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“Incitamento alla rivolta”: Pelosi scopre le carte contro Trump, Pence e il Gop al bivio

Per la speaker la "complicità" dei repubblicani con Trump "mette in pericolo l'America”. Maggioranza di deputati pronta al sì alla mozione per l'impeachment

La speaker Nancy Pelosi, con accanto il vice presidente Mike Pence, applaude sarcasticamente Donald Trump dopo un suo discorso al Congresso nel 2019 (Foto ripresa da Twitter/Doug Mills/Pool via Reuters)

"Chiediamo al vicepresidente di darci una risposta in 24 ore - afferma Nancy Pelosi nel chiedere a Pence di attuare il 25esimo emendamento - dopodiché procederemo con l’impeachment". “Dobbiamo fare presto” scrive la speaker in un messaggio inviato a tutti i 434 colleghi della Camera “perché Trump è una minaccia per la Costituzione e la democrazia del nostro Paese”.

Il Grand Old Party ad un bivio: o con Trump o contro Trump. Il partito repubblicano deve stabilire se dopo il distruttivo attacco di mercoledì scorso lanciato dai seguaci di Trump al Congresso continuerà a proteggere il presidente o lo abbandonerà. La decisione l’ha forzata Nancy Pelosi, la speaker della Camera dei Rappresentanti che non ha perso tempo per costringere il Gop a fare la scelta presentando questa mattina una mozione alla Camera con cui ha chiesto al vicepresidente Mike Pence di invocare il 25mo emendamento, quello che permette la destituzione del capo della Casa Bianca. Voto che richiedeva l’unanimità ben sapendo che non sarebbe stata ottenuta.

Così al primo voto contrario, quello del congressman della West Virginia Alex Mooney, il dibattito è stato rinviato a domani. Il voto probabilmente ci sarà mercoledi. Se Pence si dovesse rifiutare, il Congresso procederà con l’impeachment, il secondo per Trump. Il capo d’accusa è quello di “incitamento alla rivolta” sottolineando come il presidente abbia costantemente infuocato gli animi dei suoi simpatizzanti sostenendo che le elezioni erano state vinte da lui, telefonando al Segretario di Stato della Georgia chiedendogli di trovare dei voti per lui. “Azioni queste – c’è scritto nelle quattro pagine della formale richiesta di rinvio a giudizio del presidente davanti alla Camera dei Rappresentanti – che hanno gravemente danneggiato la sicurezza degli Stati Uniti e delle altre istituzioni”. La “complicità” dei repubblicani con Trump – ha sottolineato la speaker “mette in pericolo l’America”. Dei 435 congressman alla Camera già 218 hanno firmato la mozione per l’impeachment, ossia la maggioranza semplice necessaria per approvare il provvedimento. Nancy Pelosi ha anche rilasciato una lunga intervista ieri al programma 60 minutes dove ha ribadito le accuse contro Trump e svelato le possibili soluzioni per punire il presidente per la sua condotta contro la costituzione. 

Mike Pence, secondo il Washington Post, non esclude un ricorso al 25mo emendamento ma solo nel caso in cui Trump divenisse ancora più instabile. Per implementarlo Pence dovrebbe avere il sostegno di almeno la metà dei ministri dell’attuale governo, cosa che appare poco probabile. “Chiediamo al vicepresidente di darci una risposta in 24 ore – afferma Nancy Pelosi – dopodichè procederemo con l’impeachment”. “Dobbiamo fare presto” scrive la speaker in un messaggio inviato a tutti i 434 colleghi della Camera “perché Trump è una “minaccia” per la Costituzione e la democrazia del nostro Paese”.

E così in contemporanea al voto per chiedere a Pence di applicare il 25mo emendamento, è stata presentata anche la richiesta formale di impeachment.

Il Presidente Donald Trump e la Speaker del Congresso Nancy Pelosi nell’illustrazione di Antonella Martino.

Non è stato detto quello che succederà dopo il voto alla Camera. Una delle ipotesi è l’invio al Senato del procedimento dopo il 20 gennaio, quando i democratici avranno il controllo della Camera Alta, ma per condannare il presidente c’è bisogno del voto dei due terzi del Senato e, anche se molti repubblicani (quasi tutti quelli che non si ricandideranno in futuro) si sono schierati contro il presidente l’impresa è ardua. Il prossimo Senato sarà composto da 50 repubblicani, 48 democratici e due indipendenti che hanno sempre votato con i democratici. Il controllo i dem lo hanno ottenuto perché in caso di parità di voto la decisione finale spetta al presidente del Senato che è la vicepresidente Kamala Harris. Quindi ai democratici occorrono altri 17 voti. Finora i repubblicani aperti all’idea di votare per l’impeachment sono sette.

Un’altra ipotesi avanzata da James Clyburn, Majority Whip della Camera, è quella di attendere che Biden abbia i suoi primi 100 giorni di presidenza in modo di consentirgli le nomine di governo e affrontare le priorità della sua agenda: la lotta al Covid e la ripresa dell’economia, e poi comnciare le procedure per l’impeachment.

