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Zingaretti sono! No, non il commissario, ma il fratello candidato salva PD!

Intervista a Nicola Zingaretti, il presidente della Regione Lazio candidato alla segreteria del Partito Democratico "perché dobbiamo dare speranza al Paese"

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, candidato alla Segreteria del PD

“È tempo di scegliere. Prima le persone... È il momento di rimetterci in piedi... Vogliamo costruire una storia nuova insieme a tutti i corpi vivi della società: associazioni, cittadini, imprese, giovani comitati, sindacati. Servono coraggio e passione, voglia e partecipazione. Io ci credo”

Quando si parla di Zingaretti viene subito alla mente Luca, l’attore che interpreta con straordinario successo a livello internazionale il Commissario Montalbano, un popolare personaggio nato dalla penna dello scrittore e regista siciliano Andrea Camilleri. Ma il fratello Nicola, sebbene in un campo diverso dalla recitazione, ha avuto una carriera non meno lunga e di altrettanto successo. La carriera politica di Nicola Zingaretti infatti inizia da giovanissimo: già alla fine degli anni ’80 è il Segretario della FGCI romana, nel 1992 diventa Consigliere Comunale  ed in seguito il Presidente dell’Unione Internazionale della Gioventù Socialista. Nel 1998, a 33 anni, entra a far parte della Commissione che elabora la piattaforma politica dei socialisti per il nuovo secolo “Progresso Globale”, presieduta da Felipe Gonzales e composta, tra gli altri, da Martine Aubry, Shimon Peres e Ricardo Lagos. Si impegna, inoltre, per il processo di pace tra Israele e Palestina, organizzando numerose iniziative per favorire il dialogo tra i giovani laburisti israeliani e la gioventù di “Al Fatah”. Dal 1998 al 2000 è responsabile delle Relazioni Internazionali presso la Direzione Nazionale dei Democratici di Sinistra e nel 1998 organizza, a Milano, il Congresso dei Socialisti Europei. Nel 2000 è eletto Segretario dei Democratici di Sinistra (DS) di Roma. Nel marzo del 2004 è candidato al Parlamento Europeo nella lista Uniti nell’Ulivo per la Circoscrizione Italia Centro: viene eletto eurodeputato e in seguito nominato Presidente.  Il 14 ottobre 2007, alle primarie, viene eletto Segretario regionale nel Lazio e il 28 aprile 2008 Presidente della Provincia di Roma. Nicola Zingaretti è stato quindi eletto nuovamente alla Presidenza della Regione il 4 marzo scorso, in concomitanza con le elezioni politiche e sostenuto da una larga coalizione di centro-sinistra (PD, Lista Civica Zingaretti, LeU, +Europa, Insieme e Centro Solidale).  Ha il primato di essere l’unico Presidente della Regione Lazio ad essere stato rieletto per il secondo mandato. Il 13 e 14 ottobre, con la sua manifestazione Piazza Grande all’ex Dogana di San Lorenzo a Roma, lancia ufficialmente la sua candidatura a Segretario del PD.

In esclusiva facciamo al Presidente della Regione Lazio qualche domanda di approfondimento sulla sua visione dell’Italia e del futuro del maggiore partito di opposizione:

Salve Presidente Zingaretti, la frase che apre la sua mozione ci dice che: “È tempo di scegliere. Prima le persone”. Perché questo titolo? 

“Perché dobbiamo dare una speranza al Paese. E lo possiamo fare solo se siamo in grado di proporre soluzioni utili. Ho sentito il dovere morale di mettermi a disposizione di un progetto di rigenerazione del Pd e del centrosinistra per costruire un partito che ritrovi la ragione stessa della sua esistenza: abbiamo bisogno di mettere prima le persone, il loro desiderio di benessere e di futuro”.

Lei afferma che al PD “non serve una ricollocazione più a sinistra” ma che, allo stesso tempo, si deve puntare sulla giustizia sociale. Come si integrano dunque equità sociale e riformismo in una economia globalizzata?

“Ho affrontato questo enorme dilemma della società globale che stiamo vivendo, proponendo ciò che io chiamo un’economia giusta. Abbiamo aiutato il Paese a uscire dalla crisi, ma dal 2008 a oggi sono cresciute drammaticamente le disuguaglianze e si è diffusa la percezione di una nostra assenza dai luoghi della sofferenza. Il campo del centrosinistra può rigenerarsi se elabora un modello economico e sociale, che coniughi crescita ed equità, in un contesto di sostenibilità e rispetto per l’ambiente. Proprio la crisi politica ed economica che attraversiamo – non solo in Italia – dimostra che se non coniughiamo crescita, giustizia e sostenibilità siamo tutti più deboli”.

