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Barack Obama tende la mano a Joe Biden, si ricompone la coppia vincente

L'ex Presidente democratico, anche se con un certo ritardo, da il suo endorsement al suo ex presidente in un momento critico per la corsa alla Casa Bianca

Joe Biden and Barack Obama | Flickr - U.S. Embassy Jakarta.

Nel suo discorso di 11 minuti, Barack Obama non solo da il proprio endorsement a Joe Biden, ma apre anche a una coalizione più grande nel partito Democratico in cui possano far parte anche le voci più progressiste come i supporter di Bernie Sanders. Toccherà a Biden ora adottare alcune misure radicali nel suo programma elettorale.

Dopo la denuncia di Tara Reade, che sostiene di essere stata molestata sessualmente da Joe Biden nel 1993, arriva la mano tesa di Barack Obama in sostegno del suo ex vice presidente. In un discorso di 11 minuti, Barack snocciola una ad una tutte le ragioni per cui Joe Biden è un Presidente più preparato e qualificato di Donald Trump, senza tuttavia mai citare quest’ultimo. Pare infatti che Barack non voglia cadere nella stessa trappola di Hilary Clinton nel 2016, quando la campagna elettorale dell’ex segretaria di stato si concentrò troppo ossessivamente sulla figura di Donald Trump e dei suoi elettori, addirittura spingendosi a chiamarli “deplorevoli”. Meglio invece concentrarsi sulla grande esperienza che può mettere in campo il suo ex compagno di avventure Joe Biden, il quale possiede oltre 35 anni di esperienza al Senato e 8 anni alla Casa Bianca.

È una strategia vincente quella di Barack, specialmente in un momento di crisi nazionale come questo, in cui bastano le azioni scellerate del Presidente in carica per suscitare rabbia e sconforto nella popolazione. Ad esempio, l’attacco insensato verso l’amatissimo e rispettabilissimo virologo di fama internazionale Antony Fauci non ha certamente giovato a Donald. Non è da sottovalutare neanche il grande aiuto che sta dando Andrew Cuomo a Joe Biden, dato che ogni giorno ormai, quasi come un orologio svizzero, il governatore di New York si imbatte in attacchi a muso duro contro il Presidente degli Stati Uniti, mettendo in evidenza tutti i suoi limiti. Mentre Andrew fa il lavoro sporco, Barack si concentra nel rassicurare i 69 milioni di elettori che lo votarono nel 2009 a riporre la propria fiducia nel suo “amico Joe”. Una sorta di assicurazione sulla vita per Joe Biden, che dopo le accuse scioccanti di Tara Reade non può più commettere passi falsi. 

Ma un’altra nota interessante del discorso di Barack Obama, girato in primo piano con dietro una libreria bianca semivuota, è stata l’attenzione dedicata all’ex sfidante di Biden, Bernie Sanders. Obama infatti ha tenuto a sottolineare il ruolo fondamentale che ha avuto Sanders nell’aver dato una voce alla popolazione più debole, ai famosi blue collar workers, “ai lavoratori”. Ma Barack ha sopratutto voluto far capire che senza il supporto degli elettori di Bernie non si va da nessuna parte. Lui stesso ha ammesso che se dovesse correre oggi adotterebbe posizioni molto più progressiste rispetto al 2008. Questo è anche dovuto alla pandemia che sta colpendo gli Stati Uniti, che ha messo in evidenza tutte le disparita sociali ed economiche già presenti nel paese. “I tempi sono cambiati” dice Obama, sapendo perfettamente che Joe Biden dovrà concedere alcune armi ai supporter più progressisti del partito, come ad esempio l’abbassamento dei requisiti d’età per l’accesso alla sanità pubblica e il condono di un parte sostanziale del debito studentesco. Ma pare che Joe l’abbia già capito, e infatti ieri Bernie Sanders ha dato il proprio endorsement a Biden, a dimostrazione del fatto che alcune concessioni verranno fatte. 

Il grande punto interrogativo della campagna elettorale di Joe Biden rimane l’assegnazione della vice presidenza. In pole position sono tutte donne, come aveva già promesso Joe nell’ultimo dibattito democratico pre-coronavirus. John Lewis, deputato di colore dell’Alabama e leader dei diritti civili alla camera, ha dato il proprio endorsement a Biden, a patto che quest’ultimo scelga una donna di colore per la vicepresidenza. Se sono questi i criteri, la senatrice Californiana Kamala Harris appare il profilo adatto per competenze ed esperienza, anche se potrebbe non andare troppo bene all’ala progressista del partito che è rimasta delusa da alcune sue scelte “poco liberali” quando ricopriva il ruolo di Attorney General. Ovviamente il colpo grosso sarebbe Michelle Obama, anche se quest’ultima ha più volte rifiutato un’altro ruolo alla Casa Bianca che non fosse fare la First Lady. Alcuni sospettano invece che Michelle si stia preparando in gran segreto per una sua futura corsa alla Casa Bianca, da Presidente.

Le altre due opzioni sono le senatrici del Midwest, Amy Klobuchar e Gretchen Whitmere, che non sono di colore ma che potrebbero garantire a Biden dei voti fondamentali in un area del paese che è stata dominata da Trump nel 2016. Alcuni hanno addirittura visto l’apertura di Obama verso i progressisti come un possibile endorsement di un ticket ‘ultra ottantenne’ Biden-Sanders, ma qui si rischia di entrare in discorsi da fantapolitica, ed è tutt’altro di quello che c’è bisogno in questo momento. Una soluzione più credibile per far contenti i progressisti sarebbe un ticket Biden-Warren, anche se la senatrice del Massachussets non è ben vista da proprio tutti i supporter di Sanders, specialmente dai cosiddetti “Bernie Bros”. Insomma, tutte le piste per la vicepresidenza sono minate, ma sarà proprio la bontà di questa scelta a decretare le chance di vittoria di Biden a Novembre. Sempre se a Novembre si riesca a votare….. 

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