Il Washington Post si chiede se un presidente dopo ver lasciato la sua carica possa essere condannato e se si può impedire che un presidente possa ricandidarsi. Secondo Alan Dershowitz, l’avvocato che ha già difeso Trump nel primo procedimento di impeachment, sarebbe impossibile: “Il Congresso non può processare un privato cittadino”. Contrario Laurence Tribe, professore di legge Costituzionale all’Università di Harvard per il, quale “l’impeachment è stato creato anche per proteggere il Paese dalle minacce future”. “Lo scopo della procedura dell’impeachment afferma Akhil Reed Amar dell’Università di Yale, è anche quello di impedire al presidente di fare ulteriori danni ricandidandosi in futuro”. Se il processo alla Camera comincia mentre il presidente è in carica, “può certamente continuare dopo le dimissioni o la fine del mandato”, osserva Michael Gerhardt della University of North Carolina School of Law.

Di sicuro le violenze avvenute a Washington hanno provocato due effetti contrapposti: il Partito repubblicano è nel caos. Mitch McConnell, il capo della maggioranza repubblicana al Senato, non si pronuncia, preoccupato dalla forza elettorale di Trump. I repubblicani moderati, da Mitt Romney a Susan Collins, hanno già detto di essere favorevoli all’impeachment, mentre i “trumpiani” mantengono la linea dura. Nessuno sta più rispettando le decisioni della leadership del partito anche perché la leadership non si espone. Quelli che al Senato, anche dopo la barbara invasione al Campidoglio, hanno continuato a lottare per non certificare la vittoria di Biden, come i senatori Ted Cruz e Josh Hawley, rischiano l’espulsione che è stata richiesta dal senatore Sheldon Whitehouse.

I trumpisti sfondano l’entrata del Congresso (da youtube)

Le violenze, invece, hanno compattato il Partito democratico. Per ora l’ala progressista e quella centrista sono in sintonia. La preoccupazione dei democratici è che in questi pochi giorni che restano a Trump alla Casa Bianca il presidente potrebbe lanciarsi in altre pericolose iniziative che metterebbero nuovamente il Paese a rischio. A preoccupare non è però solo l’imprevedibilità di Trump. I timori sono per possibili nuove manifestazioni. “La minaccia di gruppi estremisti violenti resta alta e i prossimi 9 giorni sono decisivi nel nostro processo democratico” afferma Chuck Schumer, leader dei democratici al Senato.

Il timore dei disordini lo ha lanciato il sindaco di Washington, Muriel Bowser, che ha chiesto un rafforzamento della sicurezza. Secondo le voci circolate in rete, nuove proteste sarebbero già in via di organizzazione. I timori sono per manifestazioni il giorno dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca. Il dimissionario capo degli agenti federali in servizio al Campidoglio, Steven Sund, ha detto che ha telefonato 7 volte dopo che erano cominciati gli scontri per avere l’appoggio della Guardia Nazionale, ma nessuno l’ha mandata. Con lui anche il capo della polizia di Washington, licenziato dal sindaco. “Ho telefonato e parlato con il tenente generale Walter Piatt, capo del Military Staff, per chiedere l’impiego della Guardia Nazionale – ha detto Sund – ma la mie richieste sono state respinte “perché la Guardia Nazionale al Congresso avrebbe dato un cattiva immagine del Paese”. I soldati, alla fine, sono stati inviati per ordine verbale del Segretario dell’Army, Ryan McCarthy, e sono arrivati alle 5:40 quando ormai il saccheggio era finito. E’ stata già creata una commissione d’inchiesta.

Dopo l’assalto al Congresso, in cui hanno perso la vita cinque persone, tra cui un agente federale, e una sessantina di altre sono rimasti ferite, l’opinione pubblica americana è divisa. In una indagine demoscopica condotta da ABC News/Ipsos su un campione di 570 intervistati il 56 % ha affermato che il presidente deve essere rimosso dall’incarico prima del 20 gennaio. Il 61 % dei repubblicani, invece, afferma che le parole dette dal presidente durante la dimostrazione di “Save America” (“Marciamo sul Campidoglio”, “Non otterremo nulla mostrando debolezza”, “Dobbiamo dimostrare la nostra forza e voi dovete essere forti” “Se non vi scatenate come diavoli non riprenderete mai più il controllo del Paese”) non sono state determinanti per incitare la rivolta. Il 53 % degli intervistati ha detto di aver maggior fiducia in Biden per unificare il Paese. 

Illustration by Antonella Martino

Infine anche il golf, lo sport preferito e praticato da Donald Trump, che con il presidente non vuole più avere a che fare. La federazione americana Pga ha deciso di annullare il torneo in programma nel maggio del 2022 – uno dei quattro più importanti del circuito – nel club di Trump a Bedminster, in New Jersey, uno dei 17 golf club che Trump ha in vari Paesi. 

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