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La risposta di AOC in Congresso alle offese sessiste diventa un caso anche in Italia

Molte parlamentari, italiane ed europee hanno ripreso l’intervento di Alexandria Ocasio-Cortez per denunciare la violenza, anche solo verbale, contro le donne

La straordinaria risposta della deputata democratica di New York Alexandria Ocasio Cortez al deputato repubblicano della Florida Ted Yoho è stata un vero e proprio pugno allo stomaco. Ha aperto un dibattito che covava sotto la cenere e che non riguarda solo gli Stati Uniti d’America, dove pure il problema è presente e si mescola con altre questioni e altre tensioni. L’arringa della giovane deputata Dem sta suscitando scalpore anche oltre oceano, suscitando reazioni contrapposte.

I Fatti

Lei è Alexandria Ocasio-Cortez,  classe 1989, membro del congresso statunitense, democratica e per sua stessa ammissione socialista. Una definizione che negli Usa vuol dire radicale, di sinistra e tanto altro. La Ocasio è sempre stata oggetto di critiche pesanti per le sue posizioni in favore delle classi meno abbienti. Critiche che si sono spesso tramutate in violente invettive, anche sessiste. Ma quello che è accaduto martedì 21 luglio scorso passa ogni limite. Un rappresentante repubblicano Ted Yoho si è avvicinato alla collega Ocasio-Cortez sui gradini del Campidoglio, a Washington e alla presenza di diversi giornalisti l’ha attaccata in modo duro, terminando la sua invettiva apostrofandola con la frase ‘fucking bitch’, letteralmente ‘puttana del cazzo’.

In Italia e in Europa, sono moltissimi quelli che in queste ore rilanciano l’intervento al congresso in cui la deputata  Ocasio Cortez  rifiuta le scuse, che pure il deputato le aveva offerto, e rilancia tirando in ballo tutto il sistema sociale e culturale che minimizza o quantomeno sottovaluta taluni comportamenti.

«Il problema – spiega Ocasio – è che non si tratta di un episodio isolato. È un fatto culturale. Ovvero, è la cultura di mancanza di impunità, di accettazione della violenza e di un linguaggio violento contro le donne e di un’intera struttura di potere che lo sostiene»

Il suo è un ragionamento che vale per tutti e dunque tutti si devono sentire tirati in causa. In Italia il linguaggio omofobo e misogeno rappresenta spesso i tratti di una violenza trasversale contro le donne. Un linguaggio che utilizza parole sessiste e machiste che talvolta vengono ritenute un semplice atteggiamento rituale.

Non è così e non può continuare ad essere così. Già nel 1987 la linguista e attivista Alma Sabatini  nelle sue celebri “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana”, ammoniva che molti degli atteggiamenti offensivi e lesivi della dignità femminile:  Non sono sbadataggini innocenti, quanto piuttosto il segno di un rifiuto reazionario a non voler assumere la differenza sessuale né l’ampio lessico offerto dalla declinazione sessuata della lingua”.

Le parole della Sabatini sembra riecheggino proprio nel coraggioso discorso della Ocasio al Congresso Usa. Molte parlamentari, italiane ed europee hanno ripreso l’intervento della Ocasio per ricordare che il problema della violenza, anche solo verbale, esiste ed è serio. L’Ex ministro, oggi parlamentare italiana, Maria Elena Boschi, posta il video della Ocasio e tuona ammonendo che “ Le parole di Alexandra Ocasio Cortez dovrebbero far riflettere tutti. Donne e uomini, tutti. Basta con l’odio verbale, .- è necessario – recuperiare dignità e rispetto”.

Un passo in avanti sarebbe proprio farle risuonare, quelle parole. Non solo al congresso americano. Non sarebbe uno scandalo, ma un segnale fortissimo contro ogni tipo di atteggiamento violento contro le donne che le parole esemplari, semplici e nette della giovane Ocasio   risuonassero anche nell’austero emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo da sempre considerato l’altare dei diritti.

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