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Tempi brevi e media silenziati: al via il processo di Trump al Senato

Partito il processo al Senato per decidere sulla rimozione di Donald Trump

Donald Trump and Mitch McConnell. Photo by The White House (Flickr).

Oggi verranno approvate le regole che governeranno il processo al Senato. I Repubblicani puntano a un processo breve con poca attenzione mediatica. Sperano in un voto decisivo già a partire dalla prossima settimana

Questo pomeriggio, intorno all’una, i Repubblicani capitanati da Mitch McConnell hanno cominciato col presentare le regole che governeranno il processo al Senato per la rimozione di Donald Trump. Mentre scriviamo, i Democratici capitanati da Chuck Schumer proveranno inutilmente ad emendare le regole volute dai Repubblicani. Verso sera possiamo dunque aspettarci l’inizio ufficiale del processo. (Qui per seguire in diretta parti del processo quando il Senato lo permette).

L’obbiettivo dei Repubblicani è quello di assolvere il Presidente il più velocemente possibile. La bozza di regole che è circolata nelle scorse ore negli ambienti di Capitol Hill è decisamente stilata a tale scopo. I responsabili dell’impeachment della Camera e gli avvocati del Presidente avranno esattamente ventiquattro ore a testa per presentare rispettivamente i capi di accusa e la difesa. Questa compressione del procedimento parlamentare dovrebbe portare i Senatori a votare per la rimozione di Trump non più tardi del fine settimana prossimo. Musica per le orecchie di Trump, che attualmente si trova impegnato al vertice di Davos, e che vorrebbe tutto fuorché un processo che lo accompagni fino all’inizio della stagione elettorale per le Presidenziali di Novembre. Il processo al Senato per l’impeachment di Bill Clinton durò la bellezza di cinque settimane. Se Donald riuscisse a cavarsela con poco più di una settimana sarebbe una vera e propria manna dal cielo. 

Ma i piani di Trump potrebbero essere rovinati da un gruppetto di senatori Repubblicani moderati pronti a mettere il bastone tra le ruote del Presidente. Questo gruppetto è composto da Susan Collins del Maine, Lisa Murkowski dell’Alaska, e Mitt Romney dell’Utah. Si mormora che questi tre senatori stiano cercando un quarto Repubblicano disposto a unirsi a loro per chiedere al Senato di convocare dei testimoni chiave non ancora sentiti nell’ambito della vicenda Ucrainagate. Basterebbero infatti solo quattro senatori Repubblicani per obbligare il Senato ad inviare subpoena. 

Un imprevisto del genere non solo allungherebbe in maniera significativa i tempi del processo, ma potrebbe anche mettere in guai grossi Trump, dato che ulteriori testimonianze potrebbero far emergere nuove informazioni danneggianti. I papabili testimoni sono l’ex Consigliere della sicurezza nazionale John Bolton, e l’attuale Capo di gabinetto della Casa Bianca Mick Mulvaney. Anche se, per legge del contrappasso, i Repubblicani potrebbero poi decidere di chiamare a testimoniare Hunter Biden, il figlio dell’ex Vice Presidente Joe Biden, nucleo della vicenda Ucrainagate. Si rischierebbe dunque di procedere verso un’interminabile processo, scandito da testimonianze scottanti, che inevitabilmente farebbero molta chiarezza su alcune ombre che ancora aleggiano sulla vicenda Ucrainagate, ma che allo stesso tempo rischierebbero di bloccare l’intero paese per mesi a venire. 

Ma i Repubblicani non puntano solo a velocizzare il processo. Mitch McConnell ha anche posto delle severe restrizioni su quello che potranno ricoprire i giornalisti durante il corso del processo. Ad esempio, sarà vietato fermare i senatori lungo i corridori per fare domande o condurre interviste. Queste restrizioni aumenteranno l’opacità del processo e ne limiteranno la trasparenza. 

Con queste mosse è evidente che i senatori Repubblicani stiano facendo di tutto per far passare questo processo in maniera svelta e inosservata, cosi da evitare di far male al Presidente a pochi mesi dalle elezioni.    

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