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INCHIESTA IN SICILIA: I CONTI CHE NON TORNANO 5/ Gasati e fregati

Un pericoloso rigassificatore sará realizzato vicino alla valle dei Templi di Agrigento?

 Tra qualche giorno si saprà se i lavori per la realizzazione di un rigassificatore a Porto Empedocle, a un chilometro circa dalla Valle dei Templi di Agrigento, andranno avanti o se, invece, l’opera, voluta dall’Enel, verrà bloccata. A deciderlo sarà il Consiglio di Stato, che in Italia è la più importante magistratura amministrativa. Contro il rigassificatore – che, come racconteremo di seguito, è uno dei più grandi scandali registrati in Sicilia negli ultimi dieci anni – si è pronunciato il Comune di Agrigento, con in testa il giovane sindaco, Marco Zambuto. Che si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale del Lazio (Tar). Ed è stato proprio il Tar laziale a bloccare questo scempio ambientale.

I promotori del rigassificatore, con in testa l’Enel, si sono rivolti al Consiglio di Stato, organo di appello dei Tar. E sarà il Consiglio di Stato, nei primi giorni della prossima settimana, a pronunciare il “sì” o il “no” a questo mega impianto.

Il pessimismo è d’obbligo. Perché in Sicilia, quando c’è da promuovere un losco affare, o da coprire ladri e mafiosi (ammesso che tra le due cose ci sia differenza), le tante autorità o fanno finta di non vedere o si bendano gli occhi. Se poi qualche uomo dello Stato prova a mettere i bastoni tra le ruote, ecco che viene regolarmente ammazzato, anche ricorrendo al tritolo. Come hanno fatto nel 1992 prima con Giovanni Falcone, con sua moglie Francesca Morvillo e con gli uomini della sua scorta; e poi con Paolo Borsellino e la sua scorta. Dopo che sono stati ammazzati, lo Stato, bontà sua, li ‘commemora’ con discorsi ‘aulici’, feste & balli. E’ così dalla Strage di Portella della Ginestra fino ai nostri giorni. Retorica vacua e fatua. E ipocrisia. Al di là di questo schema l’Italia non riesce ad andare.    

Le solite sceneggiate – Il caso ha voluto che, proprio nei giorni in cui si commemorava Falcone, la magistratura ha provato a mettere la parola fine alla vicenda della Gas spa, una società con sede in Sicilia controllata, di fatto, da Vito Ciancimino, l’uomo politico siciliano legato alla mafia che, dal secondo dopoguerra fino ai primi anni del 2000, ha fatto il bello e il cattivo tempo. Una storia inquietante, quella della Gas spa. Cominciata nei primi anni ’80 del secolo scorso e finita nei primi anni del 2000, quando la società è stata venduta a un colosso spagnolo per circa 130 milioni di euro. Una cifra irrisoria, se si pensa che gli spagnoli, in un solo colpo, si sono accaparrati le concessioni per la fornitura del gas di un gran numero di Comuni siciliani. Una vicenda che vede coinvolti a pieno titolo politici, mafiosi e magistrati. Un ‘cocktail’ di mafia & di miliardi di euro che è stato sepolto nell’oblìo.

Sul gas i poteri forti italiani, mafia in testa, ci sono sempre andati pesante. E non è un caso se i due rigassificatori da realizzare in Italia, rifiutati da tutte le altre regioni costiere del Belpaese, sono finiti in Sicilia. Chissà perché, verrebbe da dire ironiicamente. Due rigassificatori. Due grandi affari. Due operazioni miliardarie. Due speculazioni che faranno guadagnare un sacco di soldi a chi li gestirà, lasciando alla Sicilia solo l’inquinamento (a parte, ovviamente, quei pochi siciliani che ci guadagneranno in termini trigonometrici…).

