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Trump indietro nei sondaggi continua a scompigliare la fiducia nel sistema elettorale

Il presidente insiste che i democratici preparano brogli e che le elezioni se lui non vince, sono truccate. Intanto in Florida spunta un miliardario vero...

Donald Trump (Illustration by Antonella Martino)

I sondaggi a poco più di un mese dal voto dicono Biden. Nella prima indagine demoscopica condotta da YouGov dopo il dibattito-rissa tra Donald Trump e Joe Biden, il candidato democratico è in testa di otto punti. Biden ottiene infatti il 50% dei consensi, contro il 42% di Trump. Ma non è la sola analisi elettorale che vede il vicepresidente in vantaggio.  Per RealClearPolitics, che calcola la media dei principali sondaggi, Biden ha 6,6 punti su Trump. Per FiveThirtyEight, la società che fa capo al guru delle ricerche di mercato Nate Silver, Biden  ha il 79,8% di possibilità di vincere il voto degli electoral college conquistando 352 su 538 voti, 82 voti in più di quanti ne sono necessari per aggiudicarsi la Casa Bianca. Il modello di previsioni di FiveThirtyEight prevede per Donald Trump il 19,7% di chance di vittoria, in calo rispetto al 21,3% ottenuto subito dopo la Convention repubblicana. Sul fronte del voto popolare il presidente ha il 10.1% chance di aggiudicarselo, a fronte dell’89,9% di Biden. Ma Trump twitta “fake news” e racconta ai suoi plaudenti sostenitori intervenuti ad un comizio a Duluth in Minnesota che il dibattito se lo è aggiudicato lui e che la stampa minimizza la sua vittoria ed è pronto per gli altri due che si terranno nelle prossime settimane.

A questo proposito  dopo il clamoroso fiasco di martedì scorso la Commission on Presidential Debates, che è bipartisan, cambierà le regole prendendo in seria considerazione la possibilità di spegnere il microfono ai candidati quando non sarà il loro turno di intervenire. Tanti i mugugni da parte di Trump che già nelle scorse presidenziali aveva accusato la commissione di favorire Hillary Clinton.

E più i sondaggi vedono Biden in vantaggio più cresce la rabbia di Trump che martella con i suoi tweet al vetriolo la presunta irregolarità del voto per corrispondenza e vagheggia oscuri complotti contro di lui. Accuse finora infondate, senza nessuna prova e smentite dallo stesso Post Master General Louis DeJoy nell’audizione davanti al Senato di un paio di settimane fa quando ha detto “Il servizio postale è in grado di consegnare in maniera sicura e in tempo” le schede elettorali. Affermazioni fatte da un fedelissimo del presidente per il quale ha raccolto milioni di dollari per la campagna elettorale.

Negli Stati Uniti alle passate elezioni presidenziali il 41 percento dei voti sono stati espressi prima dell’8 novembre: il 17 percento con il metodo “in person early voting” e il 24 percento per posta con gli absentee ballots. Ma quest’anno a causa del coronavirus si prevede che la percentuale degli elettori che voteranno per posta sarà di gran lunga superiore. Inevitabilmente, dato che gli absentee ballots vengono conteggiati manualmente, i tempi per dichiarare il vincitore delle elezioni si allungheranno. E Trump grida al complotto, twitta che i democratici preparano i brogli, che le elezioni se lui non vince, sono truccate.

Trump ieri durante un comizio in Minnesota

Finora l’unico caso accertato di disfunzionalità della consegna delle schede elettorali riguarda il Wisconsin dove sotto un ponte, sulla riva di un fiume, c’era un pacco della posta che conteneva lettere e opuscoli pubblicitari e tra le buste anche nove “Absentee Ballots” mandati da alcuni militari. Inizialmente l’Attorney General William Barr, dopo un convulso incontro con Trump, aveva fatto intervenire l’FBI per condurre le indagini e gli agenti federali avevano detto che le 9 schede contenevano tutti voti per il presidente che immediatamente aveva mandato il suo solito cannoneggiamento di tweet. Due giorni dopo, però un portavoce dell’Fbi ha rettificato ed è stato detto che solo 7 schede erano per Trump. Le altre due non è stato detto per chi erano, ma nello stesso tempo l’indagine è stata “declassata” e affidata alla polizia postale. Insomma la valanga di tweet del presidente sulle frodi elettorali alla fine si è scontrata con la verità dei fatti e l’incidente è stato ridimensionato. Ora le indagini tendono a scoprire se si sia trattato del gesto di un postino sfaticato o se il pacco postale sia accidentalmente caduto dal furgone postale mentre passava sul ponte.

