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PD meglio dei Democrats? Analogie tra la politica italiana e quella degli USA nel 2020

Un tentativo di capire cosa potrebbe succedere nella politica italiana analizzando quello che potrebbe accadere alle prossime elezioni USA

di Angelo Forte

A perfect storm (Illustration by Antonella Martino)

Quali sono analogie tra la politica Italiana e quella statunitense nel 2020?

Per cercare di fare una previsione sul futuro è necessario fare un’analisi della politica nazionale e confrontarla con quella statunitense che storicamente si è affermata come precorritrice rispetto agli altri contesti esteri.

Ad oggi, da poco entrati negli anni venti del 2000 e solamente nel primo mese la politica italiana è stata destabilizzata dalle elezioni in Emilia Romagna, annunciate come il “coronamento” del successo del leader leghista Matteo Salvini, ma che al contrario, hanno visto una risposta di una sinistra che è riuscita ad “emergere” dalle ceneri, e che ha saputo compattare il proprio elettorato grazie ad un forte timore di un ritorno fascista.

Matteo Salvini (by Antonella Martino).

Oltre all’Emilia Romagna anche in Calabria si sono tenute le elezioni regionali che hanno visto prevalere il centrodestra con la vittoria di Jole Santelli, prima donna governatrice, con un ottimo risultato ma non sufficiente da parte del Partito Democratico, che si conferma primo partito.

La Lega in Calabria dimezza i suoi voti rispetto alle precedenti elezioni europee passando dal 22,61% al 12,3%, ma il peggio è toccato ai pentastellati che in entrambi le regioni votanti, hanno visto risultati a dir poco deludenti che, dopo le dimissioni di Luigi di Maio dai vertici del partito, rendono incerto il futuro dei grillini.

Dopo queste elezioni sono numerosi i riflettori sul leader del carroccio che comincia a mostrare segni di debolezza e che dovrà assimilare in fretta la sconfitta per prepararsi alle prossime elezioni che interesseranno sei regioni.

Oltreoceano la situazione è ben diversa, il Presidente Donald Trump, considerato da molti come la fonte di ispirazione per Matteo Salvini, continua la sua ottima governance in cui si registrano dati strabilianti in tema economico come la crescita senza precedenti del Pil.

Il presidente USA Donald Trump nell’illustrazione di Antonella Martino

Le politiche applicate dal governo di Trump hanno reso secondo le sue parole il paese più forte, sicuro e ricco rispetto all’operato del suo predecessore, consolidando il suo elettorato e convincendo parte degli indecisi e degli scettici.

Gli americani, specialmente gli indecisi, vedendo le forti problematiche che stanno avendo i democratici, stanno dando continuità al progetto “Make America Great Again” che sta riaffermando gli Stati Uniti come potenza nello scenario mondiale, attraverso politiche protezioniste e specialmente attraverso il cambiamento delle politiche estere.

A differenza del predecessore, Donald Trump ha preferito adottare una linea dura nei confronti dei vari conflitti come quello avuto con la Corea del Nord o più recente quello con l’Iran in cui ha mobilitato anche 2500 soldati per un pronto intervento.

La compattezza mostrata dal partito repubblicano attorno al Presidente si contrappone alla situazione di incertezza che sta investendo i democratici, prossimi alle elezioni interne che avranno l’arduo compito di eleggere il candidato per le presidenziali del 2020.

Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Joe Biden nell’illustrazione di Antonella Martino

In casa democratica la sfida è sostanzialmente tra tre big: Bearnie Sanders (Senatore del Vermont), Elisabeth Warren (Senatrice dello stato del Massachusetts) e il Vicepresidente per i due mandati Obama, Joe Biden.

Le elezioni democratiche che inizieranno il 3 febbraio in Iowa, grazie ad alcuni candidati come la Warren e Sanders, stanno mostrando un lato alternativo del partito, che si sta spostando verso una posizione estremista, incentrando la campagna su temi come la Healthy Insurance gratuita a tutti, Immigrazione con meno ostacoli, lotta ai colossi del web e la cancellazione dei debiti per gli studenti universitari.

L’ala più moderata rappresentata da Joe Biden, incentra la propria campagna elettorale su temi più liberali, forse più vicini a quello che è il classico cittadino americano, attento all’economia e che disprezza i servizi gratuiti e al contrario ha piacere ad impegnarsi per raggiungere obiettivi personali e soddisfare i bisogni primari.

Numerose sono state negli anni scorsi le analogie politiche tra l’Italia e gli Usa, ma oggi le strade tra i nostri paesi si stanno dividendo, la strategia populista e l’affermazione del “personaggio forte” sta portando Trump ad una conferma dell’elettorato e secondo i sondaggi ad una rielezione mentre la stessa strategia sembra che in Italia stia suscitando paura per un ritorno fascista.

Dal versante opposto la sinistra Italiana sfruttando la posizione estremista presa dai partiti di destra, si compatta attorno al governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il quale dopo i recenti risultati che hanno dato fiato alla sinistra italiana prepara il partito ad una trasformazione, con l’obiettivo di ritornare al governo senza l’aiuto di alleanze.

Nicola Zingaretti a New York dove ha incontrato Bill De Blasio e Bill Clinton nell’illustrazione di Antonella Martino

Il pericolo populista non sembra abbia unito i candidati democratici come invece successo nello Stivale ma sta portando ad uno scontro interno e forse ad un decadimento strutturale del partito.

L’unica strategia comune che stanno attuando i rispettivi partiti di Sinistra è quella dell’ostacolare indirettamente il proprio avversario politico, spesso attraverso l’utilizzo di procedure interne alla politica o con l’appoggio della magistratura.

L’esempio più eclatante è rappresentato dal Presidente americano, il quale si trova sotto accusa per Impeachment, la procedura che prevede il rinvio a giudizio di titolari di cariche pubbliche qualora si ritenga che abbiano commesso determinati illeciti nell’esercizio delle loro funzioni.

Il Presidente Donald Trump e la Speaker del Congresso Nancy Pelosi nell’illustrazione di Antonella Martino.

Nel dettaglio Donald Trump è stato messo sotto accusa da parte del Congresso grazie all’eccellente lavoro del gruppo dei democratici capitanati dalla speaker della camera Nancy Pelosi, ma certamente l’accusa cadrà in Senato, dove il Partito Repubblicano possiede i due terzi dei voti, gli stessi necessari per condannarlo.

Leggermente differente è la situazione in Italia, dove la magistratura si è concentrata molto nei confronti del leader della Lega, che a seguito del lascia passare del Senato, attende il giudizio contrario della camera per evitare l’apertura del processo riguardante il caso Gregoretti.

Dall’inizio del 2020 alcune delle analogie che legano la politica italiana e quella statunitense si stanno evolvendo, differenziandosi notevolmente e rendendo sempre più difficili le previsioni su quello che sarà il futuro della politica internazionale.

La mia previsione è molto chiara e si evince dall’articolo, ci sarà un secondo mandato per Donald Trump mentre in Italia inizierà un vero e proprio confronto ad armi pari tra destra e sinistra con l’incognita del movimento 5 stelle.

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