Il primo rigassificatore, come già accennato, dovrebbe essere realizzato dall’Enel a Porto Empedocle, a due passi dalla Valle dei Templi. Il secondo, sponsorizzato da un gruppo privato genovese, dovrebbe vedere la luce tra Priolo e Melilli, in provincia di Siracusa, nel cuore di una delle aree industriali più estese d’Europa, una zona, per altro, altamente sismica. Tutto rigorosamente contro la logica e in barba alla legge Seveso. Ma, si sa, gli affari sono affari. Soprattutto in Italia. Anzi, soprattutto in Sicilia.

Cos’è un rigassificatore – Il rigassificatore è un impianto che permette di trasformare il metano liquido in metano gassoso. Il gas viene fornito al rigassificatore mediante navi cisterna (metaniere). Una volta trasformato allo stato gassoso, il metano viene immesso nelle condutture della rete di distribuzione.

Prima domanda: nel Belpaese questi impianti servono? Risposta: no.  Il gas metano, attualmente, giunge in Italia tramite metanodotti (che passano proprio dalla Sicilia). Tra l’altro, è previsto il potenziamento di alcuni metanodotti: cosa, questa, che consentirà all’Italia di ricevere metano in abbondanza anche senza rigassificatori. E allora a che servono questi impianti? Semplice: a trasformare l’Italia in un “hub”, ossia in un polo di smistamento e vendita del metano all’estero. Poiché a gestire i due rigassificatori saranno l’Enel (Porto Empedocle) e i privati (Melilli-Priolo), a guadagnarci saranno, per l’appunto, l’Enel e il gruppo privato genovese. In compenso, alla Sicilia resterà l’inquinamento. Una fregatura.

Ovviamente, l’Enel, i privati e i vari comitati di affari che sponsorizzano questi due impianti, per motivare questa speculazione, dicono che l’Italia rischia di restare a corto di metano. Da qui l’esigenza di due rigassificatori. Si tratta di una menzogna bell’e buona. In tutti questi anni il metano, in Italia, è mancato per appena il 2 per cento in un momento di controversia fra Ucraina e Russia. Il contrasto è stato poi appianato. 

Se qualche altra volta è stata registrata una lieve penuria metano, ebbene, le ragioni vanno ricercate nella politica dell’Eni (controllata dal ministero del Tesoro) che ha frenato il potenziamento dei metanodotti per motivi poco chiari. Il potenziamento dei metanodotti risolverebbe alla radice il problema, favorirebbe la concorrenza e farebbe diminuire i prezzi del metano. Ovviamente, i fautori dei rigassificatori aggiungono che, nel futuro, Russia e Algeria potrebbero chiudere i ‘rubinetti’ del gas. Peccato che questo non è mai accaduto né quando c’era la ‘guerra fredda’ (il confronto militare Usa/Urss), né quando c’è stata la guerra d’Algeria. 

L’esempio della Puglia – I fautori dei rigassificatori dicono che l’Italia deve produrre più energia per il proprio fabbisogno. Però, stranamente, quando si parla di energia il federalismo – argomento che per ora è al centro del dibattito politico italiano – viene messo da parte. A ricordarlo ai poteri forti, qualche anno fa, è stato il presidente della Regione Puglia, Niki Vendola. Il quale, cifre alla mano, ha dimostrato che la Puglia produce più energia di quanto ne consuma. A questo poi ha fatto presente i pericoli legati alla presenza di un rigassificatore. Morale: ha detto “no” alla realizzzazione di un impianto di rigassificazione a Brindisi. Tiè!

Anche la Sicilia produce più energia più energia di quanto ne consuma. E anche in Sicilia un rigassificatore potrebbe provocare danni enormi all’ambiente e alle persone. Ma il presidente della Regione siciliana, però, non si chiama Vendola: si chiama Raffaele Lombardo. Che, qualche anni fa, nel nome dell’autonomia siciliana che dice di difendere, ha autorizzato la realizzazione del rigassificatore di Porto Empedocle. Alla faccia della Valle dei Templi di Agrigento messa a rischio dalla presenza di tale impianto. Non c’è da stupirsi: in Sicilia la stragrande maggioranza dei governanti non ha mai esitato a sacrificare la propria terra per interessi ‘inconfessabili’. E Lombardo rientra in questa ‘gloriosa’ tradizione.

