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Russiagate: per il vicepremier Matteo Salvini è arrivata l’ora delle dimissioni

Le prove legate all'incontro di Mosca tra rappresentati politici italiani e russi sembrano inchiodare il leader della Lega

4 luglio 2019: ricevimento a Palazzo Chigi in onore del Presidente della Russia. Da sin. Matteo Salvini, Vladimir Putin, Giuseppe Conte e Di Maio (Foto Palazzo Chigi)

Nessuno avrebbe potuto immaginare che il ruolo di vicepremier e ministro dell’Interno di Matteo Salvini, e addirittura la sua carriera politica, potessero essere compromessi da un suo fedelissimo consigliere per i rapporti tra la Lega e la Russia. Eppure l'evidenza dei fatti punta esattamente in questa direzione e le giustificazioni del leader leghista appaiono del tutto inadeguate

L’uomo al centro dello scandalo ormai noto col nome di “Russiagate” – che riguarda i rapporti della Lega con la Russia di Vladimir Putin e il sospetto di finanziamenti segreti da Mosca al partito di Matteo Salvini – è Gianluca Savoini, noto simpatizzante nazista, leghista da decenni, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, e collaboratore strettissimo del vicepremier e ministro dell’Interno leghista.

I fatti sono i seguenti: il 10 luglio 2019, il sito americano BuzzFeed pubblica un audio registrato all’Hotel Metropol a Mosca, di una riunione tra 3 russi e 3 italiani, tra cui Gianluca Savoini. Secondo questa registrazione dell’incontro avvenuto il 18 ottobre 2018, Savoini parla con i russi di strategie sovraniste anti-Ue e di affari legati al petrolio. Da quanto dichiarato esplicitamente dai partecipanti alla riunione, risulta che lo scopo di questi affari sarebbe di far arrivare alla Lega un finanziamento segreto di 65 milioni di dollari da utilizzare nella campagna elettorale prima delle elezioni europee che si sarebbero tenute nel marzo del 2019. Finora, non è emerso nulla che provi che l’intesa sia mai andata in porto e che il partito italiano abbia ricevuto i soldi.

Già nel luglio 2018, BuzzFeed aveva cercato di chiarire a che titolo Gianluca Savoini avesse partecipato ad una visita ufficiale a Mosca insieme a Matteo Salvini. Lo stesso Savoini aveva risposto per email ad alcune domande.

“Il Dott. Savoini collabora da sempre con il segretario federale della lega, Matteo Salvini, essendo iscritto al partito dal 1991.

Ha collaborato all’organizzazione di tutte le visite del sen. Salvini in Russia come si può vedere in rete e sul profile sociale dell’associazione Lombardia-Russia, in quanto a nostro parere (e anche secondo il Presidente Trump, visto il vertice di Helsinky con il presidente Putin) la Russia è un partner fondamentale per tutte le nazioni democratiche nella lotta al terrorismo internazionale.

Savoini ha incontrato insieme a Salvini non soltanto il presidente Putin, ma anche il Ministro degli Esteri Sergey Lavrov, il responsabile delle relazioni internazionali di Russia Unita, Sergey Zheleznyak, il presidente della Duma (anno 2014) Sergey Narishkin e ha attivamente lavorato per organizzare le conferenze stampa di Salvini in Russia.

Lunedi scorso Savoini faceva parte della delegazione del Ministro Salvini in veste di membro dello staff del Ministro, cosi come ha sempre fatto parte dello staff del Salvini quando era soltanto segretario politico senza incarichi di governo. Non ha ufficio al ministero ma collabora direttamente con Matteo Salvini a seconda delle sue richieste conoscendolo da sempre”.

Nonostante il fatto che Gianluca Savoini sia stato in passato suo portavoce ufficiale, nell’ultima settimana, Salvini ha cercato di far intendere che lo conosceva appena, che non erano mai stati a Mosca insieme e che, eventualmente, Savoini c’era stato di sua iniziativa, e che non era stato lui a farlo invitare lo scorso 4 luglio alla cena offerta in onore di Vladimir Putin, a Villa Madama, a Roma, dal governo italiano.

Questa tattica è nota con il nome di “Plausible deniability”, o “negazione plausibile” un termine “coniato per garantire ad alti ufficiali di governo, incluso il presidente degli Stati Uniti, di poter affermare in buona fede all’opinione pubblica la propria estraneità ad atti commessi da funzionari governativi che avrebbero potuto mettere in grave imbarazzo politico l’amministrazione (Fonte Wikipedia)”.

L’arrivo a Roma del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin

“L’associazione Lombardia-Russia non ha nulla a che vedere con la Lega. Gianluca Savoini non ha mai fatto parte di delegazioni ufficiali in missione a Mosca con il ministro. A nessun titolo”, ha detto Iva Garibaldi, l’attuale portavoce di Salvini, l’11 luglio, a Repubblica.

E aggiunge: “Né a quella del 16 luglio 2018, né a quella del 17 e 18 ottobre dello stesso anno. Quanto poi alla foto scattata alla cena di gala offerta dal premier Giuseppe Conte al presidente Putin il 4 luglio scorso, Savoini non figurava tra gli invitati del Ministro dell’Interno né, a quanto ci risulta, tra quelli della presidenza del Consiglio. In ogni caso, nessuno parla a nome del ministro. Il ministro parla per sé”.