Nel suo programma si parla anche molto di donne, parità di genere e di una concreta lotta al femminicidio. Come pensa di implementare questo nuovo “femminismo” e costruire una società improntata ad una maggiore uguaglianza di genere?

“Siamo un Paese che vive quotidianamente il dramma di violenze e femminicidi e l’ingiustizia delle differenze di genere nella retribuzione, nelle occasioni di lavoro, nella divisione del tempo dedicato al lavoro familiare. L’Italia in questi anni non è cambiata quanto le donne avrebbero meritato. Ancora prevale largamente il modello unico maschile, nonostante le tante battaglie concrete e la grande produzione del femminismo. La battaglia per il riconoscimento delle differenze, se realizzata fino in fondo, produce un generale salto di civiltà nella realizzazione di tutti gli esseri umani, nell’organizzazione della società e nella vita di ognuno. Un nuovo femminismo sta attraversando il mondo e anche il nostro Paese. È un fatto importante, soprattutto se – come accade in Italia – assistiamo al tentativo di constringere le donne in una condizione di subalternità, di imporre un unico modello di famiglia, di rimettere in discussione la legge 194”.

Riguardo alla Green Economy, pensa che l’Italia in questo settore sia rimasta indietro al resto dell’Europa? Quanto è importante al giorno d’oggi un’economia sostenibile?

“L’Italia gialloverde non ha una bussola, non ha un progetto di sviluppo. Per questo, assieme a una battaglia quotidiana contro questa maggioranza, è importante iniziare a costruire un’alternativa. La green economy è l’unica via percorribile per assicurare un nuovo sviluppo durevole e sostenibile, inclusivo e di migliore qualità. Ho proposto cinque azioni, cinque passi concreti per avviare subito una nuova stagione di politiche per la sostenibilità, un vero e proprio New Deal verde per l’Italia: un nuovo Piano di manutenzione del territorio e delle piccole opere contro il dissesto idrogeologico da sviluppare in 5 anni e da finanziare con almeno 5 miliardi di euro l’anno (risorse già a disposizione). Una seconda iniziativa potrebbe essere quella di incentivare la produzione di fonti rinnovabili e l’autoproduzione di energia per cittadini, imprese e distretti, puntando a coprire almeno il 35% del consumo totale di energia entro il 2030. Una terza proposta è quella di favorire la transizione verso la mobilità elettrica. Dobbiamo destinare il 50% degli investimenti in infrastrutture per la mobilità sostenibile nelle città e per il trasporto pubblico collettivo e condiviso. Una quarta iniziativa da avviare è quella di un grande programma di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati. Infine, si dovrebbero offrire strumenti ai Comuni per affrontare l’adattamento ai cambiamenti climatici. Servono fondi per interventi di manutenzione, riqualificazione e adattamento degli spazi pubblici e di allarme per la messa in sicurezza dei cittadini, incentivi per la cura del verde urbano”.

Tocchiamo il tasto Immigrazione. Questo governo sta mettendo in atto politiche di “chiusura”. Chiusure di porti, chiusura dei centri di prima accoglienza (Sprar) e rifiuto di firmare il Global Compact. Vista la sua esperienza di parlamentare europeo e la sua dimestichezza con temi internazionali, come affronterebbe i problemi legati all’immigrazione e all’accoglienza?

“Per il governo dei flussi migratori dobbiamo proporre al Paese una strada alternativa a quella del governo gialloverde, che genera solo emarginazione, caos e incertezza. Hanno colpito i sindaci e stanno smantellando quello che funzionava del sistema dell’accoglienza. Viene il dubbio che in realtà sia una scelta consapevole, per lucrare sul caos e sul conflitto sociale. Di fronte a questo, serve una grande mobilitazione politica e culturale per offrire risposte credibili: con l’adesione agli accordi internazionali per il governo dei flussi e, insieme, con il fermo sostegno alle comunità locali, alla rete dei Comuni e del Terzo settore, quali elementi centrali per gestire in maniera pacifica e umana i fenomeni migratori. Questa è la sfida che abbiamo di fronte”.

Cosa ne pensa dei “cervelli in fuga” e come pensa di poterli convincere a tornare? Come frenare la fuga dei giovani che hanno perso speranza nell’economia italiana e non trovano lavoro?

