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Trump ultimo atto mentre il cappio si stringe: guerra totale a tutti, compreso il Gop

Finora la leadership del Partito repubblicano è rimasta silenziosa, ma ora che i seguaci del presidente sui social dicono di boicottare le elezioni in Georgia...

Trump nell'illustrazione di Antonella Martino

Il cappio si stringe. L’ultimo improbabile appiglio legale che gli avvocati di Donald Trump avevano per cercare di annullare i voti della Pennsylvania è stato respinto. Il magistrato federale Matthew Brann, repubblicano, ha bocciato la mozione presentata da Rudolph Giuliani con una imbarazzante motivazione per l’avvocato del presidente affermando che la sua richiesta di aprire un caso giudiziario era basata su “astratte teorie senza alcuna prova”. 

Domenica mattina il governatore della Pennsylvania, Tom Wolf, ha detto che quanto prima, forse lunedì stesso, firmerà la certificazione dei voti dello Stato.

E sempre domenica mattina c’è stata la solita raffica di twit del presidente contro un magistrato che non ossequia la sua volontà. Ma non solo. Gli avvocati della campagna elettorale del presidente hanno richiesto un nuovo conteggio dei voti in Georgia anche dopo che la certificazione elettorale è stata già firmata dal governatore. E questa mossa ha avviato una vendetta malefica dei simpatizzanti del presidente contro il Partito repubblicano nello Stato. Il 5 gennaio la Georgia terrà i ballottaggi per i due seggi al Senato. Attualmente il Senato vede 52 repubblicani e 48 democratici. Se i repubblicani dovessero perdere questi due seggi perderebbero anche il controllo del Senato. I seguaci del presidente, che hanno abbandonato sia Facebook che Twitter e che comunicano con il sito Parler, hanno avviato una campagna contro i candidati repubblicani chiedendo ai seguaci del presidente della Georgia di boicottare il voto e non andare a votare perché il partito non ha sostenuto la tesi del presidente che le elezioni sono state truccate . Oramai per Trump é guerra totale contro tutti. 

Uno dei tweet di Trump del 22 novembre, dove insiste sui brogli elettorali

Nei giorni scorsi già alcuni senatori repubblicani avevano criticato le mosse del presidente che continuava a ripetere che le elezioni erano state truccate. Tra questi Mitt Romney, Susan Collins, Lisa Murkovski, Ben Sasse, Joni Ernst. Oggi la congresswoman Liz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente di George W Bush, che ha un ruolo molto importante all’interno del partito, si è aggregata al coro dicendo che il presidente deve  rispettare il risultato elettorale e la santità della Costituzione americana. Il senatore repubblicano Pat Toomey si è congratulato con Joe Biden e Kamala Harris dopo aver detto che Trump ha esaurito tutte le vie legali per mantenere la presidenza.

Il congressman repubblicano Fred Upton, durante un programma della Cnn ha detto che oramai Trump dopo non aver portato nessuna prova dei brogli, deve rispettare il risultato elettorale. Il senatore John Cornyn ha detto che è ora di iniziare formalmente il passaggio dei poteri con il presidente eletto. Cosa ripetuta anche dal senatore Chuck Todd. L’ex governatore del New Jersey Chris Christie, che prima di essere eletto era un magistrato federale, ha detto che le azioni legali del presidente sono state condotte in modo imbarazzante e ridicolo e che è ora di voltare pagina. Anche Fox News, che già nei giorni scorsi aveva preso le distanze dalla Casa Bianca dopo che per anni era stata l’altoparlante di tutte le bugie del presidente, nel corso dei programmi politici domenicali ha detto che è ora di mettere da parte la disputa elettorale e che Joe Biden e Kamala Harris devono incontrare al più presto la leadership repubblicana per pianificare insieme sia la lotta al Covid-19 che lo stimolo economico per i milioni di disoccupati.

Per ora la leadership del partito è rimasta silenziosa, da vedere ora dopo che i seguaci del presidente hanno detto di boicottare le elezioni in Georgia cosa faranno.

Secondo il Washington Post alcuni finanziatori della Campagna elettorale di Trump sono stati avvicinati nei giorni scorsi per sapere se nel 2024 potranno contare sul loro contributo se il presidente si dovesse candidare, contatti che evidenziano l’ammissione della sconfitta da parte di Trump. Ma evidenziano anche come il presidente voglia rimanere una forza importante all’interno del Partito repubblicano. Da giorni, poi, si mormora che il presidente stia considerando cosa farà in futuro. Data la sua limitata capacità di esprimersi oralmente, sarà difficile per lui la via dei discorsi a pagamento, come hanno fatto, e fanno, molti ex presidenti invitati dalle megacorporation. Difficile anche che riesca a lanciare una nuova rete televisiva in concorrenza con la Fox News. Tutto da vedere, poi se i programmi futuri del presidente si potranno avverare.

Trump al tempo del coronavirus (Illustrazione di Antonella Martino)

Molti democratici ritengono che Trump deve rispondere al Paese della sua condotta in questi quattro anni, soprattutto sulla pessima gestione del coronavirus per cui sono morti migliaia di americani. Il presidente eletto Joe Biden ha già affermato che lui non interverrà sulle decisioni che il prossimo ministro della Giustizia prenderà contro Trump. Attualmente il presidente è invischiato in molte cause civili e in due indagini penali. Azioni sospese dopo la sua elezione nel 2016, ma che riprenderanno subito dopo che lascerà la Casa Bianca. Il suo ex avvocato, Michael Cohen, che era anche vicepresidente della Trump Organization, è stato condannato per cinque reati differenti di evasione fiscale, di falsa testimonianza, di aver mentito alla commissione parlamentare d’inchiesta sul Russiagate e per questo sta scontando 4 anni di prigione. Nei mesi scorsi è stato più volte interrogato dal procuratore Distrettuale di Manhattan, Cyrus Vance jr. che conduce le indagini sull’impero immobiliare di Trump e che ha già chiesto la visione delle sue denunce dei redditi che però sono state bloccate dalla magistratura fintanto che sarà presidente. Mike Cohen ha scritto nel suo libro Disloyal che secondo lui il presidente si dimetterà il giorno prima di lasciare la Casa Bianca per passare la presidenza a Mike Pence che lo grazierebbe per tutti i reati federali. Difficilmente questa tesi potrebbe verificarsi perché la Costituzione americana non prevede che un presidente possa di sua volontà abbandonare la presidenza. L’unico caso previsto è in caso di malattia. Poi il perdono presidenziale si applica per chi é già stato condannato e, per ora, Trump di condanne non ne ha.

Infine anche se questa improbabile tesi si dovesse verificare, verrebbe perdonato solo per i reati federali, mentre quelli su cui le procure stanno investigando sono a livello statale, fuori dalla giurisdizione della Casa Bianca. Il suo futuro e quello delle sue società sono da anni sotto sotto inchiesta da parte delle autorità giudiziarie. Non solo. Per consolidare la proprietà delle sue aziende, Trump ha dato incarichi societari anche ai figli. Così il futuro del presidente e della sua famiglia è incerto e solo la paura di dover affrontare i tribunale giustificherebbe il suo accanimento nel cercare di mantenere la sua attuale carica.

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