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Con Salvini a Milano Marittima l’Italia tocca il fondo… Ma c’è chi scaverà ancora

Quell'Inno di Mameli, cantato al ritmo di natiche tatuate per un groviglio di corpi sudaticci eccitati da shottini, rappresenta il nadir del governo pentaleghista

Le immagini riprese dal video pubblicato su youtube da Repubblica

I socialisti avevano portato in politica i nani e le ballerine, il ministro degli Esteri, Gianni De Michelis, era più noto per il suo libro “Dove andiamo stasera”, in cui recensiva 250 discoteche, che per i suoi interventi di politica estera, ma mai avevamo avuto un ministro mutandaro come l’attuale ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha deciso di tenere una conferenza stampa a Milano Marittima, nella spiaggia privata di un suo amico, da poco eletto eurodeputato per la Lega, e poi si è esibito alla console dei DJ, con contorno di cubiste sculettanti, mentre suonava l’inno nazionale!

Quell’Inno di Mameli, cantato al ritmo di natiche tatuate per un groviglio di corpi sudaticci e eccitati da shottini, rappresenta il nadir del governo pentaleghista ed è stato uno spettacolo nauseabondo, peggiore ancora di quando il precursore e mentore di Salvini, il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, disse che avrebbe utilizzato la bandiera italiana come fosse carta igienica.

Questa scena sarebbe piaciuta moltissimo al grande regista, Federico Fellini, che tra i suoi soggetti ha incluso il circo con i suoi clown nel film omonimo, “i Clown”, e la decadenza della Roma antica, in “Satyricon”. Sarebbe piaciuta anche al regista contemporaneo, Paolo Sorrentino, che ne “La Grande Bellezza” ha narrato la decadenza morale della Roma di oggi e nella scena della festa sulla terrazza c’ha mostrato sexy cubiste e una massa di corpi sudati e sovraeccitati che ballano e si avvinghiano mentre dalle casse rimbomba il remix di “Far l’amore” di Raffaella Carrà.

Ma Sorrentino non poteva certo immaginare la performance di Matteo Salvini in costume da bagno e panza flaccida all’aria, al Papeete Beach, di Milano Marittima.

Verrebbe da pensare che questa volta si sia toccato il fondo. Paradossalmente, se così fosse, ci sarebbe un motivo di speranza perché si potrebbe iniziare a risalire, ma occorre ricordarsi una triste verità italiana e cioè che qui si può sempre scavare.

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