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Campus Einaudi Università di Torino: si critica Israele o si fa anti-semitismo?

Proseguono le polemiche per le attività antisioniste al Campus Einaudi dell’università di Torino, ma il rettore Ajani prende le distanze

il Campus Einaudi a Torino

Il Campus Einaudi a Torino

Lo scorso gennaio, l’Unione dei giovani italiani ebrei (UGEI) e altri gruppi si sono appellati all’Università per cancellare un dibattito dal titolo “Israele e lo sfruttamento dell’ Olocausto,” organizzato dall’associazione di attivisti

Una storia controversa quella accaduta a Torino nel gennaio del 2019, che comincia con un invito sinistro, stampato su locandine del seminario che tappezzano il Campus Einaudi a Torino : “Un giorno della memoria antifascista e antisionista: conoscere e ricordare il passato per lottare nel presente”.

L’incontro su Sionismo e Nazismo era stato organizzato dal gruppoFreedom for Palestine, Boycott Israel — per “celebrare la giornata “Anti-Fascista and Anti-sionista Memorial Day” programmato tra il 10 e il 30 gennaio, proprio quando in Italia cade La giornata della Memoria che commemora le vittime dell’ Olocausto.

E questa importante occasione è diventata terreno di scontro. Nel volantino,  erano previsti dibattiti dai titoli della caratura di: “1933: patto col diavolo. Il boicottaggio ebraico della Germania e l’accordo commerciale tra nazisti e sionisti” , “Frontiere chiuse agli ebrei. La Shoah e le responsabilità degli Alleati: da Evian al fallimento delle operazioni di soccorso”, “Le stelle saranno il nostro testimone“. Letture e discussione da “Cinque anni nel ghetto di Varsavia di Bernard Goldstein” e “Autonomia nazional culturale senza Stato. La soluzione del Bund alla questione ebraica”.

Il convegno previsto per il 5 gennaio è stato cancellato dall’Università torinese, lanciando un segnale per contestare l’Antisemitismo dell’evento.

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Lo scorso gennaio, l’Unione dei giovani italiani ebrei (UGEI) e altri gruppi si sono appellati all’Università per cancellare un dibattito dal titolo “Israele e lo sfruttamento dell’ Olocausto,” organizzato dall’associazione BDS di attivisti.

Per annullarlo lassociazione sarda in memoria dell’Olocausto lanciò una petizione che ha raccolto ottomila firme e in marzo, il gruppo ha incontrato il rettore Ajani che ha portato ad un accordo con l’ateneo per promuovere un programma educativo in occasione del 70esimo anniversario dell’indipendenza di Israele.

“L’Università non è uno spazio privato, un’azienda in cui chi entra deve presentarsi con un tesserino o fornire le credenziali – sottolinea Gianmaria Ajani – E uno spazio aperto, pubblico. II che ha molti vantaggi, perché è un luogo di confronto democratico, però ha anche alcuni svantaggi, come in questo caso. Si tratta – precisa – di eventi non autorizzati dall’Ateneo”.

Impossibile, secondo il rettore, impedirne lo svolgimento. “Tutto quello che possiamo fare è avvisare chi di dovere affinché non si verifichino scontri e disordini. E poi, continuare a segnalare la nostra presa di distanza da queste iniziative” e invece promuove occasioni di formazione e informazione equilibrata e pluralistica”.

Fra queste, ricordano da via Verdi, un ciclo di incontri e la mostra “Scienza e vergogna. L’Università di Torino e leggi razziali”, che si concluderà con l’apposizione di una lapide “per fissare indelebilmente la memoria di coloro che furono costretti ad allontanarsi dall’Accademia in seguito alle leggi del 1938”.

Gli striscioni all'Università di Torino

Gli striscioni all’Università di Torino

Piccata la conclusione: “Ancora una volta è necessario prendere posizione rispetto a letture distorte della storia, richiamando al ruolo pubblico e sociale che riveste un’istituzione di alta cultura come la nostra, a tutela della garanzia del pluralismo proprio di ogni civiltà democratica e del principio di indipendenza da condizionamenti religiosi, ideologici, politici e economici, come garantito dalla Costituzione italiana”.

Dall’ateneo il commento sull’annullamento del convegno non si fa attendere :”La sigla che firma l’iniziativa non è una associazione, o un gruppo, formalmente iscritto nell’albo delle organizzazioni studentesche universitarie, per cui tale iniziativa non può, né in alcun modo deve, essere ricondotta nell’alveo delle attività promosse e ospitate dall’Università degli Studi di Torino che invece, promuove occasioni di formazione e informazione equilibrata e pluralistica, sia in occasione della Giornata della Memoria sia durante l’anno accademico. Gli autori di queste iniziative non c’entrano nulla con l’università. Non sono stati in grado di indicare un’aula per i loro “seminari” ma hanno indicato un appuntamento nell’atrio centrale” del Campus Luigi Einaudi, evidentemente con l’intenzione di entrare senza permesso in un’aula. Evidentemente non contano di mobilitare le folle, ma solo di fare notizia con le loro provocazioni. Il fatto è che le forze dell’ordine hanno praticamente abbandonato il Campus agli autonomi no tav e antisemiti”.