Sempre per la cronaca, Lombardo, nel 2007, un anno prima di essere eletto presidente della Regione siciliana, si era schierato contro il ragassificatore di Porto Empedocle. Due anni dopo cambiò idea. Perché? Forse perché a proporre l’affare è stata una sconosciuta società di Brescia che, nel giro di pochi mesi, è riuscita ad ottenere dalla Regione siciliana tutte le autorizzazioni. Fatto stranissimo, questo. Basti pensare che in Sicilia, per realizzare un hotel, passano almeno tre anni per ottenere tutte le autorizzazioni nel rispetto dell’ambiente. Mentre questa società bresciana, che pure deve realizzare un rigassificatore, cioè un impianto pericolosissimo, ha ottenuto tutte le autorizzazioni in pochi mesi. Come mai? 

Fine delle stranezze? Ma quando mai! Con il progetto approvato il ‘tasca’, la società bresciana ha venduto oltre il 90 per cento dell’affare all’Enel. Domanda: che motivo c’era di far presentare il progetto alla società bresciana? E’ stato messo su questo meccanismo per consentire un vorticoso passaggio di svariati milioni di euro dall’Enel – che ha acquistato il progetto approvato – alla società bresciana? Insomma: di soldi, in questa operazione, ne sono girati tanti. E quando in Sicilia i soldi girano le opinioni cambiano… 

I finti posti di lavoro – I fautori dei rigassificatori, appoggiati dai sindacalisti, dicono che l’impianto porta tanti posti di lavoro. Vero? No. A Porto Empedocle, una volta terminati i lavori, vi presterebbero servizio circa 80 persone. Una miseria. E’ vero, invece, il contrario: l’impianto, una volta in funzione, bloccherebbe altre occasioni di sviluppo, a cominciare dalle attività portuali e dal turismo (i turisti, a meno che non siano un po’ rincoglioniti, non vanno a passare le vacanze nelle aree inquinate). A conti fatti, checché ne dicano i sindacalisti & gli affaristi, il rigassificatore, oltre a distruggere l’ambiente, toglie molti più posti di lavoro di quanti ne crea. Non a caso a Brindisi il rigassificatore è stato ‘bocciato’ dal Comune (centrodestra), dalla Provincia (centrosinistra) e dalla Regione (centrosinistra). 

   Il Gnl – Quando si parla di gas da stoccare nei rigassificatori il riferimento è al Gnl, un idrocarburo naturale fossile gassoso che viene raffreddato a circa meno 160 gradi centigradi. Il raffreddamento permette che 600 litri di gas siano condensati in circa 1 litro di liquido Gnl. Il liquido viene poi immagazzinato in grandi contenitori isolati termicamente. Le tipiche gasiere di Gnl usate oggi sono lunghe più di tre 3 campi di calcio, sono alte dodici 12 piani e contengono 123,42 milioni di litri di Gnl, che equivalgono a 74 miliardi di litri di gas.
       Il rigassificatore di Porto Empedocle dovrebbe essere realizzato nell’area ex Montedison, in riva al mare, sotto terra. Arriverebbe a contenere 320 mila metri cubi di Gnl, che equivalgono a 180 milioni di litri di Gnl. Tale impianto avrebbe una capacità di 8 miliardi metri cubi di gas all’anno. Il gas arriverebbe dal mare con le cosiddette navi metaniere. Per Porto Empedocle si prevedono circa 110 navi all’anno, ovvero una nave ogni 3 giorni. 

