (ad esempio partiti, sindacati) collocate tra istituzioni e sfera privata. Questo tipo di corpi intermedi sembra essere diventato marginale. Tuttavia, ciò non significa che la loro funzione non sia più necessaria. I social network che espandono (ma non elaborano) l’ambiente delle relazioni primarie, così come le forme di leadership carismatica in relazione mitica con il corpo sociale inteso come una totalità  sono due esempi delle modalità emotive mediante le quali le società contemporanee hanno cercato di risolvere la perdita di corpi intermedi.
Bisogna riconoscere che non è realistico pensare di sostituire queste modalità ritornando al passato e ripristinando le forme di corpi intermedi del secolo scorso. La sfida è inventare nuove forme di corpi intermedi e strategie innovative per permetterne lo sviluppo.

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