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Coronavirus e aiuti: Italiani mafiosi? “Die Welt” ventriloquo dei Di Maio (e non solo)

Vi è piaciuto sputazzare dalla mattina alla sera? E ora, che il vento è cambiato, godetevi lo sputacchio di ritorno... Ma l'Italia, malgrado loro, ce la farà

La pagina del sito del Welt con l'articolo su "Corona Nostra"...

Non è il Die Welt e il suo “la mafia aspetta i soldi europei”. Fortunatamente, le decisioni finanziarie, a cui sono affidate le nostre possibilità di resistere al Coronavirus del portafoglio, vengono assunte secondo criteri meno dozzinali. 

Quello che interessa di questo episodio è altro: chiamiamolo il “cortocircuito delle retoriche”. 

Di Italia prevalentemente mafiosa, se non congenitamente tale (con movenze liminari a turpitudini etnico-razziali, altrove sussunte sotto il segno dell’usura) come sappiamo, ha straparlato, con vario profitto personale (economico-editoriale, latamente professionale, di carriera istituzionale), tutta una congerie di figuranti, da magistrati a gazzettieri, da giuristi a pensosi storiografi, da “terzilivellisti” a “quartilivellisti”, che hanno largamente diffuso simili tabe irrazionali: colme di fanatismo, quanto vuote erano e sono di lucidità razionale, di responsabilità morale, di dignità intellettuale e umana.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio

Un lungo e fragoroso rutto che registrava, e registra, un’etica dell’epigastrio con pretese di emancipazione palingenetica. Questo scempio, quale frutto di perfetta marscescenza, ha messo storicamente capo al M5S, all’annesso servidorame travagliesco della tastiera, e ai suoi “capi”, digital-spirituali e “politici”. Il più istituzionalmente eminente dei quali, è il Ministro degli Esteri Di Maio che, delle parole di quel giornale, si è così lamentato: “Un’affermazione vergognosa e inaccettabile…Non è per fare polemica ma non accetto che in questo momento si facciano considerazioni del genere”.

Il senso riposto di questa inconsistente “difesa” è nell’inciso “in questo momento”. Ed ecco il cortocircuito: “Non date più soldi all’Italia perché finiscono alla mafia”: Grillo, a Strasburgo, nel 2014. Citazione unica, a compendio. 

Ma, se fosse solo questo, si potrebbe, sia pure sconsolatamente, concludere registrando l’incidente, come l’ennesima dimostrazione di quale follia collettiva si sia impadronita di un certo numero di italiani: al segno che, se in Italia ci fossero solo loro, verrebbe da suggerire non solo di sottoporre “a condizione” ogni centesimo, ma, semplicemente, di non darne nemmeno uno: perché, quale condizione potrebbe mai legittimamente porsi alla “mafia”, assunta quale utilizzatore finale di un così eletto soccorso? Nessuna: perciò, si dovrebbe lasciare che a costoro non arrivasse nulla, compreso il necessario a finanziare il reddito di cittadinanza: e viva chi può, e muoia chi deve. Vi è piaciuto sputazzare dalla mattina alla sera? E ora, che il vento è cambiato, godetevi lo sputacchio di ritorno.

Una variante di questa antropologia da lupanare, è la parallela bestemmia civile secondo cui gli italiani sono “una massa di evasori fiscali”. 

E qui i vari Di Maio rivelano la loro vera essenza, che è la loro vera forza: la gran parte dei loro “avversari culturali”, non lo sono realmente: pensano e dicono secondo un “grillismo profondo”. Tutti osservanti e, più o meno inconsciamente, fedeli beghini delle “dieci milioni di condotte tipiche” (di evasione fiscale), evocate dal dott. Davigo; del “familismo amorale” di Micromega; del “commissariamento europeo” che, secondo i dott.ri Ingroia e Scarpinato, avrebbe dovuto “sospendere autoritativamente la democrazia elettiva aritmetica, al fine di salvare la democrazia sostanziale”, essendo “la politica”, “nerbo della potenza mafiosa”.

Senza mai distinguere il chi e il come della coercizione tributaria; la sua farraginosa e spesso sadica dismisura; e sempre inalberando il caso estremo, per contrabbandare una simil guerriocciola di classe fra “ritenuta alla fonte” e “autoliquidazione”. Senza mai fermarsi sulla ipocrisia di certi “riduzioni mafiologiche” che accomunano in un’unica e vile maledizione, moltitudini che, specialmente nelle regioni meridionali, nel “nero”, semplicemente, trovano l’unico colore possibile (peraltro, il “nero assoluto” non esiste: perché attraverso i consumi e l’imposizione indiretta, rientra poco più di un quinto netto del reddito “di fatto”: sottratto, per definizione, al meccanismo del calcolo “a monte” e “a valle”: IVA incassata, meno IVA pagata).

Ognuno che sostiene simili enormità parafiscali, per dedurne, più o meno obliquamente, una tendenziale “immeritevolezza europea” dell’Italia, gli piaccia o meno, è spiritualmente figlio di simile schiatta.

Per nostra buona sorte, e anche per quella di questi sciagurati cittadini, però, non ci sono solo loro: ci sono, in Italia come a Bruxelles, molti altri che pensano e agiscono diversamente da loro: e per i quali gli italiani, la mafia, l’hanno combattuta e vinta. E sanno dare anche il giusto peso al tema del “nero”.

Questi italiani, come molti milioni di altre persone nel mondo, chiacchierano poco: preferiscono agire, seriamente, serenamente, modestamente.

E come, così facendo, hanno vinto sulla mafia, vinceranno anche sul Coronavirus.

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