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Chi canterà di cambiare il mondo alla convention? Milwaukee non è Chicago

Il clima con cui si arrivò a quella convention democratica che nell'agosto del 1968 non scelse il candidato anti Viet-Nam paragonato a quella per Biden-Harris

Chicago, 26 agosto 1968: un manifestazione di protesta davanti all'Hotel Hilton che ospitava la Convention democratica (Foto Warren K. Leffler/Wikimedia Commons)

Sulle note di “Chicago”

“Won’t you please come to Chicago no one else can take your place. We can change the world rearrange the world”.  Le parole della celebre “Chicago” scritta da Graham Nash e suonata dai GSN&Y per la Convention democratica dell’agosto 1968 descrivono perfettamente il clima di grande mobilitazione popolare che si creò intorno a quella storica e drammatica Convention del Partito Democratico. Partito a cui il movimento di protesta contro la guerra chiedeva un deciso cambio di rotta, un disimpegno dalla guerra in Vietnam ma anche maggiore decisione nelle politiche per i diritti civili. Sullo sfondo, gli assassini di Martin Luther King e Bobby Kennedy avvenuti rispettivamente, nell’aprile e nel giugno dello stesso anno. Molte ferite erano ancora aperte e gli animi erano ancora in rivolta.

La Convention Democratica del 1968

Nell’agosto di quel 1968, mentre all’interno dell’ International Amphitheatre di Chicago affluivano i delegati democratici, all’esterno decine di migliaia  di manifestanti si scontravano con la polizia. L’obiettivo  era quello di condizionare l’esito della convention dirottando la scelta sul candidato pacifista, il senatore Eugene McCarthy, che aveva  condotto una campagna decisamente contro la guerra ed era visto come il candidato pacifista. Alla fine di un duro confronto prevalse la linea dello status quo in continuità con la presidenza Johnson. Così il vicepresidente Hubert Humphrey, ottenne la nomina di candidato anti-Nixon. Il cambio di rotta non ci fu e il candidato conservatore, Richard Nixon fu eletto Presidente degli Stati Uniti.

A Milwaukee  la Covention “virtuale” del 2020

In queste ore si apre a Milwaukee nel Wisconsin la Convention democratica. Sembra sia passata una età siderale tra questa del 2020 e quella del 1968 e non solo per le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria… Nella convention “virtuale” di Milwaukee, il  candidato Dem sarà chiamato ad accettare la nomination (prevista per giovedi) per la corsa alla Casa Bianca. A sostenere l’ex vicepresidente  sfileranno tutti i big democratici, da Obama a Clinton. Più che le manifestazioni di piazza ora contano i sondaggi che descrivono un quadro tuttora incerto anche se danno ancora in vantaggio il ticket Joe Biden – Kamala Harris sul presidente uscente Donald Trump. Ben 9 punti a favore di Biden secondo un rilevamento commissionato dal Wall Street Journal e Nbc. Solo quattro punti, 50 a 46% invece, per il sondaggio dalla Cnn.

Lotta all’ultimo voto, ma oggi nessuno vuole cambiare il mondo

Tutto può cambiare ancora, mancano meno di 100 giorni di infuocata campagna elettorale fino all’ Election Day del 3 novembre prossimo. Nonostante gli uragani, l’emergenza coronavirus (25 milioni di posti di lavoro persi) e due mesi di durissime proteste anti-razziste non si sente e, forse non si sentirà mai più quella tensione morale, quell’afflato di chi nel lontano 1968 voleva cambiare il mondo. Quest’anno nessuno canterà, “Won’t you please come to  – Milwaukee – no one else can take your place…”

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