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Lega e M5S: breve analisi dei rapporti tra i gialloverdi e gli USA di Trump

Si tratta di un vero e proprio "fronte sovranista" ribadito da Salvini nella sua recente visita a Washington. Ma come ci siamo arrivati?

di Giuseppe Vatinno

Matteo Salvini, Donald Trump e Luigi Di Maio.

Come è noto, il governo gialloverde è l’unico dichiaratamente sovranista e populista d’Europa. Sul significato tecnico di queste definizioni c’è e ci sarà molto da discutere, ma resta il fatto che l’Italia presenta indubbiamente questa particolarità. Alle ultime elezioni europee il fronte sovranista, come da sondaggi, non ha sfondato pur avendo ottenuto buoni risultati, tranne per il caso italiano.

E qui dobbiamo allora fare una analisi più ampia, essendo l’Italia il punto di congiunzione con il sovranismo populista mondiale, come ha dichiarato più volte l’ex consigliere di Donald Trump Steve Bannon.

C’è una connessione tra Brexit/Farage, Trump/Usa e gialloverdi in Italia con lo sfondo, peraltro per niente insignificante, dei rapporti con la Russia di Putin.

Ma per comprendere bene la dinamica di questo interessante fenomeno dobbiamo rifarci a qualche anno fa e precisamente ai primi contatti di Farage con Grillo datati alle precedenti elezioni europee, quelle del 2013.

Fu allora infatti che i Cinque Stelle e l’Ukip di Nigel Farage, il promotore della Brexit, si unirono formando un gruppo al Parlamento Ue.

Un altro punto importante fu la visita negli Usa di Matteo Salvini a Donald Trump in corsa per le presidenziali. Ci fu, nell’aprile 2016, anche una foto ricordo fatta durante una convention nei dintorni di Philadelphia, che destò qualche polemica.

Nel frattempo però, sia i Cinque Stelle che la Lega intrattenevano (e intrattengono) ottimi rapporti con la Russia di Putin, se non altro a livello ideologico.

Dal canto loro Trump e Putin, prima delle elezioni alla Presidenza Usa, hanno avuto buoni rapporti che poi sono anche sfociati nella celebre inchiesta Russiagate.

Dunque, anche in una visione per così dire a volo d’uccello, dall’alto, possiamo osservare i rapporti tra Usa, Russia, Lega, M5S, Brexit con Trump, Bannon, Putin, Grillo, Di Maio e Salvini sullo sfondo.

Il collante è però unico: quel “sovranismo populista” che ha portato a due eventi storici per l’Occidente: la vittoria di Donald Trump negli Usa nel 2016 e la Brexit in U.K. probabilmente nel 2019 a cui, naturalmente, si deve aggiungere la vittoria gialloverde alle ultime politiche italiane del marzo 2018.

Un quadro complesso, ricco di  innervazioni e collegamenti, noto solo per linee generali e che si mostra ancora poco chiaro nei dettagli ma che comunque rappresenta già un’indubbia struttura politica globale che può segnare anche in maniera determinante la storia futura dei rapporti politici nell’intero pianeta. A questo quadro si è aggiunta la recente vittoria sovranista-populista di Jair Bolsonaro in Brasile, a confermare l’estendersi del fenomeno e quasi a suggellare l’esistenza di una connessione ideale transnazionale, fatta anche di simpatie umane.

Ma ancor più importante delle connessioni politiche è forse il clima, lo Zeitgeist, che si respira nel mondo. Una rete di idee, siti, social, giornali, mentalità, che connette milioni di persone e che rappresenta un fenomeno per certi versi nuovo, il populismo, appunto, che però non è sempre facilmente definibile nelle tradizionali categorie destra/sinistra.

Ad esempio, in Italia, la Lega è situata chiaramente a destra ma i Cinque Stelle presentano elementi non così chiari e identificabili. Il Movimento di Grillo infatti è più simile ad un partito peronista che contiene in sé sia elementi di sinistra che di destra.

Gli Usa tradizionalmente hanno mostrato sempre un grande interesse per i movimenti populisti che in Italia potevano contrapporsi ai partiti tradizionali. Avvenne già con Italia dei Valori, il movimento populista dell’ex magistrato Antonio Di Pietro e si è ripetuto, nel 2008, con i Cinque Stelle tramite contatti ed inviti tra l’ambasciatore Ronald Spogli e lo stesso Grillo. Situazione poi ripetutasi nel marzo 2013 con l’ambasciatore David Thorne che disse agli studenti del liceo Virgilio di Roma:

«Tocca a voi ora agire per vostro Paese, un Paese importantissimo nel mondo. So che ci sono problemi e sfide in questo momento, problemi con la meritocrazia, ma voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento. Spero che molti di voi daranno un contributo positivo in questo senso per il vostro Paese».

Di Maio è stato negli Usa a fine marzo (c’era stato già un anno fa prima delle elezioni) dopo l’alleanza commerciale con la Cina, sancita dall’accordo per la “via della seta” che ha irritato non poco Donald Trump.

E poi di pochi giorni fa la visita di Matteo Salvini a Washington che ha ribadito i buoni rapporti con l’Italia.

In questo momento la Lega sembra essere in sintonia con gli Usa sia per la politica estera che per l’economia. Salvini ha infatti criticato l’accordo con la Cina firmato da Di Maio e sostiene Guaidó  (come Trump) e avversa Maduro, al contrario di Di Maio.

Sullo sfondo restano però i rapporti che sia la Lega che i Cinque Stelle mantengono con la Russia di Putin, peraltro presente in Occidente tramite una fitta rete di siti e di account twitter e Facebook.

Insomma, come si vede, si tratta di una situazione molto complessa, ma assai interessante che in questo particolare momento storico fa da substrato attivo a tutte le dinamiche mondiali.

Un quadro ancor non chiaro nei dettagli ma che già si è delineato nei suoi collegamenti e gangli vitali e che sicuramente ha ed avrà un ruolo determinante nei prossimi anni.

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