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M5S e PD si abbracciano a Roma mentre continuano a scannarsi a Napoli

In questa politica Italian Style, si vede nascere il governo Conte 2 con alleati gli stessi partiti che in Campania duellano tra le ripicche di De Luca

Luigi Di Maio e Enzo De Luca

L’alleanza M5S-PD e lo strano caso della Campania. Non c’entra ovviamente nulla con quell’altro strano caso, quello di Benjamin Button, quello che nasceva già vecchio e poi ringiovaniva fino a morire, in un film già visto dove il finale si sapeva quando sarebbe arrivato e l’epilogo era dei peggiori. No, non c’entra niente quello stranissimo caso con quello del Governo, da qualche ora varato e pronto a giurare fedeltà alla patria, formato dagli ex alleati della Lega e degli ex silurati delle scorse elezioni. Roba di ex che si uniscono in un’unione che farà per forza la forza. In caso contrario infatti…

No, un attimo: si è distrutto un esecutivo tra due mojiti su una spiaggia ad opera di uno che chiudeva i porti come si chiude il portone di casa quando ci si senti inseguiti da un pericoloso criminale ma in realtà ha seguire era l’ombra, di sé stessi; non si è andati al voto, nonostante tutto sommato, ci poteva anche stare, non fosse altro che per capire cosa cavolo volessero gli ITALIANI, tanto per non dimenticare di essere in democrazia, tanto per capirlo se ai grillini li volevano ancora far saltellare tra le poltrone del parlamento e su quelle anche più grandi e pesanti; si è formata una nuova alleanza in barba ai tweet, quelli dei politici l’un contro l’altro armati di smartphone, perché tanto è lì che oramai si gioca la politica, sui social e Salvini lo sa…

Tweet appunto ed epiteti da far imbarazzare persino i frequentatori più assidui delle peggiori osterie di borgata. In barba alle offese reciproche, ai lanci di oggetti da un banco all’altro del Governo, ai titoloni sui giornali, in barba alla guerra senza vincitori tra quelli del mandato zero (rabbrividiamo, brrrr) e quelli che li hanno sconfitti un po’ ovunque, roba che a momenti non si sentivano tranquilli manco alla partitella di pallone di quartiere che ad uscirne sconfitti che vergogna pure lì; stava per saltare tutto per un giro di poltrone… No, il caso contrario alla buona riuscita del nuovo governo non è contemplabile. Insomma il Governo s’è fatto. E adesso non resta che pregare per il meglio, anche perché per il peggio l’Italia ci è già passata.

E quindi? E allora? Che c’è da aggiungere? Eh, un libro, se si da un’occhiata anche veloce alla Regione da cui di Ministri ne arrivano ben 4, la Campania. Dunque, da dove cominciamo? Ah, sì, dalla fine, che poi è l’inizio di tutto: dalla fine che ha fatto la politica mostrata, tra i toni imbarazzanti del suo governatore e i litigi continui che sanno tanto di battibecco più che di opposizione degli oppositori, quelli stellati, è chiaro, perché degli altri oppositori neppure l’ombra. Ora, ok, va bene, ci sta e ci può al limite anche stare che si faccia anche così la politica oramai lontanissima dai Pertini e dai Berlinguer di un tempo. Ci può anche stare che alla fine volino gli stracci tra partiti lontani, lontanissimi, tante volte agli antipodi. E in effetti, è quello il senso di maggioranza e opposizione.

Il problema è che a Napoli la maggioranza e l’opposizione che si scannano sono le stesse che a Roma si abbracciano: Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Strano anche solo a dirsi, immaginiamo a governarsi, in una regione tra le più complesse del Pianeta, altro che paese. È che io, fuor di professione, questo strano paradosso me lo immagino come quelle famiglie dove i genitori sono vicini di casa che, dopo essersi scannati per la goccia caduta dal balcone e le lenzuola mal stese, e se le sono dette da un ballatoio all’altro urlando di prima mattina, fingono di essere amici per il bene del condominio e obbligano i figli a darsi la mano in segno di pace, e a giocare assieme perché loro, i genitori, ora sono amici, per modo di dire. E i ragazzini lì a guardarli increduli e a guardarsi tra loro in cagnesco, con la mano ben ancorata dietro la schiena che a darla all’altro manco per la testa gli passa.

Insomma, io me li immagino così. Cioè, quando i “genitori” verranno qui in Campania, che succederà? Davvero. Di Maio e Zingaretti che assieme governano e si siedono allo stesso tavolo… e la Ciarambino e De Luca? E loro? Loro che chi spera di risolvere qualcosa in Campania, specie per il lavoro, confida nella nuova alleanza?

Facciamo un esempio, i navigator: in Campania 471 persone hanno vinto un concorso deciso dal Movimento 5 Stelle ma il Governatore del Partito Democratico De Luca gli impedisce di lavorare perché non mette una firma. Roba che a ripensare ai ragazzini di prima, la scena sarebbe comica se non fosse drammatica: “Dai Enzo, dai, fai il bravo, metti la firma e fai contenta Valeria, dai su, sii educato, non farci fare brutta figura”. Insomma, il ridicolo che non si sfiora ma in cui ci si immerge. Ecco cos’è la politica, ecco: qualcosa di assurdo, paradossale, qualche volte ridicolo, che in Italia diventa ahiItalia, realtà. 

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