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Vaticano promosso, Usa bocciati: l’immunità diplomatica non può essere impunità

Papa Francesco apre il dibattito internazionale sull’identità dell’immunità, che non può essere più utilizzata per evitare responsabilità gravissime

3 ottobre 2019: il Segretario di Stato USA Mike Pompeo viene ricevuto in Vaticano da Papa Francesco (Foto Dipartimento di Stato)

L’immunità diplomatica è l’insieme di trattamenti particolari concessi agli agenti diplomatici ed ai funzionari internazionali accreditati presso uno Stato o un’organizzazione internazionale per l’intero periodo della loro missione diplomatica in quel Paese. L’immunità serve a tutelare i diplomatici, non ad evitarne le responsabilità ma non è sempre così.

Oltre Tevere, Papa Bergoglio sta segnando un indirizzo nuovo destinato a segnare per sempre il suo pontificato, una missione all’insegna della collaborazione attiva con gli stati, pur conservando la natura significativa ed importante dell’immunità.

Nata in tempi antichi per consentire agli ambasciatori di non essere processati in maniera strumentale e pretestuosa solo per ottenere favori dagli stati, l’istituto dell’immunità, che nel corso dei secoli ha mutato spesso i propri contorni, venne  disciplinata dalla convenzione di Vienna del 1961.

Il Vaticano ha recentemente rinunciato all’immunità diplomatica per il nunzio di Francia, accusato di abusisessuali. Fatto importante nella diplomazia globale (il Vaticano intrattiene contatti e relazioni con ben 183 nazioni nel mondo) e che supera la dialettica condotta da Giovanni Paolo II, allorquando il cardinale Bernard Law di Boston venne celermente promosso “arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore” per sfuggire al processo negli Stati Uniti.

Più conservatori gli Stati Unit. Washington, infatti, sembra invece conservare in maniera granitica l’immunità e solo di recente ha aperto una crisi con Londra nel caso di un giovane diciannovenne Harry Dunn, investito e ucciso nel Northamptonshire.

La responsabile dell’omicidio stradale, che era anche moglie di un ambasciatore e che pertanto godeva anch’essa dello status di diplomatico, dopo alcuni mesi, trasgredendo all’invito delle autorità inglesi di restare a disposizione, fuggiva in Usa creando un feroce contenzioso tra Regno Unito e Stati Uniti.  

L’ira di Sua Maestà venne tuttavia gelata dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo il quale, alla vigilia della pandemia respingeva la richiesta di estradizione. Solo qualora la donna dovesse varcare il suolo americano potrebbe essere arrestata dato che l’Interpol, organizzazione internazionale dedita alla cooperazione di polizia e al contrasto del crimine internazionale, ha emesso un mandato di arresto.

Pagine già lette e che riportano alla mente la strage del Cermys, in Italia, quando un pilota americano volando a bassa quota fece precipitare una funivia in alta montagna e causando il decesso di venti persone. Mai un processo.

L’istituto dell’immunità sembra essere sempre più in crisi e talvolta calpestato o utilizzato per sottrarre alle responsabilità gli autori di reati molto indigesti alle comunità.

Basti pensare all’eclatante “revoca” dell’immunità all’Ambasciatore italiano, nel caso dei Marò; al diplomatico venne impedito di lasciare il suolo indiano sino a quando i due militari italiani non si fossero riconsegnati alla giurisdizione indiana o al recente conflitto. Altrettanto grave, ma nascosto dalla stampa estera, il conflitto tra Portogallo ed Iraq insorto a seguito del decesso di un giovane quindicenne che venne massacrato dai figli di un diplomatico dell’Iraq.

Subito dopo il fermo i giovani vennero rilasciati in funzione del loro status. E’ chiaro come il gesto di Bergoglio apra la strada ad un dibattito internazionale sull’identità dell’immunità, che deve certamente essere conservata per garantire l’autonomia e l’indipendenza degli stati ma che non può essere più utilizzata per evitare responsabilità gravissime.

Solo nel 2017 un ex campione del tennis mondiale, cercò di sfruttare l’immunità diplomatica per sfuggire a una procedura di fallimento nel Regno Unito in virtù di una presunta missione diplomatica affidatagli nell’ambito degli Affari sportivi dell’Ue.

La storia resta tuttavia dalla parte dell’immunità diplomatica quale garanzia di indipendenza, essenziale ed irrinunciabile. Nelle sue pieghe si annidano moltissimi esempi di come la stessa abbia potuto anche salvare vite umane. Giovanni Di Meglio venne arrestato a Roma per la sua lungimirante attività nelle file della Resistenza cattolica. Uomo perbene, vicino a Giovanni Leone, Silvio Gava, Stefano Riccio ed Alcide Gasperi. Scampò alla tortura di via Tasso ed alle Fosse Ardeatine grazie al fratello Giuseppe, alto diplomatico presso la Santa Sede che intervenne sul barone Ernst von Weizsäcker, Ambasciatore tedesco nella Roma occupata, il quale lo fece liberare grazie ad una qualifica di “guardia palatina”.  Ernst von Weizsäcker era il padre di Richard Karl von Weizsäcker, futuro presidente della Repubblica Federale  primo capo di Stato della Germania riunificata dopo la caduta del muro di Berlino.

Diritto internazionale e storia hanno tentato, spesso invano, di smussare le pieghe più intransigenti  e contraddittorie dell’immunità per renderla al servizio dei popoli. I recenti fatti di cronaca la stanno svilendo. Una operazione pericolosa. Ecco la necessità di riordinare la funzione civile, giuridica e politica dell’immunità diplomatica onde evitarne abusi e denigrazioni: affascinante, necessaria ma che deve essere rinnovata nell’era della rete. 

Un istituto in crisi.

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