La legge nazionale Seveso 2 considera questi impianti a rischio di incidenti rilevanti, riportando il concetto di effetto domino, cioè di maggiori pericoli derivanti dalla vicinanza di altri impianti pericolosi. Nel caso di Porto Empedocle a rischiare sono gli abitanti di questi luoghi, la Valle dei Templi di Agrigento e, in generale, tutto l’ambiente circostante, visto che non ci sono in zona impianti industriali. Nel caso di Priolo, un eventuale incidente avrebbe un effetto domino devastante, perché, come già detto, ci troviamo nella più estesa area industriale d’Europa, tra chimica ‘pesante’ e raffinerie di petrolio. Ed è proprio la presenza – a Priolo e nelle sue vicinanze – di industrie chimiche e di raffinerie che avrebbe consigliato maggiore prudenza, da parte del ministero dell’Ambiente, prima di rilasciare l’autorizzazione per la realizzazione di un rigassificatore nell’area di Priolo e Melilli (la Regione siciliana, fino ad ora, per il secondo rigassificatore darealizzare tra Priolo e Melilli nicchia: ma dal governo Lombardo c’è da aspettarsi di tutto).  

L’atomica senza radiazioni – Il rischio di incidenti non è affatto secondario. Una comune bombola di gas, esplodendo, è in grado di distruggere una palazzina di tre-quattro piani. Che succederebbe se a esplodere fosse un contenitore di gas della lunghezza di tre campi di calcio e alto dodici metri? Si profilerebbe una strage che distruggerebbe Porto Empedocle, Agrigento e altri paesi del circondario. I morti si conterebbero a migliaia. 

I tecnici hanno appurato che se un rigassificatore dovesse esplodere svilupperebbe un’energia pari a 50 ordigni atomici e distruggerebbe ogni cosa nel raggio di 55 chilometri (Corriere della Sera del 30 marzo 2006). Uno studio commissionato dal Pentagono afferma che l’energia sprigionata equivarrebbe a quella di 55 bombe di Hiroshima (prive di radiazioni). Se questo si dovesse verificare a Porto Empedocle, beh, addio Valle dei Templi di Agrigento.  

I pericoli legati ai rigassificatori non riguardano soltanto l’impianto a terra, ma quello che potrebbe succedere in rada durante l’arrivo delle metaniere (una ogni 3 giorni, pari a 110 all’anno, come già sottolineato). Fantasia pessimistiche? Non esattamente.    

Nel ‘Rapporto’ della Commissione Energetica’ della California del luglio 2003  si legge che “il Consiglio Comunale di Oxnard (157 mila abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente. I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70 mila morti se fosse accaduto un incidente di Gnl”. E’ interessante notare che i rischi considerati in questo ‘Rapporto’ non includevano atti di sabotaggio o terrorismo, ma semplici incidenti. 

In uno studio – basato sull’ipotesi di una collisione con una nave gasiera carica di Gnl a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori – si sottolinea che la nube di gas potrebbe spingersi intorno per un raggio di 30 miglia (55 chilometri ), distruggendo tutto quello che incontrerebbe. Cosa succederebbe se tale nube tossica colpisse gli stabilimenti chimici di Priolo e le raffinerie di Augusta? 

Qualche domanda anche per Agrigento. La Valle dei Templi fa parte del patrimonio mondiale dell’umanità. Così ha voluto l’Unesco. Come mai l’Unesco non si è mai pronunciato su questa vicenda? Forse anche il rigassificatore di Porto Empedocle rientrerà tra i ‘siti monumentali e culturali tutelati’ dall’Unesco? Chissà. 

In bilico tra il comico e il tragico l’atteggiamento dei vertici del Fai, sigla che sta per Fondo per l’ambente italiano. Che si sono detti favorevoli alla realizzazione del rigassificatore a un chilometro dalla Valle dei Templi di Agrigento. Può sembrare una barzelletta, ma questa posizione è stata espressa dai vertici del Fai su un articolo pubblicato dal Corriere della Sera qualche anno fa. Vedere per credere. L’Italia non finisce mai di stupire.  

(Fine della quinta e ultima parte)

      

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