Purtroppo non è la prima volta che accadono fatti simili nel Campus Einaudi: il 18 gennaio del 2017 ebbe luogo il seminario autogestito “Ricordare Auschwitz per ricordare la Palestina” corredato da dispense universitarie dal titolo infamante: “Collusioni tra sionismo e nazifascismo prima e durante la Shoah”.

In un secondo seminario, promosso dal Dipartimento di Culture, Politica e Società e alla presenza delle relatrici Eliana Ochse e Simona Taliani, Salim Vally, dell’Università di Johannesburg, si è potuto dipingere Israele come un paese dove si praticherebbe l’apartheid. Il 24 gennaio, sempre al Campus Einaudi e a ridosso della Giornata della memoria, con un altro seminario autogestito tenutosi nell’Aula A3, si è parlato dello “sfruttamento della Shoah da parte di Israele”.

Fatto decisamente ancora più sinistro : un anno fa, 350 docenti, ricercatori e assegnisti delle università italiane lanciarono un appello per il boicottaggio di Israele, in particolare dell’Università Technion di Haifa, ben 61 di loro provenivano dall’Università di Torino.

L’Università di Torino è stata la prima (e finora unica) in Italia a votare ufficialmente una mozione di boicottaggio di Israele, sostenuta a maggioranza (sedici favorevoli e cinque contrari) dal Consiglio degli studenti.  L’ateneo torinese ha anche fatto notizia per un altro caso incredibile:“Rinuncio a fare ricerca per boicottare l’università di Tel Aviv e Israele”. Questa la decisione di una giovane ricercatrice, Ilaria Bertazzi, che dopo il dottorato ha rifiutato la proposta di continuare a studiare le energie rinnovabili perché il progetto prevedeva la collaborazione con atenei israeliani.

L’unico politico a prendere posizione sull’accaduto è stato  Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord :”È l’ennesimo evento di antisemitismo all’interno dell’Università- denuncia-“Usare il sionismo come nuovo antisemitismo è da nazisti. Chiederemo al ministro dell’Istruzione di intervenire e a consiglio comunale e Università di prendere una posizione forte contro il proliferare, ormai da anni, di eventi a carattere antisemita  molti dei quali a carattere seminariale con tanto di crediti formativi. Proporrò una mozione per dire basta a questo genere di eventi e chiedere all’ateneo che venga almeno garantito il contraddittorio, cosa che non c’è mai. Entro l’estate auspico si voti un’altra mia mozione per il gemellaggio fra Torino e Gerusalemme come forte segnale di pace e distensione”.

L’Università si è affidata a una nota per chiarire la sua posizione. “Gli eventi non sono stati autorizzati né risultano essere coinvolti singoli docenti o Dipartimenti”.

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 Emanuel Segre Amar,  per 4 anni vice presidente del Gruppo Sionisti Piemontesi ha spiegato : “ Non ci possiamo permettere di farci distrarre da ciò che sta accadendo oggi in Israele, in Italia e in Europa. Dobbiamo guardare in faccia chi dichiara a casa nostra e nella nostra lingua l’intenzione di distruggerci, anche come.”

E punta il dito contro una protesta antisionista che si è svolta a Milano nel dicembre 2017, dove i partecipanti hanno intonato slogan in arabo come “Ebrei, gli eserciti di Muhammad torneranno,” : con le stesse parole che risalgono alle battaglie del settimo secolo degli islamici schierati con il profeta islamico Muhammad  contro le popolazioni ebree invocate dai gruppi terroristici compresi Hamas e Hezbollah.

“La nostra –continua Segre Amar – è una piccola associazione con poche dozzine di membri che cercano di contrastare anti-sionismo con seminari conferenze, oltre a viaggi organizzati in Isreale”.

Anche nella stessa Torino il 25 aprile 2017 il gruppo Freedom for Palestine, boycott Israel aveva organizzato in piazza Albarello un corteo in contemporanea con la fiaccolata istituzionale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia e le altre sigle che ogni anno si ritrovano per manifestare e ricordare la guerra di Liberazione. Il volantino invitava a partecipare alla fiaccolata con bandiere palestinesi e denunciando il fatto che “sionismo e nazifascismo sono due facce della stessa medaglia”.

L’ultimo commento è quello di Ugo Volli, professore ordinario di “Filosofia della comunicazione”  all’Università di Torino, dove dirige il Centro interdipartimentale di ricerca sulla comunicazione. E’ impegnato politicamente nella difesa di Israele e del sionismo.
“Sono episodi diversi, che spesso denunciamo, anche se difficilmente ottengono ascolto dai grandi giornali. C’è una cosa però che spesso non è chiara. Sono battaglie di una stessa guerra. Attacchi almeno parzialmente coordinati contro la vita dello stato di Israele. Sviluppi della stessa strategia, che viene diretta ormai da molti anni da uno stesso centro: l’apparato politico e militare dell’Iran. La vera questione è come isolare e sconfiggere l’aggressione iraniana. Per questo è possibile talvolta accettare compromessi, non rispondere alle provocazioni, bloccare le aggressioni senza controattaccare. Perché quel che conta è tagliare la testa del serpente, togliergli alleati o pretesti, indebolirlo e bloccarlo”.

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