Un altro caso di disfunzionalità delle schede elettorali c’è stato nella contea di Fairfax, in Virginia, e anche in questo caso il presidente ha mandato la sua raffica di tweet. Per errore l’ufficio elettorale della contea aveva spedito due volte mille e cento elettori gli absentee ballots. In Virginia, come in 32 Stati dell’Unione, gli absentee ballots vengono manualmente scannerizzati e se si riscontra un doppio voto, uno viene annullato. Comunque le schede nella contea di Fairfax sono state annullate e sostituite.

Altri tweet del presidente per l’allungamento dei tempi per contare gli absentee ballots. E’ successo con la congresswoman Carolyn Maloney a New York, anche lei presa di mira dai tweet del presidente.  L’allungamento dei tempi è stato causato soprattutto per la mancanza di scrutatori per via del coronavirus. Erano loro che avrebbero dovuto conteggiare manualmente le schede, ma non si  sono presentati al lavoro.  Un fatto che ha inevitabilmente protratto i tempi, ma tanto è bastato per la solita raffica di tweet di Trump. Casi isolati di brogli a Paterson e a Newark in New Jersey, ma erano elezioni locali per assessori comunali, con schede false e per le quali sono state arrestate e incriminate alcune persone. Nulla a che vedere con le elezioni presidenziali.

Michael Bloomberg (Illustration by Antonella Martino)

Poi c’è la Florida, uno stato che Trump vuole conquistare a tutti i costi e dove si sta conducendo una feroce battaglia a colpi di dollari. In questo Stato l’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha creato un fondo elettorale per gli ex detenuti che, secondo la legge della Florida, non possono votare se non hanno saldato tutti i loro debiti. Altra raffica di rabbiosi tweet del presidente altri consulti con l’Attorney General William Barr e indagine dell’Fbi che oramai sta diventando sempre più un servizio di sicurezza del presidente.

La vicenda è arrivata in tribunale dopo che lo scorso anno è stata emendata una legge statale che permetteva agli ex detenuti che avevano scontata la pena di votare. Poiché gran parte dei detenuti sono ispanici o afroamericani, il parlamento statale che ha una larga maggioranza repubblicana, per ridurre il numero dei potenziali elettori che secondo i calculi erano democratici, impose come condizione del voto, il pagamento delle somme sottratte. E così Bloomberg che è miliardario vero ha creato questo fondo per farli votare.

Di fatto c’è da parte di Trump la mancanza di fiducia in un sistema che ha visto eleggere finora 45 presidenti e qualsiasi azione viene suggerita in questi tempi di coronavirus per evitare lunghe file o agevolare il voto degli anziani, o della gente che vive in aree rurali dove i seggi elettorali sono distanti, viene vista come un attacco alla sua elezione e come un modo per infiammare i suoi sostenitori. L’importante per il presidente, è lo scompiglio, più disordine c’è nel Paese, più la gente ha paura. Più la gente ha paura più si indirizza sul candidato che urla “legge e ordine”, senza considerare chi lo scompiglio lo ha creato.  Poco importa che gli anziani non possano votare a causa del possibile maltempo o del freddo, che la gente non possa fare decine di miglia per andare al seggio, che le lunghe file non sono consigliabili durante la pandemia, quello che importa è che i “suoi” votino per lui. E per questo chiama a raccolta i suoi bravi, i suoi Proud Boys che vuole mandare a “controllare” che nei seggi tutto si svolga in modo corretto, ma che gli elettori vedono come una ingerenza, come una intimidazione per tutti  quelli che non la pensano come lui.

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