“Il paradosso è che l’Italia discute solo migranti arrivati via mare, ma sembra che a nessuno importi degli oltre 100mila italiani che lasciano il Paese ogni anno. Invece per me è un punto fondamentale. Dobbiamo reagire innanzitutto investendo sulla crescita, sull’innovazione, sullo sviluppo: punto drammaticamente assente nella manovra dell’attuale Governo. L’Italia deve ritrovare l’orgoglio e la capacità di valorizzare le risorse che possiede: i talenti, le industrie ad alto tasso d’innovazione, la ricerca. Questo universo però va sostenuto anche dall’attore pubblico, altrimenti perderemo sempre più contatto nei confronti dei nostri concorrenti stranieri. Poi serve un grande investimento sulle politiche attive per il lavoro, anche queste totalmente assenti nell’iniziativa dell’Esecutivo. In questi anni nel Lazio, con l’iniziativa “Torno Subito” abbiamo dato a 7 mila giovani l’occasione di un percorso formativo fuori dal Lazio. Giovani che sono andati a formarsi in un’azienda, con un tutor, e che sono tornati per mettere in gioco le loro competenze nella nostra regione. Questa è la strada: investire in politiche attive, creare un link tra imprese e lavoro; formare le competenze. Si può fare. Lo abbiamo fatto nel Lazio. Si deve fare anche a livello nazionale”.

Per fugare ogni dubbio: lei ha sempre smentito le voci di una sua probabile apertura al Movimento 5 stelle ma ha affermato che invece cercherebbe di “riprendersi” chi ha votato il Movimento pur essendo di sinistra, cioè gli elettori che han trovato nel Movimento più risposte alle loro esigenze o sono stati delusi dal PD. Lei esclude perentoriamente qualsiasi alleanza, anche futura, con il Movimento?

“Di Maio e il M5S stanno rivelando via via il castello di bugie su cui hanno costruito il loro consenso e si stanno trasformando nello scendiletto della Lega. Escludo alleanze con loro e ricordo di essere uno dei pochi che  li ha sempre sconfitti alle urne. Altro approccio è quello di non smettere di dialogare con l’elettorato Cinque Stelle, che non credo abbia votato per fare un condono agli evasori o per punire i migranti e più deboli. La questione è che oggi non ci servono accordi di partito, ma una visione aperta per costruire, nella società, alleanze intorno al Pd”.

Cosa “rinnega” delle riforme fatte dai governi Renzi e Gentiloni e cosa invece le piace?

“Abbiamo modernizzato il Paese, ma sottovalutato i mancati trasferimenti agli enti locali, per gli equilibri di bilancio: questo per me è stato l’errore più grande, perché ha contribuito in maniera determinante a logorare la qualità della vita dei cittadini. I successi maggiori dei governi di centrosinistra, invece, sono stati per me quelli sul campo dei diritti civili: la legge sulle unioni civili, ad esempio, segna uno spartiacque nel nostro Paese. Dovremo essere bravi ad andare avanti”.

Come procederà la sua campagna per le primarie? Quali saranno le prossime tappe di Piazza Grande?

“È il momento di rimetterci in piedi. Abbiamo immaginato Piazza Grande per costruire nuovi luoghi diffusi, liberi e aperti di iniziativa politica. Per questo è importantissima anche una nuova presenza sulla rete, su cui in questi anni siamo stati troppo poco e nelle forme sbagliate. Nei prossimi giorni proseguirà quindi la grande iniziativa di ascolto e di mobilitazione di Piazza Grande, nelle città d’Italia e anche con il nuovo strumento www.piazzaweb.social che abbiamo da poco lanciato per raccogliere proposte, mobilitare le persone, contrastare le bugie di chi è al governo. Stiamo organizzando inoltre alcuni grandi appuntamenti tematici prima delle primarie: il 9 febbraio a Bologna sulle donne; sempre a Bologna il 26 e 27gennaio una grande mobilitazione dei giovani; nelle prossime settimane a Firenze un’iniziativa sulla sanità e a Milano una sull’economia sostenibile; a Napoli sul lavoro… Entro la fine della campagna arriveremo a 120 piazze, in città e paesi di tutta Italia. Vogliamo costruire una storia nuova insieme a tutti i corpi vivi della società: associazioni, cittadini, imprese, giovani comitati, sindacati. Servono coraggio e passione, voglia e partecipazione. Io ci credo”.

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