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Trump tenta la rimonta ma la scommessa sul giudice Barrett potrebbe risultare fatale

Alla Commissione Giustizia del Senato iniziate le audizioni del giudice nominato per la Corte Suprema Amy Coney Barrett, una battaglia piena di insidie

Tre settimane al 3 di novembre, Biden aggiunge 3 punti al vantaggio che ha su Trump, tre sono gli Stati in bilico dove infuria la battaglia per la conquista dei collegi elettorali, tre sono i senatori repubblicani colpiti dal coronavirus e tre sono i senatori “vulnerabili” che fanno parte della Commissione Giustizia. Con questo balletto del numero 3 che si ripete sono cominciate questa mattina al Senato alla Commissione Giustizia le audizioni del giudice Amy Coney Barrett scelta dal presidente Donald Trump per prendere il posto di Ruth Bader Ginsburg scomparsa nelle scorse settimane.  Una nomina che basandosi sui numeri è scontata perché i repubblicani hanno la maggioranza sia in Commissione che al Senato.

Fino alla scomparsa del giudice Bader Ginsburg la Corte Suprema era formata da 5 conservatori e 4 progressisti. Se i repubblicani dovessero confermare il giudice Barrett otterrebbero una solidissima maggioranza dei giudici conservatori rimettendo in discussione tante conquiste sociali ottenute negli Stati Uniti come il diritto delle donne di interrompere la gravidanza, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso e il completo smantellamento dell’Obamacare. I democratici possono rallentare il processo della nomina, ma non fermarlo. La strategia dei democratici non ha molte alternative se non quella di rendere questa scelta del presidente “radioattiva” con lo scopo di creare imbarazzo nelle file repubblicane sperando che i senatori del Gop impegnati nella campagna elettorale per paura di essere bocciati dal loro elettorato, rompano i ranghi.

I senatori “vulnerabili” in Commissione sono tre: Lindsey Graham, che ne è anche il presidente, Tom Tillis del North Carolina e Joni Ernst dell’Iowa, nessuno però si aspetta una defezione in questa sede anche se i tre senatori lottano per la loro rielezione. Discorso diverso all’intero Senato, che dovrà approvare la nomina fatta dalla Commissione, dove i repubblicani sono 53 contro i 47 democratici. Ma dei 53 repubblicani 7 sono ad alto rischio di riconferma alle prossime elezioni. E sarà proprio qui che i democratici tenteranno di fare breccia per mettere in imbarazzo i repubblicani puntando la loro campagna contro la Barrett sulla sua linea conservatrice. Un azzardo, ma secondo gli analisti è l’unica strada che è gli rimasta. 

E già da questa mattina si sono viste le prime schermaglie dello scontro con il senatore della California, Dianne Feinstein, la democratica di più alto rango nella commissione, che dopo aver sottolineato l’ipocrisia dei repubblicani nel voler fare una nomina alla più alta corte giudiziaria d’America a tre settimane dalle presidenziali quando quattro anni fa bloccarono ad otto mesi dalle elezioni la nomina fatta dall’allora presidente Obama per il sostituto del giudice Scalia, è entrata subito nella battaglia evidenziando come in passato il giudice Barrett si sia dichiarato favorevole ad eliminare l’Obamacare. Per ora nessun affondo sull’appartenenza del giudice Barrett ad un gruppo cattolico conservatore, People of Praise.

Della commissione Giustizia fa parte anche Kamala Harris, senatore della California e running mate di Joe Biden che per prendere parte ai lavori ha dovuto interrompere la sua campagna elettorale. Molti dei senatori della Commissione hanno preso parte al dibattito virtualmente, mentre per l’approvazione finale al Senato il voto può essere espresso solo di presenza. Fuori dal palazzo dove si svolgono le sedute della Commissione c’è stata una dimostrazione non autorizzata e 22 persone sono state arrestate. Il giudice Barrett si è presentato in aula con il marito e i loro 7 figli inclusi quelli adottati ad Haiti, “Vivian, che ha 13 anni, è il nostro miracolo, è nata ad Haiti e a 14 mesi pesava neanche cinque chili”. John Peter che si è unito alla famiglia nel 2010 dopo il devastante terremoto che ha colpito l’isola”. Infine “Benjamin, che ha cinque anni ed è affetto dalla sindrome di Down”. 

I sondaggi. A poco più di tre settimane dalle presidenziali Joe Biden è in vantaggio di 12 punti a livello nazionale sul presidente Donald Trump. Lo evidenzia l’ultimo sondaggio condotto dal Washington Post-Abc News, secondo il quale Biden è al 54%, contro il 42% di Trump. Ma in alcuni stati chiave il vantaggio di Biden si assottiglia: 8 punti in Pennsylvania, in Wisconsin e Michigan e 3 in Arizona. I sondaggi nazionali riflettono il voto popolare e non quello per la conquista dei 270 elettori necessari per la Casa Bianca.

E tanto è bastato al presidente per ricominciare la sua campagna elettorale. “Sono immunizzato. Non posso più prendere il virus e non lo posso trasmettere”, ha annunciato facendo una sua autocertificazione che tuttavia non convince nessuno visto che i suoi medici non dicono se sia positivo o meno. Oggi andrà in Florida, domani in Pennsylvania e mercoledì in Iowa. Mentre il suo team elettorale chiede di reinserire il secondo dibattito televisivo con Joe Biden che, prima di essere cancellato, era in calendario il 15 ottobre. Biden, invece, va in Ohio, un altro stato chiave che nelle passate elezioni venne conquistato da Trump e che ora vede il presidente in parità con il suo sfidante.

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