Come scrive Adriano Biondi su Fanpage.it, questa linea non regge. “Ci sono decine di foto di Savoini al seguito di Salvini, non solo nelle principali uscite pubbliche in Russia. Ci sono interviste e dichiarazioni pubbliche di Savoini nelle quali parla chiaramente ‘a nome della Lega’ e si presenta come fiduciario del ministro dell’Interno. Ci sono documenti che provano la partecipazione di Savoini a meeting di grande rilevanza. C’è una mail che testimonia come l’invito a forum e cena per l’incontro di Roma con Putin sia partito dagli uffici del vicepresidente del consiglio. Ci sono riscontri della sua presenza a incontri riservati, nei quali si sono gettate le basi di quella che lo stesso presidente russo Putin considera un’alleanza politica fra Russia Unita e Lega. Ci sono evidenze del ruolo di ‘pontiere’ del presidente di Lombardia-Russia con gli ambienti produttivi della Russia putiniana.

Aggiunge Biondi: “Il problema è che Salvini si è messo da solo in una posizione complicata. Sarà anche un genio della politica e della comunicazione, ma ha impostato una linea difensiva che fa acqua da tutte le parti. A cominciare dalla legittimità della trattativa condotta da Savoini perché o Savoini parla a nome della Lega (e dunque Salvini deve risponderne direttamente), o Savoini è un millantatore che tratta per la Lega senza averne mandato (e dunque Salvini dovrebbe tutelare se stesso e il partito in tutte le sedi, magari denunciandolo). Tertium non datur, stante il fatto che, come anticipato da L’Espresso e confermato dagli audio di BuzzFeed, una trattativa c’è stata. Il fatto che poi l’affare non si sia concretizzato ha valore giudiziario, ma non chiude la questione politica. Così come il fatto che la Lega non abbia ricevuto finanziamenti dalla Russia c’entra poco o nulla, perché non chiarisce il senso di incontri e trattative di tal guisa a margine di incontri istituzionali”.

Purtroppo per Salvini, a proposito della presenza di Gianluca Savoini alla cena con Putin organizzata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il vicepremier è stato smentito da una nota ufficiale di Palazzo Chigi: “È stato Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del Vice Presidente Salvini a far invitare Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin”.

Di fronte a tante bugie, l’espediente della “plausible deniability” non regge più.

Quarantasei anni fa, durante le sedute dell’inchiesta parlamentare sullo scandalo Watergate in cui era coinvolto il Presidente Richard M. Nixon, il senatore repubblicano Howard Baker Jr. fece una domanda che inchiodava il presidente alle sue responsabilità: “What did the president know, and when did he know it?” E cioè, “Cosa sapeva il presidente, e quando l’ha saputo”?

Ha scritto su Facebook, Arianna Ciccone: “Basta battutine, Salvini ha il dovere di chiarire questa storia opaca, che vede al centro suoi strettissimi collaboratori.

1) “Qual è il suo rapporto con Savoini? Perché un uomo che non ha alcun ruolo ufficiale nel governo va in viaggio ufficiale a Mosca con il ministro, siede agli incontri con i ministri russi e partecipa alla cena con il presidente Vladimir Putin?”.

2) “Cosa sa Salvini dell’incontro al Metropol del 18 ottobre scorso? Era al corrente del negoziato e dell’accordo proposto per finanziare il suo partito e la campagna elettorale? Conosce gli altri italiani che erano all’incontro?”

Finora, Matteo Salvini si è rifiutato di riferire in Parlamento riguardo al caso Russiagate. “Non rispondo su fantasie”, ha detto sprezzante il ministro dell’Interno.

Su Facebook scrive il giornalista investigativo, Nicola Borzi: “Un ministro dell’Interno che non vuole presentarsi in Parlamento a spiegare la trattativa di uomini della Lega con Mosca dimostra plasticamente la sua paura.

L’uomo che ha in mano parte dei servizi italiani è potenzialmente ricattabile da finanziatori occulti ai quali intermediari del suo partito si sono rivolti per ottenere fondi in nero, in violazione della legge sul finanziamento ai partiti e in spregio della sovranità e della sicurezza nazionale.

In altri Paesi per molto meno si sparisce dalla politica e dal consesso civile. In Austria c’è chi si è dimesso”.

Il punto cruciale di questa vicenda è che la trattativa per fare arrivare segretamente 65 milioni di dollari alla Lega c’è stata, anche se non si sa se poi sia andata a buon fine. Gianluca Savoini, l’uomo che dichiaratamente ha condotto a nome di Salvini e della Lega la trattativa, era un fedelissimo di Matteo Salvini e, quindi, tutti i fatti sin quì noti farebbero presupporre, che il ministro dell’Interno ne fosse al corrente. Sic stantibus rebus, la conclusione logica e inconfutabile è che Gianluca Savoini sia stato in Russia, per conto di Salvini, a negoziare un finanziamento illegale segreto da parte di una potenza straniera interessata a cambiare gli equilibri del potere in Europa. Matteo Salvini si deve dimettere.

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