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In South Carolina regna il disordine, in scena tiro al bersaglio contro Bernie Sanders

Il senatore indipendente del Vermont viene attaccato su tutti i fronti dai suoi rivali democratici ma rimane il favorito.

I candidati democratici al decimo dibattito delle primarie.

Tra urla, schiamazzi, e braccia sbraitanti il decimo dibattito democratico si trasforma in uno scontro da far west. Il risultato? Nessun candidato riesce a prevalere tra le file dei democratici e Bernie Sanders rimane il favorito per vincere la nomination. Sabato si vota in South Carolina, stato con una popolazione afro americana numerosa. È l'ultima chance che possiede Joe Biden per dimostrare di avere in pugno la popolazione afro americana e puntare verso il fatidico Super Tuesday con qualche certezza in più. Altrimenti si salvi chi può...

I sette candidati sul palco di Charlestone si sono sfidati in quello che è stato il dibattito più disordinato di queste primarie democratiche. Oltre al solito spettacolo sgradevole di urla, schiamazzi, e braccia sbraitanti, il decimo dibattito democratico è stato ulteriormente aggravato dalla pessima gestione dei quesiti portata avanti dai moderatori di CBS. Un giornalista che si rispetti dovrebbe avere il coraggio di imporre la propria autorità per riportare il dibattito ad una discussione che possa offrire al telespettatore le fondamenta per sviluppare un proprio pensiero critico sui candidati. Lasciando che quest’ultimi si insultassero a vicenda, il giornalista non compie il proprio dovere di educatore critico ma diventa catalizzatore di polemiche da bar sport.  

Nonostante il casino, che rende impossibile decretare un vincitore o un perdente, possiamo cautamente dire che Joe Biden ha avuto una serata positiva, forse la migliore dall’inizio di queste dannate primarie. È anche vero che sarebbe stato difficile fare peggio, ma questa volta Joe è riuscito a sembrare più sveglio del solito, addirittura avvincendosi in uno scambio di battute con Tom Steyer sulla giustizia penale e in uno con Bernie Sanders sul controllo delle armi. Ma è proprio Bernie che ha avuto la serata più complicata di tutti, venendo attaccato prima da Klobuchar per le sue idee socialiste e poi da Bloomberg per i suoi presunti contatti con degli agenti russi che starebbero favorendo la sua nomination. 

I principali candidati per la nomination democratica nell’illustrazione di Antonella Martino

Ma l’attacco più sorprendente di tutti è arrivato da Elizabeth Warren, che si era finora astenuta da un confronto diretto con Sanders, dato il posizionamento ideologico pressoché identico dei due candidati. Dopo mesi in cui la Warren ha tentato di presentarsi come una candidata unificatrice del partito Democratico, ieri sera ha ribadito di essere una progressista proprio come Bernie. Un cambio di strategia forzato dai suoi pessimi risultati in New Hampshire e Nevada, ma anche dal successo che Sanders sta ottenendo in questi primi Stati. Ma subito dopo questa affermazione, la Warren si è scagliata contro Bernie per non aver spiegato come finanziare la famosa proposta della sanità pubblica conosciuta con il nome di Medicare for all. È evidente come la Warren sia ormai in preda al panico, e stia cercando disperatamente un’ancora di salvezza per resistere fino al Super Tuesday. Fatto sta che il campo progressista ha da tempo scelto Bernie Sanders, mentre il campo moderato è già troppo diviso tra Biden, Bloomberg, e Buttigieg, per una candidata come lei. Tra quanto l’annuncio del ritiro? 

E invece Mike Bloomberg? L’ex sindaco di New York ha messo in scena una prestazione in netto miglioramento rispetto a quella di settimana scorsa a Las Vegas. Complice anche il fatto di non essere stato lui il bersaglio preferito, Bloomberg è riuscito a parlare della sua esperienza da sindaco e dei suoi obiettivi. Detto questo, Mike rimane poco lucido, molto rigido, e incapace di attrarre simpatie tra il pubblico in sala. Se la campagna elettorale si giocasse solamente sulle pubblicità televisive, Bloomberg vincerebbe a mani basse. Non solo per via dei suoi fondi illimitati, ma anche perché in quel contesto sembra un candidato completamente diverso da quello che si presenta sul palco: molto più sciolto, gioioso, e a tratti addirittura divertente. Qualcuno incomincerà a pensare che quello che va in scena nei dibattiti sia una copia sbiadita di quello reale che si vede in televisione e sui social media. 

Dato il caos che ha accompagnato questo decimo dibattito democratico, è difficile fare previsioni sull’impatto che possa avere sul voto in South Carolina di questo Sabato. L’unica certezza è che Biden ha avuto una serata positiva, e questa è un’ottima notizia per lui dato che il South Carolina è lo Stato che non deve assolutamente sbagliare. L’ex vice presidente dovrà dimostrare di avere in pugno la popolazione afro americana per vincere con un’ampio margine sugli altri candidati moderati e puntare verso il fatidico Super Tuesday con qualche certezza in più. Se questo non dovesse accadere, tutti gli scenari sono plausibili. Anche un possibile addio di Biden prima del 3 Marzo non è da escludere a priori. A quel punto la gogna di affrontare Sanders passerebbe a Buttigieg e Bloomberg, ma visti i vari problemi che affliggono entrambi i candidati c’è poco da stare allegri nel campo moderato. 

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