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Le arroganze dei repubblicani, gli errori dei democratici: così Trump vince facile

Le elezioni 2020 per la Casa Bianca, per come già si annunciano, probabilmente finiranno negli annali, per volgarità e rozza spregiudicatezza

In alto e in basso i video con cui Trump reagisce giovedì all'assoluzione del Senato nel processo d'impeachment

Insopportabile, certo, la saccente arroganza di Donald Trump: quel suo tweet “Trump 4EVA”, per sempre, postato dopo la scontata assoluzione dalle accuse di impeachment; era certo che il Senato avrebbe ritenuto insussistenti le condizioni per la rimozione di Trump e giudicato infondate le accuse di abuso di potere e di ostruzione al Congresso. Neppure la defezione eccellente dell’ex candidato alla Casa Bianca Mitt Romney ha scalfito il “muro” eretto dalla maggioranza dei senatori repubblicani.

Il tweet di Trump presidente “forever”

Un voto che è il segno di una ulteriore radicalizzazione dei repubblicani, peraltro speculare a quella dei democratici. Quello che una volta era il “centro”, quella società fatta di media borghesia, appare sempre più evanescente, elettoralmente ininfluente.

Trump ora marcherà la campagna elettorale per il secondo mandato in modo ancor più spregiudicato. Solo altri due presidenti, prima di Trump sono finiti sotto impeachment: nel 1868, Andrew Johnson, per aver tentato di sostituire il ministro della Guerra senza passare dal Congresso; poi, nel 1998, Bill Clinton: per aver mentito sulla sua relazione con Monica Lewinsky, e ostacolato le indagini. Richieste in entrambi i casi bocciate. Poi c’è il caso di Nixon, che si dimette dopo lo scandalo Watergate, prima che la Camera si esprima.

Per quanto gli possa seccare di passare alla storia anche per questo, la cosa certamente non farà perdere il sonno a Trump. Anzi: dedicherà ogni suo sforzo – già lo fa – per rivoltare la frittata, e indossare i panni della “vittima”, del perseguitato: da accusato, accusatore, in un’America che è ancora disposta a dargli credito e fiducia.

Il Presidente Donald Trump e la Speaker del Congresso Nancy Pelosi nell’illustrazione di Antonella Martino.

Il problema è costituito dai democratici. In Iowa si consuma qualcosa che non è un semplice pasticcio, una figuraccia che conferma come sia grande la confusione sotto il cielo dei liberal: il fatto è che ci sono ancora troppi candidati in campo a contendersi la nomination; tutti drammaticamente deboli rispetto a Trump.

La speaker della Camera Nancy Pelosi, terza carica dello Stato, si è concessa una mossa come non se ne ricordano, nella storia degli Stati Uniti: l’immagine della copia del discorso di Trump stracciata con studiato disprezzo mentre il presidente parla all’aula, fa il giro del mondo: una cosa del genere non si è mai vista, nessuno mai è arrivato a tanto. 

Prima di strappare i fogli in quel modo così deciso, Pelosi subisce una volgarità gratuita: Trump, entra in aula, e rifiuta di darle la mano, nonostante il braccio teso che la speaker poi ritira non senza imbarazzo. Da rivedere, quel video: Trump evita la stretta di mano. Pelosi replica con la rinuncia alla formula tradizionale e rispettosa: “Per me un onore e un privilegio…”. Trump trasforma il discorso in uno show; Pelosi, alle spalle, gli fa gli il verso con espressioni e risatine sarcastiche, un continuo gioco di occhiate, infine il discorso strappato… Poi la girandola di accuse: “Pelosi non ha stracciato il discorso sullo stato dell’Unione, ha stracciato la Costituzione”, sibila il vicepresidente Mike Pence; e Pelosi acida: “Trump ha fatto a pezzi la verità, io ho fatto a pezzi il suo discorso che è un manifesto di bugie. Del resto era la cosa più cortese da fare considerando quali potevano essere le alternative…”. Pan per focaccia, si potrebbe dire.

Chissà a chi gioverà, elettoralmente, questo teatrino; chissà che peso avrà quel sul “strappo”. Pelosi è una veterana della politica americana; una delle figure più rispettate nel ruolo di speaker che ricopre per la seconda volta, di correttezza; non c’è chi non le riconosca attenzione e rigore nel rispettare e far rispettare ai deputati forma e regole. E’ lei la vincitrice, come si legge sulla “Washington Post”; o è la sua tomba politica, come brutalmente vaticina il “New York Post”, meno autorevole, ma che forse maggiormente interpreta i sentimenti di un elettore medio? 

Le campagne elettorali, negli Stati Uniti e ovunque, non sono e non sono mai state pranzi di gala; i candidati-commensali non usano i guanti, né gli hanno mai usati; ma queste elezioni, per come già si annunciano, probabilmente finiranno negli annali, per volgarità e rozza spregiudicatezza. Non sarà un bello spettacolo; quanti amano gli Stati Uniti d’America e quello che da sempre rappresentano, avranno un motivo in più di tristezza.   

   

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