Cerca

PoliticaPolitica

Commenti: Vai ai commenti

Bernie Sanders stravince in Nevada spinto dagli ispanici e ha l’ipoteca sulla nomination

Con il doppio dei voti di qualsiasi altro candidato il senatore indipendente del Vermont vince in Nevada, nonostante il partito democratico remi contro

Bernie Sanders

Il senatore del Vermont Bernie Sanders in una foto di Gage Skidmore

Bernie Sanders passa alla grande il primo test decisivo per portarsi a casa la nomination. In uno Stato eterogeneo come il Nevada conquista oltre il 50% del voto tra l'elettorato ispanico - con cui ha avuto grosse difficoltà nel 2016 - e raccoglie anche il 25% tra quello afro americano, dimostrando che Joe Biden non è imbattibile in quel campo. I moderati continuano a faticare per via di un campo frammentato e la mancanza di un leader vero che possa caricarsi il partito sulle spalle. È ora di rassegnarsi a Bernie o c'è ancora qualche speranza per i centristi?

Bernie Sanders in the illustration by Antonella Martino

 

Con appena il 50% dei seggi scrutinati, Bernie Sanders si aggiudica una vittoria pesantissima in Nevada, ottenendo più del doppio dei voti di qualsiasi altro candidato in corsa. Il secondo posto se lo aggiudica l’ex vice presidente Joe Biden conquistando il 19,2% dei delegati a disposizione, anche se la “reale” medaglia d’argento per il voto popolare va a Pete Buttigieg, che guadagna un centinaio di migliaia di voti in più di Biden. Delusione per Elizabeth Warren, che arriva quarta con il 10,3% dei delegati nonostante l’ottima prestazione al dibattito di Mercoledì scorso a Las Vegas. Warren ha subito l’alta affluenza alle urne nelle votazioni anticipate che sono avvenute prima del dibattito che l’ha vista protagonista. Ora dovrà cercare di protrarre la sua permanenza nella corsa alla nomination incanalando un’altro ottimo dibattito Martedì sera prima del voto in South Carolina nel weekend. Dietro la senatrice del Massachusetts troviamo Amy Klobuchar e Tom Steyer, ormai troppo distanti per sperare in un miracolo, nonostante la costante presenza sui territori della prima e le ingenti somme di denaro spese dal secondo. 

Ma la vera forza di Sanders la si evince dagli entrance poll del Nevada, dove il senatore del Vermont ottiene il 51% delle preferenze dalla popolazione ispanica e il 25% da quella afro americana. Sanders conduce anche tra i Millenials e la Generazione Z, raccogliendo il 60% delle preferenze tra gli under 45. A confronto, il giovanotto Pete Buttigieg ottiene solo il 13% dai suoi coetanei. Sanders si dimostra dunque il candidato che riesce ad attrarre la più vasta gamma di gruppi demografici. Un’ottima notizia per Bernie, dato che i due Stati con più delegati in palio nel Super Tuesday del 3 Marzo – Texas e California – sono anche coincidentalmente quelli più eterogenei. Sanders si starebbe dunque apprestando a una scorpacciata di voti che lascerebbe poco o niente al frammentato campo moderato. 

I maggiori candidati per la nomination democratica nell’illustrazione di Antonella Martino

Tra i moderati serpeggia una forte indignazione per alcuni candidati “minori” che non si vogliono fare da parte. La narrativa portata avanti dai supporter di Biden e Bloomberg è quella in cui candidati come Klobuchar e Buttigieg stanno effettivamente diminuendo le loro chance di vittoria portando via dei voti fondamentali ai “pesi grossi”. La contro-narrativa a questa teoria è che non esiste un “peso grosso” nell’ala moderata in grado di caricarsi il partito sulle spalle e salvarlo dalla deriva socialista. Bloomberg è reduce da un dibattito devastante che sarebbe stato fatale per qualsiasi altro candidato senza i suoi fondi a disposizione, mentre Biden semplicemente non è in grado di aizzare le folle e portarle al voto come fece Obama nel 2008. 

La nota proveniente dal Nevada che dovrebbe destare più preoccupazione tra le file dei moderati è che Bernie Sanders, per la prima volta, è stato il candidato favorito dall’elettorato democratico che si auto-definisce “moderato-conservatore”. In questa categoria Bernie raccoglie il 23% delle preferenze, superando Biden, Buttigieg, e Klobuchar. Se pure l’elettorato moderato preferisce un candidato populista e anti-establishment come Bernie Sanders, forse è giunto il momento di farsi due domande non solo sulla frammentazione dell’ala moderata, ma anche su quello che quest’ala rappresenta in termini di prese di posizioni politiche. Ma ora, a meno di 5 mesi dalla convention di Milwaukee che sancirà la nomination democratica è troppo tardi per questi ragionamenti.

Mike Bloomberg, Elizabeth Warren, and Bernie Sanders at the Nevada Democratic debate.

Se Biden dovesse portare a casa lo stato del South Carolina si potrebbe tornare a pensare ad una corsa a due tra l’ex vice presidente e Bernie, che in fin dei conti è quella che tutti si aspettavano fin dall’inizio, ma che ora vedrebbe Sanders come favorito. Se invece Biden dovesse subire un’altra batosta in South Carolina – che significherebbe non arrivare primo con un ampio margine dagli altri moderati – si spalancherebbero le porte per Mike Bloomberg con il Super Tuesday. Ma occhio al dibattito di Martedì sera a Charlestone, perché se Bloomberg dovesse mettere in scena un’altra prova come quella di Las Vegas, le possibilità di finire il Super Tuesday con un’unico candidato moderato ad affrontare Sanders nei rimanenti Stati sarebbero sottili. 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter